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IL FUTURO DEL VINO

Sostenibilità, in sinergia tra vino e turismo, per lo sviluppo dei territori: il messaggio di Inycon

Da Menfi case history e visioni di Rapitalà, Settesoli e Mezzacorona, e il progetto di certificazione unica del Ministero delle Politiche Agricole
INYCON, MENFI, MEZZACORONA, SETTESOLI, SOSTENIBILITA, TENUTA RAPITALA', vino, Italia
I vigneti sul mare di Cantine Settesoli

Perseguire uno sviluppo sostenibile della viticoltura e del turismo per creare sinergie tra i due settori più vitali dell’economia del territorio di Menfi (Agrigento), passando dalle parole ai fatti. Con aziende, consorzi e territori che investono in questo senso, e l’obiettivo, da raggiungere quanto prima, di arrivare ad una certificazione di sostenibilità univoca a livello nazionale, che faccia ordine, sia per i produttori che per i consumatori, in un panorama fatta di tante diverse esperienze e protocolli, che se da un lato testimoniano la sostenibilità sul tema, dall’altro rischiano di confondere il messaggio. Riflessioni che arrivano da Inycon, la storica manifestazione siciliana dedicata al vino di qualità, nei giorni scorsi a Menfi, grande festa collettiva dei contradaioli dell’antica città sicana della costa sud occidentale della Sicilia, posta tra i templi dorici di Selinunte e gli scavi archeologici di Eraclea Minoa. “Il tema dell’edizione Inycon 2019 - ha spiegato Marilena Maugeri, sindaco di Menfi - è stato la valorizzazione dell’identità territoriale, attraverso il recupero della tradizione in chiave sostenibile puntando a un’offerta turistica unica nel suo genere”.

Un percorso, quello del perseguimento della sostenibilità - declinata in termini ambientali, economici e sociali - già imboccato nelle Terre Sicane da aziende private e da cooperative, come Settesoli, a cui peraltro tutto il settore vitienologico dell’Isola è sensibile. Il Consorzio Doc Sicilia, infatti, si sta muovendo per mettere a punto un protocollo specifico.

“Abbiamo fatto uno studio e ora siamo alle valutazioni - ha raccontato Laurent de la Gatinais della Tenuta Rapitalà, consigliere del Consorzio - guardando con attenzione a ciò che si sta facendo a livello ministeriale. Il Consorzio Doc Sicilia è nato nel 2013 per controllare e difendere i vini siciliani e promuoverli grazie a una dotazione di 5 milioni di euro, ma anche per tracciare una strada che li caratterizzi ulteriormente. La sostenibilità dei nostri vini non dovrà essere un attributo in più, ma parte della loro identità. Molte aziende hanno intrapreso la conversione in bio, come abbiamo fatto anche noi su tutti i 225 ettari aziendali e nel 2020 approderemo alla certificazione”.

“Cantina Settesoli è sempre stata sensibile alla sostenibilità - ha ricordato Giuseppe Bursi, presidente della grande cooperativa di 2.000 soci per 6.000 ettari di vigneti - anche per rispondere alle richieste di certificazione dei mercati internazionali. Abbiamo, infatti, conseguito diverse certificazioni e fatto scelte produttive e impiantistiche in questa direzione e ad oggi sono 800 gli ettari condotti in biologico. Ora, mettendo tutto questo a sistema, usciremo con una linea di vini bio (ndr: oggi Settesoli propone due etichette di vino bio), nel solco di quella che dovrà diventare la filosofia del territorio, nella direzione della sostenibilità che il mondo sta seguendo. Gli oltre 15.000 ettari in biologico della Regione dimostrano che in Sicilia siamo sulla strada giusta. Certo è necessario un cambiamento culturale che passa dalla consapevolezza dei viticoltori che il bio si fa non per i contributi, ma per preservare la propria salute e l’ambiente. Perché ci sia questo cambiamento di mentalità stiamo coinvolgendo i soci nelle scelte spiegandone la valenza, perché se si crede in un progetto è più facile attuarlo. Siamo un punto di riferimento in questo territorio, ci vorrà un po’ di tempo, ma abbiamo dimostrato di essere un esempio virtuoso”.

