La tutela dell’ambiente e la sostenibilità in vigna non sono più uno dei tanti aspetti di cui prendersi cura, ma una vera e propria priorità, un’urgenza a cui stanno rispondendo con coraggio le più importanti griffe del vino mondiale. A partire da Château d’Yquem che, come ha dichiarato qualche giorno fa da Bordeaux Bernard Arnault, a capo del gruppo del lusso Lvmh, e quindi proprietario dell’unico Premier Cru Superieur tra i grandi bianchi di Sauternes, punta sulla biodinamica, con una conversione che ha già mosso i primi passi in 50 ettari sperimentali. Un obiettivo importante, che vuole essere di esempio per tutta la viticoltura, bordolese e non solo, e che potrebbe presto essere seguito dall’altra griffe del gruppo Lvmh, Château Cheval Blanc, a Saint-Emilion, su cui però resiste più di un dubbio, perché a differenza della Borgogna, dove ad esempio Romanée-Conti è gestita in maniera biodinamica da tanti anni, tra le vigne di Bordeaux il pericolo legato alle muffe è sempre altissimo. Ed è per questo che, se si esclude l’esempio di Château Latour, certificata completamente biologica di recente, come ricorda il magazine Uk “The Drinks Business”, quasi nessuno a Bordeaux ha scelto il biodinamico: tra le griffe più importanti, Guiraud a Sauternes, Palmer a Margaux e Pontet-Canet a Pauillac, che nel 2018, proprio a causa delle muffe, hanno sofferto perdite enormi, facendo riemergere un certo scetticismo tra i produttori di Aquitania ...
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