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ABUSO DI ALCOL

Oms: alzare le accise per ridurre i consumi di alcol del 10% entro il 2020. I casi Scozia e Francia

Tra le linee guida dell’Organizzazione dell’Onu anche il prezzo minimo, restrizioni alla pubblicità e limitazioni agli orari di vendita
ABUSO, alcol, OMS, Mondo
Le linee guida dell’Oms contro l’abuso di alcol

Quando il Ministro della Sanità francese Agnès Buzyn, a febbraio, disse che “scientificamente, il vino è un alcolico come un altro. Si lascia pensare alla popolazione francese che il vino abbia benefici che altri alcolici non hanno, ma è falso”, la comunità dei produttori di vino d’Oltralpe, una lobby di cui è difficile non tenere conto, si sollevò con veemenza, rimarcando differenze culturali, storiche e gastronomiche. Eppure, nella logica esclusiva della salute pubblica l’alcol è alcol, e come tale va trattato, senza grandi distinguo. Lo sanno bene in Scozia, dove dopo anni di trattative serrate è entrato in vigore il Minimum Unit Pricing, ossia il prezzo minimo che, ad esempio, metterà la bottiglia di vino sullo scaffale almeno a 5,70 euro a bottiglia. Troppi secondo qualcuno, ma la Scozia, un Paese di appena 5,3 milioni di abitanti, ha contato ben 1.265 morti relazionati all’abuso di alcol nel solo 2016. Se non è un’emergenza sociale, poco ci manca. E non riguarda solo la nazione britannica, al contrario. L’Oms - Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, nel suo “Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili 2013-2020” considera l’uso dannoso dell’alcol come uno dei quattro fattori di rischio più importanti per le malattie non trasmissibili e richiede una riduzione di almeno il 10% nel consumo dell’alcol.
Ovviamente, si parla di abuso, di alcolici di bassa qualità, di un approccio che poco o niente ha a che fare con la stessa cultura enogastronomica. Ma quello che si legge nella prefazione del documento dell’Oms, firmata da Shekhar Saxena, direttrice del Dipartimento per la salute mentale e le droghe dell’Oms, è in pratica ciò che la Scozia per prima ha avuto il coraggio di fare: aumentare le accise sulle bevande alcoliche, considerato uno degli interventi più efficaci dal punto di vista economico che i Governi possono utilizzare. Inoltre, come si può leggere nel documento, la tassazione dell’alcol e le politiche tariffarie, avrebbero diversi vantaggi, dalle entrate fiscali alla riduzione dei consumi di alcol e dei danni che ne derivano tra giovani e forti bevitori, oltre a creare un ostacolo all’accesso per i neo bevitori, incrementando il numero di astemi. Queste sono le idee che verranno presentate dall’Oms all’High Level Meeting delle Nazioni Uniti, di scena il 27 settembre, insieme anche alla possibilità di imporre divieti o restrizioni alla pubblicità degli alcolici nei diversi media, oltre a quella di attuare o imporre restrizioni sulla disponibilità fisica degli alcolici nei punti vendita, ad esempio riducendo gli orari di vendita. Senza dimenticare le attività di prevenzione ed i limiti di età, presenti, ma spesso male applicati, praticamente in ogni Paese.
Un monito anche per il vino? Senza dubbio, ma si tratta pur sempre di linee guida, di consigli, di pareri, scientificamente inappuntabili, ma che i diversi Governi dovranno avere premura di adeguare e declinare nel rispetto non solo della salute pubblica, ma anche della propria storia, della propria cultura e del panorama economico e produttivo in cui ci si muove, con un occhio alle eventuali strumentalizzazioni in tema di dazi, perché il pericolo, calcando la mano, potrebbe essere proprio quello di un aumento delle accise su vino, birra e superalcolici importati “nascoste” dietro a ragioni di salute pubblica.

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TAG: ABUSO, alcol, OMS

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