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Quotidiano Nazionale

Vigneti d’oro … Sarà anche vero che il prezzo medio della terra nel 2017, dopo 5 anni di continue svalutazioni, ha evidenziato un aumento, seppur flebile, rispetto all’anno precedente (siamo a poco più di 20.000 euro/ettaro), con un differenziale enorme tra Nord Italia (stabilmente sopra i 40.000 euro) e Meridione (tra 8-13.000 euro), ma non c’è dubbio che i vigneti facciano eccezione. Da alcuni anni infatti le denominazioni al vertice dell’Italia enoica viaggiano verso quotazioni stellari, e non parliamo solo di Barolo, Brunello, Amarone o Prosecco Superiore. Ci sono altri territori emergenti (o ampiamente emersi) come l’Etna in Sicilia, la Toscana della costa (Bolgheri, Capalbio) e del Chianti classico, la Puglia del Primitivo, le bollicine del Trentodoc e del Franciacorta nel Bresciano, le aree bianchiste del Friuli, il Garda del Lugana ma anche del Chiaretto e del Bardolino, il Monferrato del Barbera, la Pantelleria del Passito, dove i valori fondiari hanno registrato negli ultimi vent’anni un incremento enorme, testimoniato anche dagli investimenti stellari dei grandi gruppi del vino (ma non solo). Se nelle tabelle del Crea, curate dal ricercatore Andrea Povellato, alla voce “Vigneti nelle zone del Barolo Docg nella Bassa Langa di Alba” sta scritto il valore massimo di 1,5 milioni di euro/ettaro, le stesse tabelle riportano alla voce “Vigneti Docg nelle colline di Montalcino” il prezzo massimo di 600.000 euro/ettaro, il top della Toscana, seguiti dai 350.000 euro per un ettaro di vigna a Bolgheri. Valori riferiti al 2017 ma che “aggiornati a oggi possono arrivare a sfiorare i 900.000 euro a Montalcino per i terreni migliori, con fabbricati, esposizione ottimale ecc”, puntualizza il sito Winenews.it. In questo caso l’incremento del valore fondiario a Montalcino sarebbe +4500% dal 1966. E sempre lo stesso sito parla di una Valpolicella dove le zone migliori arrivano a 600.000 euro/ettaro e Bolgheri dove si toccano i 450.000 euro. Valori talmente alti da rarefare le transazioni, riservate solo a grandi gruppi con le spalle molto robuste. E così è stato recentemente proprio a Montalcino, dove Castello Banfi, cantina leader nella produzione e nell’export in Usa, ha acquisito altri 2 ettari iscritti a Brunello arrivando a possedere oltre 173 ettari a Brunello, un unicum, un patrimonio terriero immenso, di un valore attorno ai 150 milioni. Un affare, quello di Castello Banfi, che, nonostante il valore stellare dei terreni - evidenzia sempre Winenews.it - conferma l’appeal e la vivacità del territorio dove negli ultimi mesi del 2018 si sono perfezionate nuove acquisizioni da pane del gruppo Colle Massari di Claudio Tipa, e dove anche Francesco Illy, alla guida della celebre cantina Podere Le Ripi, ha acquisito Marchesato degli Aleramici, nella microzona di Pian delle Vigne (9 ettari a Brunello). Protagonista di una delle acquisizioni più importanti degli ultimi tempi, c’è la cantina Casanova di Neri. Sui valori stellari dei vigneti il patron Giacomo Neri la spiega così: “Montalcino è un territorio unico, bellissimo dove ci sono vigneti che danno vini unici. Certo, con delle differenze qualitative da zona a zona. Comunque se si guarda alle grandi zone del mondo, Borgogna, Bordeaux, Champagne o Barolo, noi siamo sempre il territorio più a buon mercato. Di qui l’interesse dei grandi gruppi”.

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