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POLITICA INTERNAZIONALE

Nuovi dazi Usa: il conto è di 3,1 miliardi di euro, in black list nulla di nuovo per il Belpaese

Pubblicata dallo Ustr la lista dei prodotti sotto osservazione: l’Italia trema per le sue produzioni agroalimentari, ma potrebbe salvarsi (ancora)
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In arrivo altri 3,1 miliardi di dollari di dazi sull’Europa

Il Dipartimento del Commercio Usa (USTR) ha pubblicato la nuova black list dei prodotti europei che, dal 26 giugno, verranno valutati per l’introduzione di nuovi dazi, o per l’inasprimento di quelli esistenti. Un passaggio atteso, che dovrà portare nelle casse di Washington altri 3,1 miliardi di dollari nelle intenzioni dell’Amministrazione Trump, forte della pronuncia del Wto dell’ottobre 2019, quando nella disputa tra Usa ed Unione Europea sulla querelle tra Boeing ed Airbus, fissò in 7,5 miliardi di dollari la cifra dei nuovi dazi che Washington può imporre ai prodotti europei. Da allora, è stata una lunga guerra di nervi, con l’Italia salvata in tante sue eccellenze, a partire dal vino, ma colpita, con tariffe del 25%, su altre specialità, come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.
Nella lista pubblicata il 23 giugno non cambia poi molto, compare solo un nuovo allegato - Annex III - con nuovi prodotti al vaglio dello U.S. Trade Representative, ma solo da quattro Paesi, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito (tra cui Scotch whisky, Irish whiskey, brandy, vodka e gin), ossia i soci di Airbus che, secondo tanta stampa americana e britannica, potrebbero pagare il conto più salato. Negli altri due allegati - Annex I e Annex II - la lista, lunghissima, dei prodotti sotto osservazione, è la stessa di ottobre 2019, e come negli altri “caroselli” ci sarà da aspettare (e da tremare, anche se in quello di febbraio il Belpaese ne uscì indenne): le osservazioni delle associazioni dei produttori, favorevoli e contrarie all’imposizione di nuove tariffe (fino al 100% del valore iniziale, almeno potenzialmente, ndr), saranno raccolte sul sito dello U.S. Trade Representative (qui: https://comments.ustr.gov/s/) dal 26 giugno, e la speranza è che la lobby degli importatori e dei distributori di vino ed agroalimentare italiano faccia valere, ancora una volta, le proprie ragioni ed il proprio peso, salvando, almeno per qualche mese, il commercio verso un mercato fondamentale per le nostre produzioni.
La diplomazia, in questo senso, è al lavoro da mesi, per non dire anni, con Bruxelles che, dal canto suo, sta ancora aspettando che il Wto si pronunci sulla disputa parallela per i finanziamenti Usa a Boeing, che permetterebbe all’Unione Europea di rivalersi (in un gioco a somma zero?) sugli Stati Uniti. Una situazione complessa e potenzialmente esplosiva, accompagnata dalla comprensibile apprensione delle associazioni produttive del Belpaese, a partire dalla Coldiretti,
timorosa che le nuove consultazioni possano aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del made in Italy, dopo l’entrata in vigore il 18 ottobre 2019 delle tariffe aggiuntive del 25% che hanno colpito per un valore di mezzo miliardo di euro specialità italiane come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.
L’export del made in Italy agroalimentare in Usa nel 2019 - ricorda la Coldiretti - è risultato pari a 4,7 miliardi, ma con un aumento del 10% nel primo quadrimestre del 2020 nonostante l’emergenza Coronavirus. Il vino, con un valore delle esportazioni di oltre 1,5 miliardi di euro, è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States, mentre le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 420 milioni ma a rischio è anche la pasta con 349 milioni di valore delle esportazioni. Gli Stati Uniti - continua la Coldiretti - sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano tra l’altro il Prosecco, il Pinot grigio, il Lambrusco e il Chianti che a differenza dei vini francesi erano scampati alla prima black list scattata ad ottobre 2019. Se entrassero in vigore dazi del 100% ad valorem sul vino italiano una bottiglia di prosecco venduta in media oggi al dettaglio in Usa a 10 dollari ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitività rispetto alle produzioni non colpite.
