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SOLA BY WINE INTELLIGENCE

Sostenibili, organici, a basso contenuto di alcol: i vini “alternativi” alla conquista dei mercati

Salutismo ed attenzione per l’ambiente spingono la consapevolezza dei consumatori e le produzioni sostenibili, bio, organiche e “free from”
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I vini alternativi conquistano i wine lovers

Sostenibili, organici, a basso contenuto di alcol: sono i vini “alternativi”, sempre più popolari tra i consumatori di tutto il mondo, guidati, nella scelta di ciò che mangiano e bevono, da una consapevolezza tutta nuova, che spinge i vini che rispettano il benessere e la salute, prodotti in maniera etica e trasparente, meglio se certificata in etichetta, con la categoria dei vini a basso contenuto alcolico che fa però ancora fatica. A fare un bilancio, sullo stato dell’arte e sulle possibilità dei vini sostenibili, organici, fairtrade, vegani e più ne ha più ne metta, è il report “GLOBAL SOLA: Opportunities in sustainable, organic & lower alcohol wine” di Wine Intelligence, che racconta come i vini biologici siano la categoria più forte in questo momento nel mondo, al primo posto tra i SOLA per i consumatori di 15 mercati diversi e per gli operatori di 52 mercati differenti, e tra i vini alternativi sono anche quelli con l’indice di consapevolezza maggiore, sulla scia della popolarità del cibo bio in tutto il mondo, che vuol dire maggiore attenzione da parte di consumatori e imprese, ed opportunità di veder crescere la percentuale di vini biologici soprattutto in Paesi scandinavi come Finlandia e Svezia. L’unica difficoltà, arriva da una comunicazione che deve fare i conti con la scarsa consapevolezza dei consumatori, che fanno spesso confusione sul termine “organic wine”, confuso con altre categorie, o dato per scontato nella produzione di un vino, considerato un prodotto della terra.
Anche il vino certificato equo e solidale si posiziona positivamente, al terzo posto nell’indice di gradimento dei consumatori, mentre il riscontro tra i wine merchant è decisamente inferiore. Come molti altri vini alternativi, i vini fairtrade si allineano alla tendenza globale del crescente impegno ambientale, sociale, economico e ambientale. Anche in questo caso però sembra esserci qualche limite nella comprensione della definizione della categoria da parte dei consumatori, mentre tra i mercati i più ricettivi sono quelli di Regno Unito, Stati Uniti e Germania. Anche i vini prodotti in maniera sostenibile hanno un riscontro positivo tra i consumatori, nonostante la complessità legata alla certificazione di sostenibilità, specie in mancanza di una definizione concordata, che non frena l’entusiasmo dei wine lover, specie di Finlandia, Germania, Stati Uniti e Portogallo. Ancor più intrigata è la giungla dei vini “free from”, che però riscuotono anch’essi un grande successo: si tratta perlopiù di vini senza solfiti e conservanti, anche se non c’è grande consapevolezza tra i consumatori su quali siano i conservanti usati nel vino, né sul ruolo dei solfiti. A premiare i vini “free from” sono Giappone, Finlandia e Stati Uniti, mentre il riscontro minore arriva da Germania, Olanda e Belgio.
Molte opportunità nascono anche per i vini prodotti nel rispetto dell’ambiente, aspetto su cui i consumatori sono sempre più sensibili. Non esiste una certificazione “ecologica” ufficiale, ma è la quarta categoria più cercata sullo scaffale tra i vini alternativi, sull’onda di una sensibilità ambientale che il climate change ha portato a livelli davvero molto alti. In questo senso, un vino prodotto senza impatto per l’ambiente è percepito come rassicurante, specie in Spagna e Finlandia. Il vino biodinamico, invece, è destinato sì a crescere, ma senza uscire dalla sua dimensione di nicchia, specie a causa della scarsa comprensione delle definizione da parte dei consumatori. Secondo i commercianti, il merito del successo è dovuto al marketing, alla qualità sempre più diffusa ed all’engagement con i wine lovers. Insomma, una nicchia, ma solida e sostenuta da wine lover consapevoli e Millennials, specie in Finalndia e Usa, nonostante la difficoltà di differenziarlo dal vino biologico. Un’altra tendenza che arriva dai consumi di cibo è quella legata ai vini vegetariani, specie in Usa, Singapore ed Hong Kong e, soprattutto, vegani, in Finlandia, Stati Uniti ed Hong Kong, mentre i consumatori più scettici, rispetto ad una categoria che comunque circoscritta a chi segue una dieta ben precisa, sono quelli di Olanda, Portogallo e Belgio.
Ecco quindi gli orange wine, un prodotto di nicchia molto popolare tra chi consce a fondo il mondo del vino, per questo piuttosto basso sull’indice dei vini SOLA, ma capace di spuntare prezzi particolarmente alti, specie se prodotti in maniera sostenibile e tracciabili, come rilevano i wine merchant, che indicano gli Usa come mercato principale. Non c’è ancora grande consapevolezza, nonostante la crescente sensibilità ambientale, per i vini ad impronta carbonica zero, al settimo posto dell’indice SOLA, sostenuti da diverse certificazioni diverse e piuttosto popolari in Usa, Paese che, al di là delle sparate del Presidente Donald Trump, nel 2017 ha tagliato le emissioni di CO2 più di chiunque altro. Infine, la tendenza ad un consumo moderato e rispettoso della propria salute, fa crescere la popolarità dei vini a bassa gradazione, che rappresentano ancora un consumo di nicchia, con la previsione di una crescita importante nei prossimi anni, come dimostra la crescita della consapevolezza tra i consumatori emersa dal SOLA. Le principali opportunità riguardano rosé e sparkling a bassa gradazione, mentre i mercati guidati dai monopoli, come Finlandia e Svezia, sono i più premianti per la categoria.

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