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Quotidiano Nazionale

“Sicilia en Primeur” lancia la nuova sfida dell'enoturismo ... La Sicilia enoica delle grandi produzioni di massa, dei contadini che vendevano le uve sul ciglio delle strade, delle grandi quantità di mosti e vini imbarcati sulle navi dirette al Nord Italia e verso l’Europa per fortificare rossi un po’ esangui, è solo un ricordo. Basti guardare alla produzione dell’annata 2018 messa sotto esame da Assovini Sicilia in occasione di “Sicilia en Primeur”, l’anteprima delle nuove annate. Buona la produzione di vino siciliano, ma nel generale recupero dell’Italia enoica rispetto a un 2017 avarissimo (53 milioni di ettolitri contro 46) l’Isola ha confermato un equilibrio produttivo lontano dagli estremi, attorno ai 5 milioni di ettolitri. Un valore aderente alla media degli ultimi anni. “La posizione della Sicilia, al centro del Mediterraneo, rappresenta un vantaggio enorme ed unico, se confrontato con altre regioni europee, infatti non si sono registrati eccessi termici nel 2018, mentre negli ultimi 30 anni non ci sono state le forti anomalie climatiche che hanno interessato le altre regioni europee”, spiega Alessio Planeta (nella foto), presidente Assovini Sicilia (90 cantine per un fatturato di oltre 300 milioni di euro). I primati dell’Isola hanno virato dalla quantità alla qualità. La Sicilia è il vigneto regionale più grande del Paese (quasi 100.000 ettari sui 660.000 totali) e anche il primo vigneto biologico, con 35.900 ettari (dato 2017), il 34% della superficie bio nazionale e produce da sola, con quasi 5 milioni di ettolitri, il 10% del vino italiano (fonte Winenews).Ma le regioni più produttive (Veneto, Puglia, Emilia Romagna) sono lontane e soprattutto nell’Isola si sono abbassate le rese, primo passo verso la qualità, tanto che oggi il vigneto siciliano è tra i meno produttivi del paese (62 quintali/ettaro contro i 65 della Toscana e gli 85 del Piemonte). E la produzione di qualità cresce sotto l’ombrello della Doc unica Sicilia che copre oltre l’82% della produzione dell’Isola. L’enoturismo è la nuova sfida. E se la Vite ad alberello di Pantelleria è forse il patrimonio Unesco più legato alla cultura del vino, l’Isola è un unico grande giacimento storico-culturale a cielo aperto, scrigno di tesori d’arte da gustare assieme alle mille espressioni del vitigno isolano, che oggi non è più solo Nero d’Avola (che comunque ha cambiato pelle) ma parla il linguaggio elegante del Nerello mascalese sull’Etna, della Malvasia e Zibibbo di Pantelleria, del Grillo e Carricante tra i bianchi emergenti, del Frappato e del Cerasuolo rossi snelli e ricchi di profumi.

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