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“AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA”

Sant’Egidio: ci sono persone che non possono festeggiare il Natale, ma tutti ne hanno diritto

Torna il “Pranzo di Natale” per i più fragili della Comunità, che delinea un’Italia sempre più povera e presenta la “Michelin” per chi vive in strada

Era il 25 dicembre 1982 quando 35 poveri furono accolti per la prima volta nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, attorno ad un tavolo. Da allora, ogni Natale, quello stesso tavolo delle Feste ha accolto senza fissa dimora, migranti, anziani soli e famiglie in difficoltà, e si è allargato raggiungendo un numero crescente di persone in difficoltà in oltre 70 Paesi, anche e soprattutto nel 2021 di pandemia, quando, nel rispetto delle norme di protezione sanitaria, sono state raggiunte, con modalità diverse dalla tradizionale tavolata, 80.000 persone in tutta Italia e 250.000 nel mondo, dall’Europa alle Americhe, dall’Africa all’Asia. Quest’anno, tra di loro, ci saranno anche donne e bambini ucraini in fuga dalla guerra. Con una grande festa che si rinnoverà il 25 dicembre, compie 40 anni il “Pranzo di Natale” della Comunità di Sant’Egidio, che da oltre 50 anni assiste le persone che vivono in povertà e ai margini, e che nell’ultimo anno, di fronte ad un disagio socioeconomico e ad una povertà in Italia ai massimi storici, per far fronte alle richieste di assistenza ha intensificato le proprie attività di distribuzione di alimenti e accoglienza. Un pranzo nel quale, citando le parole di Papa Francesco, “chi serve e chi è servito si confonde”, perché a tavola si sta tutti insieme e questo è il vero senso di comunità che si crea attorno al cibo.
In una stagione di “policrisi”, in cui tante crisi diverse si intrecciano, ha detto il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, con disoccupazione e lavori precari, pensioni e salari insufficienti, prezzi dei beni di prima necessità alle stelle e bollette da capogiro, la pressione sulle tasche degli italiani non cessa, spingendo sempre più persone in povertà e costringendole a cercare aiuto. “Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina: la crisi colpisce sempre di più persone in situazioni molto diverse, giovani e anziane, al Nord e al Sud. Mentre il Governo è chiamato a redistribuire occupandosi dei più bisognosi, ogni persona può dare il proprio importante contributo. La solidarietà non è soltanto un aiuto, ma un investimento che accompagna tanti a reintegrarsi pienamente nella società, attraverso la casa e il lavoro”.
Un quadro sempre più preoccupante, quello delineato dalla Comunità, con il 68% degli italiani che si dice oggi “molto preoccupato” o “abbastanza preoccupato” dalle difficoltà di pagare le bollette: in Europa, lo sono di più soltanto i greci (69%). Questo mentre, a causa dell’aumento del prezzo dell’energia collegato alla guerra in Ucraina, negli ultimi 9 mesi 4,7 milioni di persone hanno già “saltato” il pagamento di almeno una bolletta di luce e gas e altri 3,3 milioni temono di fare lo stesso a breve. E i segni di un miglioramento paiono lontani, visto che la Commissione Ue prevede che il costo dell’energia tocchi il picco a fine anno, iniziando poi a diminuire lentamente, e l’inflazione dei prezzi al consumo si attesti quest’anno in media all’8,7%, destinata a calare nel 2023 al 6,6% e l’anno dopo al 2,3%.
Costi che pesano sulla vita quotidiana di persone e famiglie, con il connesso aumento dei prezzi al consumo dei beni alimentari, e con la povertà in Italia che sostanzialmente conferma i massimi storici del 2020, anno d’inizio della pandemia: 5,6 milioni di individui in povertà assoluta, il 10% della popolazione italiana. La situazione più allarmante è quella di famiglie monoreddito, persone anziane e con lavoro precario, madri sole e fascia d’età 36-50 anni. Un segnale d’ottimismo arriva dal Rapporto Istat sulla redistribuzione del reddito nel 2022: gli interventi rivolti alle famiglie hanno lievemente ridotto la diseguaglianza (da 30,4% a 29,6%) e il rischio di povertà (da 18,6% al 16,8%, ma il rischio è invariato per famiglie senza figli o solo con figli adulti).
Percentuali dietro le quali ci sono volti e persone, con le loro storie ed esigenze reali di cui la politica deve prendersi carico per avere una visione vera delle problematiche, come fa il volontariato che agisce con concretezza e per questo rappresenta per un Paese un vero e proprio investimento come ribadisce dice Impagliazzo. Per contrastare la dilagante povertà, dall’inizio della pandemia, la Comunità di Sant’Egidio ha distribuito oltre 600.000 pacchi alimentari in tutta Italia, numero tre volte maggiore sul periodo precedente. Di fronte alle crescenti esigenze, ha anche aperto nuovi centri di distribuzione alimentare in tutt’Italia, in 30 città dal Nord al Sud: solo a Roma, il numero delle “Case dell’amicizia” è passato da 3 a 28, a Genova da 4 a 10. Luoghi dove trovare aiuto concreto ma, anche, ascolto, informazioni, consigli. Un altro dato racconta la difficile situazione generale: i pasti serviti nelle mense della Comunità a Roma, Genova, Novara, Frosinone e Lucca sono, dall’inizio della pandemia, 500.000, il doppio rispetto agli anni pre-pandemia. Ad essi si aggiungono i 650.000 pasti distribuiti nelle cene itineranti in varie città italiane, da Padova a Catania, da Torino a Napoli. Nei Comuni più piccoli, Sant’Egidio ha invece raggiunto con altri mezzi le persone e le famiglie in stato di necessità.
Sant’Egidio continua le sue attività per non lasciare indietro nessuno anche a Natale, promuovendo nuovamente la campagna solidale “Aggiungi un posto a tavola” con cui regalare alle persone più fragili un pranzo degno del 25 dicembre, con un pasto abbondante, un dono e il calore di una casa (chiunque può contribuire, inviando un sms o chiamando da rete fissa il numero 45586, fino al 27 dicembre).
Ma torna anche la Guida “Dove mangiare, dormire lavarsi 2023”, la “Michelin” per chi vive in strada, ormai giunta all’edizione n. 33: un compendio per orientarsi nel mondo della solidarietà, rivolto alle persone senza casa o che abbiano bisogno di aiuto, distribuito gratuitamente dalla Comunità di Sant’Egidio per aiutarle a individuare i servizi sul territorio. Duecentottanta pagine in cui sono elencati strutture e centri cui rivolgersi per avere assistenza e accoglienza, come mense, dormitori, servizi di distribuzione alimentare, centri di ascolto, a Roma (ma presto anche in altre città, ndr).
Roma, dove, il 24 dicembre sono previste cene di Natale itineranti, nelle stazioni e nei luoghi abituali di vita delle persone senza dimora. E il 25 dicembre 20.000 ospiti tra pranzi e momenti di festa con distribuzioni, e nel periodo natalizio, in diversi quartieri della città e dell’area metropolitana, accanto alla grande festa per i 40 anni dal primo “Pranzo di Natale” con i poveri a Santa Maria in Trastevere. Ma in tutta Italia, saranno 80.000 le persone che parteciperanno ai pranzi e ai momenti di festa: oltre a Roma, saranno coinvolte un centinaio di città tra grandi e piccole tra cui Genova, Messina, Bari, Milano, Firenze, Torino, Novara, Napoli, Padova, Catania, Cosenza, Palermo, Trieste, Bologna.

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