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SCENARI

Troppi vigneti e consumi che guardano altrove: la California pensa di estirpare 12.000 ettari

L’appello di Jeff Bitter, presidente di Allied Grape Growers, associazione che rappresenta 500 viticoltori californiani: “abbiamo troppa offerta”
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a California è una delle regioni vitivinicole più importanti degli Usa

Un’altra notizia che di certo non rassicura il mondo del vino alle prese con un faticoso, e probabilmente lungo, riposizionamento sui mercati e nella produzione, arriva dagli Stati Uniti e, precisamente, dalla California, terroir di grande vocazione vitivinicola e protagonista, anche recentemente di affari milionari legati al vino. Eppure, anche qui si pensa a ridurre la produzione di fascia più bassa in maniera drastica e strutturale, eliminando i vigneti, come già si fa a Bordeaux, dove la misura è già operativa per 9.500 ettari, e come si farà in tutta la Francia, dove si ragiona su 100.000 ettari da estirpare, su 750.000.
Il mercato, soprattutto quello dei vini di fascia bassa, infatti, è in crisi, e la domanda dei consumatori più giovani non si incontra con il prodotto vino. Jeff Bitter, presidente di Allied Grape Growers (Agg), associazione che rappresenta tanti viticoltori californiani, è stato chiaro parlando ai viticoltori, durante l’Unified Wine & Grape Symposium, suggerendo di “rimuovere un totale netto di oltre 12.000 ettari in tutta la California”, decisione utile “per contrastare le attuali sfide”, con una domanda frenata e una tendenza di cambiamento globale che non risparmia nemmeno la California, con un report della stessa Allied Grape Growers che analizza ai “raggi x” la situazione. Bitter, in particolare, ha esortato i produttori che vendono vino a meno di 6 dollari a bottiglia a rimuovere un totale di 6.000 ettari.
L’associazione che presiede, l’Allied Grape Growers, rappresenta 500 coltivatori in tutta la California, e già nel 2020 Bitter aveva lanciato un appello. D’altronde il report sullo stato dell’industria vinicola statunitense, realizzato dalla Silicon Valley Bank, non mostra segnali rosei. La fascia “premium” ha vissuto un 2023 di alti e bassi, il volume e il valore delle vendite dirette al consumatore sono diminuiti così come le visite alle sale di degustazione, per il secondo anno consecutivo, ma le importanti vendite natalizie hanno dato un aiuto importante. Il valore del vino premium è ancora in crescita ma viene previsto che le vendite, in volume, termineranno in calo quest’anno, in un momento storico dove la domanda dei consumatori continua a diminuire e le scelte si stanno spostando altrove, senza dimenticare l’eccesso di vigneti piantati in considerazione degli attuali volumi di vendita. Tuttavia le vendite a volume di vino, con un prezzo superiore a 12 dollari, sono rimaste positive, ma quello che fa riflettere è un dato che riguarda i consumi giovanili: nella fascia tra i 21 ed i 29 anni, il 13% beve vino in modo marginale e solo il 16% lo fa in modo significativo; il 35% beve alcolici ma non vino, il 12% ha consumi non regolari e il 25%, quindi un quarto del target, si astiene dal consumo di bevande alcoliche.
Le vendite totali di vino termineranno nel 2023 con una crescita dei volumi negativa (tra -2% e -4%), “range” previsto anche per il 2024. I vini di alta gamma fanno storia a sé, per la crescita delle vendite a valore della fascia premium, si parla di una forbice tra l’1% e il 4%, grazie ad un buon trimestre finale del 2023, e, sempre in valore, dovrebbero migliorare anche nel 2024. Questa è una buona notizia per i viticoltori degli Stati Uniti, ma ovviamente non riguarda tutti, all’interno di un mercato e di uno scenario produttivo sempre più mutevole e complesso.

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