Allo stesso modo si era salvato anche l’olio di oliva made in Italy anche perché - ricorda la Coldiretti - la proposta dei dazi aveva sollevato le critiche della North American Olive Oil Association, che aveva avviato l’iniziativa “Non tassate la nostra salute”. Ora però Trump, in piena campagna elettorale, sembra ignorare le sollecitazioni dall’interno e dall’esterno degli Usa, mettendo a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari made in Italy fuori dai confini comunitari, e sul terzo a livello generale dopo Germania e Francia. “Occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare inutili conflitti che rischiano di compromettere la ripresa dell’economia mondiale duramente colpita dall’emergenza Coronavirus”, dice il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare l’importanza della difesa di un settore strategico per l’Ue che sta pagando un conto elevatissimo per dispute commerciali che nulla hanno a che vedere con il comparto agricolo. “L’Unione Europea - ha aggiunto Prandini - ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che, come ritorsione, ha posto l’embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi, che è costato al made in Italy 1,2 miliardi in quasi sei anni ed è ora paradossale che l’Italia si ritrovi nel mirino proprio dello storico alleato, con pesanti ipoteche sul nostro export negli Usa. Al danno peraltro si aggiunge la beffa, poiché il nostro Paese - conclude il presidente della Coldiretti - si ritrova ad essere punito dai dazi Usa nonostante la disputa tra Boeing e Airbus, causa scatenante della guerra commerciale, sia essenzialmente un progetto francotedesco al quale si sono aggiunti Spagna e Gran Bretagna”.
A chiedere un impegno forte del Governo è anche la Confagricoltura, attraverso le parole del presidente Massimiliano Giansanti: “sollecitiamo un’iniziativa politica e diplomatica del governo sull’amministrazione statunitense per salvaguardare le nostre esportazioni agroalimentare. Già paghiamo un conto eccessivo per un contenzioso che non ci riguarda né come Paese, né come settore. L’iniziativa era in programma - rileva Giansanti - Rientra nel cosiddetto sistema ‘”carosello” scelto dagli Stati Uniti per dare seguito alla pronuncia dell’Organizzazione mondiale del commercio che ha ritenuto illegali gli aiuti pubblici assegnati al consorzio Airbus. La precedente revisione è stata effettuata lo scorso febbraio - ricorda Giansanti - senza ulteriori penalizzazioni per i nostri prodotti, grazie all’efficace azione svolta dal governo. Il modo migliore per risolvere un contenzioso che si trascina da oltre un decennio, sarebbe quello di un negoziato tra la Commissione e le autorità statunitensi. Finora è stato impossibile avviare le trattative - sottolinea il presidente di Confagricoltura - Per questo risulta essenziale l’iniziativa diretta del nostro governo per tutelare le esportazioni agroalimentari italiane sul mercato Usa che superano i 4 miliardi di euro l’anno. Gli eventuali dazi aggiuntivi sui nostri prodotti avrebbero un effetto particolarmente pesante - conclude Giansanti - Sarebbero un ostacolo in più sulla strada del rilancio economico dopo l’emergenza sanitaria”. Confagricoltura, poi, allargando lo sguardo a tutta l’Unione Europea, ricorda anche come, sulla base dei dati diffusi dalla Commissione Ue, per effetto dei dazi già in vigore, si è registrata una contrazione di 66 milioni di euro delle esportazioni agroalimentari dell’Unione sul mercato statunitense. La contrazione, più del 20%, ha riguardato soprattutto i vini francesi e spagnoli che, a differenza di quelli italiani, sono già sottoposti alle tariffe doganali Usa.
Anche la Cia - Agricoltori Italiani si appella alla diplomazia, per scongiurare un impatto economico devastante, soprattutto in questo primo periodo di ripresa post Coronavirus, sui prodotti più importanti del made in Italy, che rischiano di subire la scure dei dazi imposti dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: anche prodotti come vino, olio extravergine d’oliva e pasta rischiano pesanti stangate. Un rischio che lascerebbe strada libera ai competitor che potranno aggredire una quota di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno. “L'imposizione di nuovi dazi doganali infliggerebbe danni alle imprese e ai produttori e metterebbe a rischio un mercato florido per le nostre aziende - spiega Dino Scanavino, presidente Cia - Agricoltori Italiani -. Serve lavorare a livello europeo per salvaguardare il nostro sistema agroalimentare che già soffre a causa delle conseguenze della pandemia”.

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