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RIPARTENZA E FUTURO

Recovery Plan, la ristorazione grande assente. Il richiamo di Fipe/Confcommercio alla Camera

Il dg Roberto Calugi: “serve un approccio che non sia frammentario. La digitalizzazione della ristorazione è essenziale per un turismo 4.0”
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Recovery Plan, la Fipe/Confcommercio: “coinvolgere la ristorazione e puntare sulla digitalizzazione”

Il prossimo Governo che sarà guidato da Mario Draghi (che ha appena accettato l’incarico del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in attesa di passaggi e verifiche in Parlamento), oltre a gestire l’emergenza sanitaria, dovrà anche scrivere il piano per l’utilizzo dei 209 miliardi di euro previsti per l’Italia dal “Recovery Fund” Ue. Piano in cui, ad oggi, non si fa accenno ad un settore che ha subito un danno enorme, come quello della ristorazione (che, nel 2020, ha perso quasi la metà del fatturato, 86 miliardi di euro nel 2019) e che torna a chiedere attenzione.

“Per essere realmente efficace, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dovrà tenersi alla larga da un approccio frammentato, concentrando i propri investimenti sulle filiere e in particolare sui segmenti in grado di garantire un positivo effetto moltiplicatore su valore aggiunto e occupazione. Il turismo 4.0, ad esempio, non può esistere senza uno sviluppo e una valorizzazione dei pubblici esercizi”, ha detto il dg Fipe/Confcommercio Roberto Calugi, nell’audizione in Commissione Attività Produttive Turismo Cultura della Camera dei Deputati, dedicata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.


Con i suoi 46 miliardi di valore aggiunto e i 20 miliardi di euro di acquisti di materie prime ogni anno, ricorda la Fipe, la ristorazione italiana rappresenta il principale attore della filiera agroalimentare del nostro Paese. Non solo. Ogni anno i turisti stranieri spendono 8 miliardi di euro in bar, ristoranti e locali di intrattenimento, cui si aggiungono 12 miliardi di euro di consumi garantiti dal turismo interno. Dati che, insieme ai 158 miliardi di dollari di una virtuale bilancia commerciale di import ed export di ristorazione, certificano il ruolo di volano che la ristorazione ha nei riguardi dell’intero made in Italy.

“Coinvolgere i Pubblici esercizi, inserendoli nel Recovery Plan, risulta dunque essenziale per rafforzare due filiere strategiche e favorire politiche di inclusione e di rigenerazione urbana- Purtroppo - ha sottolineato Calugi - nell’attuale Piano, i pubblici esercizi non vengono mai citati né direttamente né indirettamente, a dispetto di ogni evidenza”.

Occhi puntati in particolare sul tema della digitalizzazione, che rappresenta una scelta pervasiva per settori trainanti quali il turismo, la cultura e la filiera agroalimentare.

“Ciò che determina il successo o l’insuccesso delle politiche turistiche - ha aggiunto il dg Fipe/Confcommercio - è la gestione dei big data su prenotazioni e modalità di consumo dei prodotti del territorio. Informazioni oggi sono appannaggio delle grandi piattaforme internazionali, ma che devono tornare nella disponibilità di chi offre i servizi. Dobbiamo investire sulla digitalizzazione del mondo della ristorazione, dell’intrattenimento e della ricezione turistica e dei servizi più in generale, nella consapevolezza che anche i pubblici esercizi, come dimostrato durante la pandemia, hanno la capacità e la necessità di fare innovazione”.

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