Per il riso italiano è scattato l’allarme. Se l’attuale crisi dovesse protrarsi, molti agricoltori potrebbero essere costretti ad abbandonare una coltura sempre meno remunerativa per orientarsi verso produzioni più redditizie. Una prospettiva che, secondo Confagricoltura, avrebbe conseguenze pesantissime per l’Italia, primo produttore europeo di riso, mettendo a rischio non solo la leadership continentale, ma anche un settore che rappresenta una tradizione storica del Paese (come raccontava nel 1949 il celebre film “Riso Amaro” del regista Giuseppe De Santis con Silvana Mangano e Vittorio Gassman, ndr), profondamente legato ai territori e caratterizzato da un elevato livello di innovazione tecnologica. La situazione sarà al centro del tavolo nazionale richiesto da tempo dall’organizzazione agricola e convocato per il 30 luglio alla presenza del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
A preoccupare sono dati che evidenziano un mercato in forte contrazione nonostante una disponibilità complessiva di prodotto sostanzialmente stabile rispetto alla campagna precedente. Le quotazioni alla produzione continuano, infatti, a diminuire, comprimendo ulteriormente i margini degli agricoltori e aggravando una condizione già critica per l’intero comparto.
A rendere il quadro ancora più complesso è la crescente difficoltà di collocare il prodotto sul mercato, una situazione che riduce la redditività delle aziende agricole, indebolisce la capacità di programmazione degli operatori e mette sotto pressione l’intera filiera nazionale. Un ruolo determinante è attribuito al forte incremento delle importazioni di riso dai Paesi extra Ue, il cui crescente afflusso nel mercato europeo alimenta l’eccesso di offerta, accentua la pressione al ribasso sui prezzi e ostacola la piena valorizzazione della produzione nazionale. Nei primi 3 mesi 2026 le importazioni in volume sono, infatti, aumentate del +29%, raggiungendo 84.485 tonnellate, mentre il dato sale al +47% di 2 anni fa (56.246 tonnellate). In valore, l’import di riso è cresciuto del +17% dal 2024, passando da 56.223.623 a 65.874.108 euro.
In questo contesto, la politica commerciale dell’Unione Europea, orientata verso una progressiva apertura dei mercati internazionali e la liberalizzazione degli scambi, suscita forte preoccupazione tra gli operatori, che temono un ulteriore indebolimento della competitività del riso italiano ed europeo.
Per affrontare l’emergenza, Confagricoltura sta definendo un pacchetto di proposte che include un rafforzamento dei controlli sulle importazioni, incentivi per la stipula di contratti di filiera, misure per la programmazione delle produzioni e lo stoccaggio, oltre alla promozione di pratiche per l’uso razionale dell’acqua nelle risaie e di una maggiore aggregazione tra produttori.
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