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IN TEMPO DI COVID

Pandemia e vino: stop totale alla vendita di alcolici in Sudafrica, a tempo indeterminato

Il motivo: non gravare gli ospedali di ricoveri legati all’abuso di alcolici. L’importatore italiano Stefano Gabba: “situazione difficilissima”
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Una degustazione al Bartinney Wine Bar di Stellenbosh (ph: Wosa)

La pandemia colpisce i mercati del vino in molti modi. E se lo stop al consumo fuori casa, in tutto il mondo, è sotto gli occhi di tutti, succede anche che il commercio di vino e degli alcolici in generale venga fermato tout court per ragioni sanitarie, mettendo di fatto in crisi un’industria nazionale di primissimo piano. Come successo in Sudafrica, Paese che si trova alle prese con un aumento di contagi da Covid importante, anche per via della cosiddetta “variante sudafricana” e dove il presidente Cyril Ramaphosa, nelle scorse ore, ha annunciato un’estensione a tempo indeterminato del divieto al commercio e al trasporto di prodotti a contenuto alcolico. Il provvedimento, in analogia con quanto già accaduto a due riprese nella prima metà del 2020, mira a proteggere le strutture ospedaliere e sanitarie, ovviamente impegnate nella lotta al Covid 19, da un numero eccessivo di ricoveri correlati all’abuso di bevande alcoliche.
“È una situazione difficilissima, e così inoltre non c’è neanche la grande distribuzione a fare da argine come successo in Italia e nel resto del mondo, mentre la ristorazione, che pure è aperta salvo il coprifuoco generale dalle ore 9 di sera alle ore 5 del mattino, e già in crisi per la mancanza di turismo internazionale, non può servire neanche un calice di vino” racconta, a WineNews, Stefano Gabba, alla guida di Gabba International, uno dei più importanti importatori di vino italiano in Sudafrica (con marchi come Fantini, Gruppo Italiano Vini, Schenk, Cantine Lunae, Apollonio, Collemassari, Fontanafredda, Casanova di Neri, Cevico, Mastroberardino e molti altri).
“Veniamo già da mesi di chiusure totali, tra maggio e settembre, che poi sono state gradualmente allentate fino a dicembre 2020, quando i casi da Covid sono aumentati in maniera importante, e via via sono state introdotte restrizioni fino allo stop totale, che doveva essere rivalutato il 15 gennaio, ed invece è stato prorogato fino a data da destinarsi”.
Per il vino italiano, non si tratta di un mercato molto grande, in termini numerici: secondo i dati Istat, nel 2019, le esportazioni hanno superato di poco i 5 milioni di euro. Ma è un mercato in cui, seppure domina la produzione locale, i vini tricolore sono di gran lunga leader per quota di mercato tra i vini stranieri (con una market share del 62% sui vini fermi, che valgono la quasi totalità dei consumi, secondo i dati Iwsr). Eppure è un mercato importante sul fronte dell’immagine, anche grazie ad un turismo internazionale di alto livello, spesso proprio anche legato al vino.
Un danno enorme, economico ma anche sociale, in termini di occupazione e reddito, anche per la importante industria vinicola del Paese, dove, a breve, inizierà anche la stagione di vendemmia, e “che è molto avanzata in termini di enoturismo - sottolinea Gabba - già in crisi per lo stop ai viaggi internazionali, con decine di aziende che rischiano concretamente il fallimento, senza considerare che ci sono davvero migliaia di lavoratori coinvolti, e quindi di famiglie, che non riceveranno stipendio perchè di sussidi non ce ne sono più, e sono davvero in grande difficoltà”.
Secondo Vinpro, che rappresenta 2.500 produttori di vino, cantine e stakeholder in Sudafrica, stima che nelle 17 settimane da marzo 2020 il settore del vino ha perso più di 8 miliardi di rupie (pari a 430 milioni di euro) di vendite. “Con meno di una settimana prima dell’inizio della vendemmia 2021 - ha commentato il dg Vinpro, Rico Basson - l’industria vinicola del Paese deve affrontare un quadro cupo di chiusure di attività, perdita di posti di lavoro e danni strutturali”.
La Sab - South African Breweries, che è uno dei più importanti produttori di birra al mondo, oggi di proprietà della multinazionale AB InBev, sottolinea Gabba, ha deciso di fare causa al Governo, sostenendo l’incostituzionalità di questo provvedimento che proibisce di fatto il libero commercio. “In ogni caso - conclude Gabba - si spera che da febbraio 2021 questo blocco sia tolto e che si possa ripartire. Altrimenti siamo senza sbocchi sul mercato. Abbiamo magazzini pieni di merce che non possiamo vendere, c’è merce in arrivo che ci verrà consegnata in franchigia che non possiamo toccare finchè non si toglie il blocco”.

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