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IL RICORDO

Paolo Panerai: in ginocchio di fronte al ricordo ed all’umanità di Giorgio Grai

A WineNews l’omaggio dell’ad Class Editori ad una delle figure più importanti dell’enologia italiana

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo il ricordo del grande Giorgio Grai di Paolo Panerai, direttore di Milano Finanza, amministratore delegato Class Editori (casa editrice italiana, fondata nel 1986 e attiva nel campo dell'informazione finanziaria e del lifestyle, proprietaria anche del Gambero Rosso) e vignaiolo in Chianti Classico e in Maremma in Toscana e in Sicilia ...

“Per tutti coloro che hanno apprezzato le grandi qualità di Giorgio Grai come enologo, pilota di rally, e amico vero, vorrei onorarlo a poche giorni dalla sua scomparsa, quasi novantenne, come farebbe il suo grande amico Luigi Veronelli. Lo faccio appunto con un episodio che Gino ricordava sempre di Grai. Piero e Lodovico Antinori avevano invitato in Toscana, prima a Santa Cristina, e poi a Bolgheri, il grande enologo, russo bianco, André Tchelistcheff, grande professore all’Università di Davis, in California. Tchelistcheff aveva imparato l’enologia in Polonia, fuggiasco dalla Russia e poi era appunto approdato all’apice della principale Università americana del vino. Ero stato invitato con Gino, Giacomo Bologna, Maurizio Zanella, insomma la solita compagnia di giro alla ricerca della qualità più alta del vino.

Tchelistcheff fece la sua interessantissima conferenza, ma prima di partire per Bolgheri e dare a Lodovico il fondamentale consiglio di piantare 7 ettari di Merlot, nella zona di Ornellaia, chiamata Masseto, ci fu una degustazione di vini vari. Grai portava quasi sempre dietro i suoi grandissimi vini bianchi. Ma nessuno aveva mai avuto la possibilità di bere un Pinot grigio di oltre 30 anni di età. Il primo bicchiere fu offerto a Tchelistcheff, il quale, dopo meno di un minuto di degustazione, si inginocchiò davanti a Giorgio. Lo faccio ora anch’io, e penso che, con me, lo facciano tutti quelli che lo hanno conosciuto, non solo per quel vino incredibile ma per ciò che di umano ci ha saputo trasmettere. L’ultima volta in una cena, all’ultimo Vinitaly, insieme a tutta la squadra di Domini Castellare di Castellina, in semplice amicizia. I più giovani non lo lasciavano andar via per il fascino che aveva la sua filosofia del vino”.

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