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Quotidiano Nazionale - Speciale Vinitaly

La Via della Seta beve Brunello … Il dono di Mattarella a Xi Jinping, mentre le aziende puntano la Cina... La via della Seta 2.0 si apre per l’Italia anche nel segno del Brunello. Aveva con sé tre bottiglie del pregiato nettare di Montalcino, il presidente cinese Xi Jinping, quando ha lasciato il nostro Paese dopo la firma dell’accordo. Tre bottiglie di Brunello, dono del presidente italiano Sergio Mattarella: evidentemente, anche il Quirinale sa bene su cosa puntare quando c’è da mettere l’accento sull’eccellenza. E del resto a Montalcino hanno capito bene l’importanza del mercato cinese. E la strategia per aggredirlo, che passa sì per gli accordi commerciali con partner tipo AliBaba, ma ha bisogno anche di un supporto particolare. “Stiamo studiando come far comprendere l’importanza del Brunello e investiremo nella formazione dei soggetti che si avvicinano al mondo del vino”, annuncia Giacomo Pondini, direttore del Consorzio del Brunello. “Si tratta - spiega - di organizzare eventi non solo per gli operatori di mercato, ma di coinvolgere sommelier e retail, insomma chi deve propone il vino ai consumatori. Poi seguiranno le opportune campagne di comunicazione. Un programma che punta sulla Cina ma anche sul resto dell’Asia, salvo il Giappone dove in realtà la consapevolezza c’è già”. Progetti ambiziosi, del resto in linea con un territorio che sta conoscendo successi quasi impensabili solo pochi decenni fa. Nel 1967, quando è arrivata la Doc ed è nato il Consorzio i soci erano una quindicina, oggi sono 258 (di cui 208 imbottigliatori), cioè tutti i produttori del territorio; le bottiglie di Brunello prodotte erano 13mila contro i 9,5 milioni di oggi (più 4,5 milioni di Rosso, 400mila di Sant’Antimo e 40mila di Moscadello), da 3.500 ettari contro gli appena 115 dell’inizio; l’export copre il 70% della produzione e il valore complessivo del giro d’affari vitivinicolo si aggira sui 160 milioni di euro. Per non parlare del valore dei terreni. Impressionano le cifre scii unite da una analisi di winenews.it, uno dei più attivi siti di riferimento nel mondo del vino. Nel 1967, infatti, anno di nascita del Consorzio, un ettaro di terreno vitato e/o vitabile (fabbricati annessi) valeva 1,8 milioni di lire, pari a 15.537,15 euro (cifra ottenuta con il calcolo dei coefficienti Istat per l’attualizzazione dei valori al 2006); nel 1977 si sale già a 415 milioni di lire (fabbricati e vigne vecchie incluse), grosso modo il doppio. Ma già nel 1987 siamo a 50 milioni di lire (50.140,22 euro con gli stessi coefficienti), per triplicare a 150 milioni nel 1997. Con l’euro, nel 2007 si sale a 350mila nel 2007, per arrivare al milione di euro registrato nella transazione più recente: l’acquisizione dell’Azienda agricola Il Paradiso da parte di Gogu Cacuci, imprenditore leader della sanità privata in Romania. Un’altra bandierina su un terroir che si presenta a Vinitaly forte dei suoi numeri, che vedono in crescita anche il “fratello minore” del Brunello, il Rosso, a segno con un + 10% negli ultimi tre anni. “Molto apprezzato - dice Pondini - per l’immediatezza e per le più spiccate caratteristiche di frutto del Sangiovese, ma anche perché più trasversale, più vicino a chi cerca prezzi più abbordabili”. Ce n’è tanto, nell’annata 2017 che si presenta a Verona dopo il battesimo di Benvenuto Brunello, più del fratello maggiore: il 2014, annata delle meno facili, ha prodotto poco più di sei milioni e mezzo di bottiglie. Un problema? Per carità. Come chiosa Alessandro Regoli, fondatore e direttore di winenews.it, “se tutto il mondo del vino avesse i problemi di Montalcino, avrebbe risolto ogni problema”.

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