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TRA ETICA E AMBIENTE

Sostenibilità della produzione di vino vuol dire salute del territorio: il modello Soave

Condiviso con produttori e amministrazioni il modello di gestione del vigneto. Gini: “l’obiettivo è la sostenibilità dell’intero sistema produttivo”

Fare sostenibilità in maniera seria è concreta, è sempre più una scelta che va al di là delle singole aziende, ma coinvolge la governance dei territori del vino, dai consorzi alle amministrazioni. Come avviene nel territorio del Soave. Conoscenza, competenza, condivisione, misurazione e validazione: sono 5 le parole chiave del modello di gestione avanzata del vigneto Soave che il Consorzio ha ufficialmente presentato a tutti i sindaci del comprensorio, alle organizzazioni di categoria e a tutti i portatori di interesse.
Il modello, spiega una nota, si compone dell’insieme delle linee guida che il Consorzio e le aziende attivano all’interno di tutta la filiera produttiva e che è stato riunito in un documento di sintesi che di fatto anticipa le indicazioni della Regione Veneto sulle tematiche di preservazione di suolo, acqua, aria, biodiversità e paesaggio. In questo progetto sono coinvolti al massimo livello tutti gli operatori collegati alla produzione integrata nel vigneto quindi produttori, tecnici di campagna, istituzioni, rivenditori e ditte produttrici dei presidi sanitari e delle macchine operatrici.
Il protocollo testato ormai da 3 anni sull’intero territorio della denominazione, parte da due concetti semplici ma nello stesso tempo innovativi che tendono a una gestione sempre più sostenibile del vigneto. Il primo è il coinvolgimento di tutte le aziende del territorio, partendo dalla valorizzazione di competenze e tecnologie che da sempre proiettano il Soave a sperimentare nuove soluzioni sul fronte della tutela ambientale (dalla Certificazione ambientale, all’etichetta verde, fino al recente riconoscimento a Patrimonio agricolo di rilevanza mondiale).
Il secondo è invece la validazione ex-post dei diversi processi di difesa attuati da ogni singola azienda in funzione della propria sensibilità e delle particolari condizioni agronomiche dell’annata. Questo vede l’applicazione del protocollo Wba (World Biodiversity Friends) su tutto il territorio e il calcolo dello stato di salute di suolo, acqua e aria con specifici indicatori biologici.
I dati relativi alla stagione fitosanitaria 2018, che vedono raddoppiati i rilievi sulle aziende test rispetto all’anno precedente, indicano che l’80% delle aziende oggetto di rilevazione ha ottenuto mediamente un risultato del 15% superiore allo standard del protocollo, segno di uno stato di salute dell’ambiente positivo. Il lavoro effettuato negli ultimi tre anni ha portato a un incremento del 4% dello stato complessivo del sistema Soave, da 70,2% a 74,2% (il minimo è 60%), segno di un continuo miglioramento dato dalla crescente sensibilizzazione delle aziende verso questa tematica.
“La conservazione dinamica e la gestione del paesaggio - dice Sandro Gini, Presidente del Consorzio - sono le “visioni” che hanno guidato l’operatività consortile e che possono diventare valore vero per il nostro territorio. Quello del Soave è ad oggi l’unico Consorzio italiano che utilizza il protocollo della biodiversità come sistema di misura - un vero e proprio termometro - in grado di valutare l’incidenza delle fasi produttive su terra, acqua, aria. In questo modo la biodiversità diventa una sorta di “ponte” che gradualmente conduce le aziende produttrici, già impegnate in tema di rispetto dell’ambiente, verso il vero obiettivo finale: la sostenibilità dell’intero sistema produttivo”.

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