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QUOTIDIANO NAZIONALE

Ulivi in ginocchio: poco olio nei frantoi. E miele “razionato” ... I danni del caldo e della siccità all’agricoltura toscana... Sono in ginocchio le colture toscane. Soffrono la Maremma, il senese, la Lunigiana. I danni causati dalla siccità sono ingenti e coinvolgono perfino il miele, il cui raccolto, tra clima impazzito, pesticidi e flora in affanno, è ai minimi storici. Se a livello nazionale si è prodotto meno di un terzo della media nazionale, che si aggira sui 230mila quintali l’anno, nella nostra regione la situazione è drammatica, con crolli fino all’80% della produzione. Un bilancio si potrà fare solo a fine mese, ma gli apicoltori sono preoccupati. Il 2016 era già stato l’annus horribilis: una delle peggiori annate degli ultimi 35 anni. Ma quest’anno, purtroppo, si replica. “Nella storia del miele – spiega a Winenews.it.it Monica Cioni, presidente della ‘Settimana del miele’ in programma dall’8 al 10 settembre a Montalcino – una situazione così non l’abbiamo mai vissuta. Siamo al 20% della produzione. Fino a giugno abbiamo avuto 500 millilitri di pioggia in meno e senza acqua non c’è cibo per le piante e quindi per le api”. La produzione è andata bene solo per il raro miele di montagna, lungo l’Appennino Tosco-Emiliano. Nel resto della regione, Maremma compresa, il miele non c’è. A colpire duro sono stati in primavera il freddo anomalo, seguito dal caldo improvviso, e quindi la siccità. Fiori secchi, nettare disidratato per la mancanza di acqua e per tutto questo i temporali estivi non saranno risolutivi. La siccità ha compromesso anche altre colture: il grando tenero e duro, ma anche mais e girasole per i quali si stima la perdita del 100% della produzione. Oltre 200 milioni di euro, secondo Coldiretti, i danni all’agricoltura toscana che ormai è certo coinvolgeranno anche oliveti e vigneti. Per gli oliveti il danno è quantificabile in una riduzione della produzione di 70 milioni di euro, 40 milioni in meno quella dei vigneti ma il potrarsi della siccità potrebbe raddoppiare o triplicare il danno. La scarsità di acqua sta inoltre costringendo i produttori a non piantare alcune colture a rotazione, per esempio quelle tardive di angurie e meloni. “Si tratta - spiega Antonio Tonioni, presidente della sezione prodotto ortofrutticolo di Confagricoltura Toscana - di una superficie di 500 ettari, che resterà inutilizzata, su un totale di 5mila destinati a questi prodotti molto coltivati nella nostra regione. Tradotto: per le aziende ci sarà un mancato introito di circa 5 milioni di euro nell’area costiera che parte da Livorno fino a Capalbio”. La situazione, denuncia la Cia, resta drammatica anche nelle campagne senesi, dove sono andate perse le colture primaverili, girasole e mais e dove nelle aziende prive di impianti di irrigazione si è detto addio al 100% della coltivazione. Grossi danni anche alla produzione di fieno utilizzato negli allevamenti, con un calo di oltre il 60% rispetto alle produzioni medie.

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