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VINO E AMBIENTE

Sostenibilità, ricerca, riduzione della CO2: a Porto la risposta del mondo enoico al climate change

I protagonisti del mondo del vino e della ricerca al “Climate Change Leadership - Solutions For The Wine Industry Conference”

“La Terra ha 4,6 miliardi di anni, se facciamo finta che siano 46 anni, vorrebbe dire che noi ci viviamo da appena 4 ore, mentre la rivoluzione industriale è iniziata un minuto fa, ed in un solo minuti siamo riusciti a distruggere il 50% delle foreste del mondo”. Bastano le parole di André Roux, direttore di Sustainable Resource Management al dipartimento di Agricoltura dell’Università di Western Cape, in Sudafrica, a capire l’impatto dell’uomo sugli stravolgimenti climatici, al centro della “Climate Change Leadership - Solutions For The Wine Industry Conference” di scena nei giorni scorsi a Porto, con i protagonisti del mondo del vino, della scienza e della ricerca riuniti in Portogallo da Al Gore, ex Vice Presidente Usa, da anni impegnato sul fonte del climate change, attraverso la nonprofit “The Climate Reality Project”. Certo, non basterà rivoluzionare un settore come quello enoico per dare una risposta definitiva al global warming, ma è comunque un inizio, un buon inizio. Su una strada tracciata da tante storie, più o meno impattanti, a cominciare dal progetto di Bodega Torres, “Torres & Earth”, che come ha ricordato il presidente dell’azienda leader spagnola Miguel Torres ha investito dal 2007 quasi 16 milioni di euro in ricerca, energie rinnovabili, riduzione dei consumi e recupero delle varietà autoctone, con l’obiettivo, vicinissimo, di ridurre del 30% entro il 2020 le emissioni di CO2: “le generazioni future - ha detto Torres - meritano il nostro sforzo, e possiamo fare ancora meglio dell’obiettivo dell’Unione Europea di tagliare le emissioni del 40% nel 2030 rispetto al 1990”.
Punta forte sulla ricerca, invece, Cristina Mariani-May, Ceo di Banfi Vintners e proprietaria della Castello Banfi, nel territorio del Brunello di Montalcino, dove, come ricorda, “lavoriamo per proteggere le risorse della terra, partendo dalla difesa della biodiversità, per questo dei nostri 2.380 ettari solo 850 sono vitati, e gli altri a bosco o ad altre colture. Ci vogliono investimenti e ricerca per supportare la nostra filosofia, ed è importante che i migliori agronomi lavorino direttamente sul campo, per raggiungere risultati importanti da condividere con il movimento globale che mira ad un approccio produttivo che sia sostenibile per l’ambiente”. Attenzione però a pensare che si tratti “solo” di emissioni ed inquinamento, perché il vino, come ogni altro settore agricolo, deve fare i conti con un’infinità di problematiche, come la scarsità di acqua, che a Mendoza, in Argentina, è forse la più urgente. “Attraverso lo studio dei suoli, i nuovi impianti in altura e la creazione di un sistema di irrigazione più efficiente - racconta dal podio Margareth Henriquez, ceo di Krug e della divisione vino di Moet Hennessy (Lvmh) - abbiamo ridotto del 15% l’uso di acqua in vigna”. Ed anche a Krug, storica griffe dello Champagne, lo sforzo è rivolto verso una certificazione che racconti come tra i filari delle bollicine più prestigiose al mondo si lavori nel segno della sostenibilità, della difesa della biodiversità e della riduzione degli sprechi.
Ricerca e sviluppo, quindi, sembrano davvero la strada giusta da seguire, quantomeno propedeutica ad una risposta più strutturata. È la stessa intrapresa anche da Concha y Toro, che come racconta Gerard Casaubon, direttore del comparto Ricerca e Sviluppo del big cileno del vino, “ha allocato, per il periodo 2016-2020, 5 milioni di dollari. Siamo convinti che la vigna del futuro debba nascere dalla selezione clonale delle varietà, utilizzare materiali di origine vegetale e garantire la biodiversità, il primo modo efficace di catturare la CO2”. Quella di una produzione sostenibile, evidentemente, non è solo un’esigenza dei produttori ma, in maniera sempre più importante, anche del mondo dei consumatori, su cui punta molto Antònio Amorim, il primo produttore di tappi in sughero al mondo, che sottolinea come “il presente e soprattutto il futuro sono in mano alla generazione dei Millennials, che danno un peso tutto nuovo alla scelte dei brand, comprando più volentieri una bottiglia di un produttore responsabile, ecco perché il mercato dei vini organici e biodinamici crescerà del 15% tra il 2002 ed il 2022. Dobbiamo essere trasparenti, i consumatori vogliono la dimostrazione di quanto stiamo, o non stiamo, facendo per l’ambiente, con obiettivi concreti a medio e a lungo termine, come abbiamo fatto con il riciclo di 550 milioni di tappi negli ultimi 10 anni”.

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