Per passare dalle parole ai fatti è importante anche conoscere le esperienze degli altri territori e a Menfi quella trentina è stata raccontata da Mauro Varner, responsabile agronomico di Mezzacorona, cooperativa che riunisce 1.600 soci per 3.000 ettari. “La sostenibilità si guadagna a piccoli passi - ha sottolineato Varner, che segue anche le aziende siciliane della cooperativa trentina - abbiamo cominciato nel 1990 definendo un protocollo di difesa; nel 1991 siamo partiti con la confusione sessuale contro le tignole che dagli 11 ettari iniziali si è estesa nel 2003 a tutto il Trentino. Nel 2011 abbiamo siglato un accordo con l’Istituto nazionale per la sanità impegnandoci a non utilizzare sostanze attive con effetti nocivi a lungo termine: da noi i vigneti sono a ridosso dei centri abitati e ci sono forti contrasti tra cittadini e agricoltori a causa dei trattamenti fitosanitari. Dal 2016 tutta la viticoltura del Trentino, con i suoi 10.000 ettari e 6.000 viticoltori, è sostenibile e certificata dal marchio Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale di produzione Integrata) del Ministero delle Politiche Agricole, ulteriore opportunità turistica in linea con le altre attrazioni naturalistiche, parchi e montagne, che caratterizzano la provincia. In questo modo siamo riusciti a dare dignità ai viticoltori quali custodi dell’ambiente e non più “avvelenatori”. Nel 2017 è arrivata anche la certificazione dei vini trentini a denominazione, seguita nella fase di autocertificazione dal Consorzio Vini del Trentino e poi verificata dal Csqa, ente terzo che esegue i suoi controlli. E la certificazione sul vino ha consentito la loro valorizzazione, unica strada per migliorare il reddito dei viticoltori, non potendo agire sulla riduzione dei costi, dato che i nostri vigneti necessitano di 500-600 ore di lavoro ad ettaro”.

In Italia esistono diverse certificazioni di sostenibilità, come per esempio Viva ed Equalitas, che utilizzano diversi criteri e differenti misuratori per la valutazione degli impatti del ciclo produttivo. Non sono facilmente confrontabili tra loro e non sono sufficientemente chiare per chi acquista. “La sostenibilità è un plus che va nella direzione del consumatore - ha sottolineato Michele Alessi, responsabile del settore vitivinicolo del Ministero delle Politiche Agricole - e per questo anche in Italia le certificazioni tendono ad aumentare. L’ideale sarebbe averne una soltanto direttamente collegata al nostro marchio più noto: il “made in Italy”. Noi, in sinergia con il Ministero dell’Ambiente e coinvolgendo tutta la filiera stiamo lavorando per arrivare a un marchio unico di sostenibilità nazionale. E non è cosa semplice: ci lavoriamo da due anni perché si toccano interessi diversi, mentre la nostra priorità è l’interesse collettivo anche per quanto riguarda gli enti di certificazione. La fase agricola, cioè la gestione del vigneto, è coperta dal Sqnpi operativo dal 2016 che ha come simbolo un’ape. C’è da integrarlo per le fasi di trasformazione in cantina e di commercializzazione. Una volta formalizzato questo sistema con un decreto, il marchio dovrà essere comunicato in Italia e all’estero e questa sarà una sfida ancora più importante da vincere”.

Da un logo di sostenibilità sulla bottiglia al turismo, anche culturale, le sinergie possono essere notevoli. La domanda di prodotti e territori salubri ad alto contenuto etico è in crescita vertiginosa. Sempre più determinanti sono le pressioni, virtuose, in questa direzione dei consumatori anche in veste di turisti. “Inycon è uno dei 35 eventi che la Regione riconosce quale strumento di marketing territoriale - ha ricordato Giovanni Ruggieri, economista del turismo dell’Università di Palermo - la mobilità delle persone è sempre più importante: i turisti consumano e acquistano sul territorio e ciò corrisponde a una “esportazione invisibile” non contabilizzata. In Sicilia abbiamo 5 milioni di turisti all’anno a cui ne vanno aggiunti altrettanti non ufficiali per 15 milioni di presenze che spendono mediamente 70 euro al giorno. Numeri importanti suscettibili di aumentare puntando certo sulla bandiera blu riconosciuta a Menfi per il 22esimo anno, sulla salubrità delle produzioni e del territorio, sulla ricchezza culturale, ma anche sulla nostra grande capacità di relazione. I turisti devono essere considerati e sentirsi “residenti temporanei” entrando a far parte del nostro tessuto. È necessario anche adeguare la normativa per sviluppare, per esempio, la ristorazione in casa, l’acquisizione di immobili nei nostri paesi che si vanno svuotando. A Malaga con questo sistema si sono trasferiti 20.000 nord europei! Siamo l’Isola con più riconoscimenti Unesco, ma non riusciamo a metterli a valore adeguatamente. Dove meglio che da noi potremmo valorizzare la Dieta mediteranea? Menfi si candidi per ospitare una kermesse di formazione per la ristorazione internazionale su questo patrimonio immateriale Unesco”.

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