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VINO E AMBIENTE

Riciclare al 100% è difficile ma possibile: Concha y Toro l’ha fatto e ora alza l’asticella

Adesso l’obiettivo per il gigante cileno è quello di replicare i risultati anche in cantina dove si produce il 3% dello spreco totale dell’azienda
AMBIENTE, CILE, CONCHA Y TORO, Mondo
I vigneti di Concha y Toro in Cile

Obiettivo raggiunto, in attesa dell’ultimo passo finale. Concha y Toro, il gigante del vino cileno, ha annunciato il riciclo e il riutilizzo della totalità dei suoi rifiuti industriali biologici. A darne notizia il sito specializzato The Drink Business che entra nei dettagli: un risultato rilevante, considerato che l’azienda produce 50.000 tonnellate di rifiuti solidi all’anno, la maggior parte derivata dal processo di lavorazione delle uve e di vinificazione ma che include anche materiali come, ad esempio, quelli in plastica, cartone e vetro. Giocando un po’ con i numeri, quanto ottenuto da Concha y Toro sarebbe l’equivalente di quello che l’intera popolazione del Cile potrebbe fare in tre giorni. Oltre il 62% dei rifiuti organici viene riciclato per l’acido tartarico, il restante 38% diventa compost. Anche per l’acqua, utilizzata nella misura di un milione di metri cubi all’anno, il meccanismo di sostenibilità è totale.
“Grazie ai nostri tredici sistemi di trattamento per il vigneto, tra cui cinque impianti biologici - spiega a “The Drink Business” Valentina Lira, manager che per Concha y Toro si occupa di sviluppo sostenibile - utilizziamo tutta la disponibilità di acqua che abbiamo. Questo genera un effetto molto positivo nella Valle centrale, dato che l’acqua è una risorsa vitale in quella zona, come nel caso di Pirque, dove restituiamo acqua pulita al letto del fiume Maipo”. L’obiettivo di Concha y Toro adesso sarà quello di riciclare tutti i rifiuti domestici prodotti ogni anno nelle proprie cantine. “Sebbene in termini di impatto siano i meno significativi - continua Lira - dal momento che rappresentano solo il 3% dello spreco totale dell’azienda, è comunque ciò che aiuta a generare la cosiddetta cultura del riciclo oltre a ciò che ci manca per raggiungere il 100% di riciclaggio dei rifiuti generati dalla società. Come gli ultimi 50 metri per raggiungere la cima dell’Everest, sappiamo che sono quelli più difficili. Ma sappiamo l’importanza di creare questa cultura aziendale del riciclaggio per raggiungere l’obiettivo che ci siamo proposti ed essere in linea con quelli di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite: diventare un’azienda con zero residui entro il 2020”.

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