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Quotidiano Nazionale

L’export brinda … Esportazioni di vino nel 2018: Italia, 6,2 miliardi di euro (+3,8%). Francia, 9,54 miliardi di euro (+4,8%)... Nuove regole d’ingaggio per la promozione del vino italiano all’estero. Troppi interlocutori, troppi soggetti “che dicono cose e hanno esigenze diverse”, in sostanza troppa confusione. Il ministro dell’Agricoltura (e del Turismo) Gian Marco Centinaio distilla la sua ricetta alla fiera di Verona davanti alla platea di Wine2wine, con tutto il mondo del vino italiano ad ascoltarlo. “Servono strumenti di comunicazione e promozione univoci. Domani (ieri, ndr) parlerò con i colleghi ministri dello Sviluppo economico e degli Esteri per istituire un tavolo che costruisca una promozione unica del Wine&Food italiano”. Una proposta per certi versi rivoluzionaria, tenendo conto della quantità di soggetti pubblici o semipubblici (Regioni, Comuni, Camera di commercio, enti fieristici, ecc) che promuovono il vino italiano nel mondo. Che nel 2018 si avvia verso un nuovo record: quasi 6,2 miliardi di euro di export ( +3,8% sul 2017, stime Vinitaly-Nomisma Wine Monitor). Una variazione positiva che non trova riscontro nei volumi, in calo del 9%, dovuto principalmente alla scarsa vendemmia dello scorso anno. Ma la crescita, rileva Denis Pantini di Nomisma, “è interamente da imputare all’ennesima performance positiva degli sparkling (Prosecco in primis) che hanno contribuito a mantenere in timido segno positivo mercati decisivi come Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Russia e Svezia e a limitare parzialmente i trend negativi di Giappone e Svizzera”. Crisi ’strutturale’ invece del mercato tedesco, dove la perdita tocca il 4,1% con un calo sia dei fermi imbottigliati che degli spumanti. “Sono di più i motivi per rimboccarsi le maniche che per gioire: fatichiamo nei mercati chiave come Usa, Regno Unito, Canada, registriamo perdite in piazze storiche come la Germania e la Svizzera e cresciamo poco in Asia”, ammonisce il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. Gli fa eco il direttore Giovanni Mantovani: “Chiudiamo un export 2018 a luci e ombre, in un anno in cui il vino italiano ha ricevuto straordinari posizionamenti nelle guide di settore a livello internazionale. Stiamo assistendo a un cambiamento delle polarità nel mercato del vino, per questo serve un’armonizzazione delle politiche di promozione: oggi serve un salto di qualità come a metà degli anni ‘80”. In sostanza, il consueto exploit delle bollicine (+16,3%), evita la “crescita zero” del vino tricolore. I fermi imbottigliati (appena + 1,2%) sono in sofferenza in particolare nei 3 principali Paesi buyer, Usa (-1,9%), Germania (5,4%), Regno Unito (-4,1%), ma anche in Giappone, Canada, Svizzera e Russia. “L’Italia in sintesi insiste Denis Pantini - cresce ma soprattutto grazie agli spumanti. Un trend che va avanti ormai da alcuni anni e che nel 2018 si è maggiormente accentuato in alcuni Paesi come Usa e Germania dove nel primo caso sono i vini fermi francesi, in particolare i rosé, a togliere spazio di mercato ai nostri prodotti”. Un trend confermato da un grande player come il gruppo Santa Margherita (168 milioni di fatturato 2017). L’ad Ettore Nicoletto a winenews.it spiega: “Il calo dell’export italiano in Usa è sotto gli occhi di tutti, l’unico settore a salvarsi è quello del Prosecco. Per quanto ci riguarda, siamo ancora in territorio positivo, ma la situazione è tutt’altro che semplice. Il nostro competitor principale, la Francia, può contare su 4 grandi territori, Bordeaux, Champagne, Borgogna e, da qualche tempo, la Provenza coi suoi rosati. Una potenza di fuoco cui noi riusciamo a contrapporre solo il Prosecco, un confronto impari”.

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