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IL 2020 DEI FINE WINE

Un Rinascimento italiano, la ribalta del Nuovo Mondo, la caduta francese: il 2020 dei fine wine

Con l’anno nuovo alle porte, The Drinks Business fa i pronostici del mercato dei fine wine mondiali, tra l’ombra dei dazi e i vini naturali
FINE WINE, Mondo
I trend del 2020 del mercato dei fine wine

Col 2020 alle porte, è il momento di tirare le somme dell’anno appena finito. La fine di un anno significa anche l’inizio di uno tutto nuovo, e quindi di pronostici e previsioni, anche quando si tratta di andamenti di mercato e trend enoici, di un mondo tanto complicato quanto sotto i riflettori come quello dei fine wine. Cosa c’è da aspettarsi nel 2020? Dopo la chiusura in negativo di tutti gli indici principali del 2019, con il Liv-Ex 100, indice di riferimento della piattaforma, a -2,86%, ed il Liv-Ex 1000 a -3,78%, l’anno nuovo porterà una risalita naturale? E per l’Italia, i cui fine wine sono gli unici (insieme alla Champagne) ad andare controtendenza, con l’Italy 100 a +5,47%, si tratterà di un vero e proprio Rinascimento enoico, magari a discapito dei grandi vini di Bordeaux, da ritenere già nei guai nel 2019? E per il Nuovo Mondo del vino, potrebbero i dazi Usa verso l’Europa, che hanno colpito anche i vini francesi e spagnoli, e che potrebbero essere estesi anche all’Italia, far fiorire il commercio mondiale proveniente dal Sud America? Le risposte, secondo il sito di The Drinks Business, sono da cercare in andamenti già cominciati quest’anno, che potrebbero subire un’accelerata nel nuovo anno: la Francia, ad eccezione dello Champagne, è obiettivamente in recessione, l’Italia in crescita, i dazi sono uno spettro sull’Europa, e i vini naturali sembrano essere pronti ad esplodere sul mercato.
Partendo proprio dal colosso che è l’Esagono, se i vini francesi si troveranno sicuramente in difficoltà in Usa, al contrario l’Italia del vino si troverà davanti ad una crescita significativa, proprio grazie all’esclusione delle etichette del Belpaese dalle tariffe imposte ai prodotti Ue dall’amministrazione Trump. Difficile comunque fare pronostici, visto che la situazione politica degli Stati Uniti non è così stabile, con Trump sotto impeachement, che, intanto, minaccia tariffe del 100% su tutti i vini europei, italiani compresi. In ogni caso, non c’è motivo per cui pensare che l’Italia non avrà un 2020 forte dal punto di vista enoico, anche grazie alla presa sempre più forte che i fine wine tricolori hanno nel Regno Unito. I Super Tuscan e il Sassicaia, in particolare, sono quelli che possono aprire la strada verso gli Uk, anche se si registra un grande interesse per i vini piemontesi. È interessante notare, infatti, che il vino più performante del Liv-ex Fine Wine 1000 quest’anno è stato il Barolo Riserva Monfortino del 2002 di Giacomo Conterno, che è aumentato del 75% nel prezzo da 5.940 sterline a 10.390 sterile per cassa (12 bottiglie, ndr), seguito dal Barbaresco di Gaja del 2007 e del 2011, aumentato rispettivamente del 35% e del 31%.
Tornando alla Francia, proprio qui, già nell’anno che sta per concludersi, era fiorito l’universo dei vini naturali. Considerati prodotto di piccole cantine biologiche o biodinamiche, i territori del vino francesi hanno invece accolto i vini naturali in grandi cantine ed etichette simbolo, facendo avvicinare il giorno in cui i vini naturali saranno considerati fine wine a tutti gli effetti. Produttori come Clos Rougeard nella Loira e Domaine des Miroirs nel Giura, ad esempio, stanno raggiungendo prezzi sempre più alti nelle vendite, e un nuovo record è stato recentemente fissato per una bottiglia della prima annata (1992) di Grange des Pères, che ha raggiunto i 5.000 euro. Gli organic wine non sono, almeno per il momento, considerati dal Liv-ex, ma la forte richiesta che c’è per una viticoltura più sostenibile e naturale sta avendo un forte effetto anche sulle aree di produzione più tradizionali. A Bordeaux, in particolare, vediamo proprietà come Palmer e Pontet-Canet e ora Yquem che stanno diventando biodinamiche, e anche Latour è certificato biologico. I vini naturali magari non rovesceranno l’ordine stabilito, ma lo scuoteranno sicuramente.
Ma uscendo dai confini di Italia e Francia, e più in generale spostando lo sguardo verso la situazione enoica nel Nuovo Mondo, ci si accorge di come siano mercati strettamente correlati. I dazi Usa, infatti, come già detto, sono un’ombra scura sull’Europa, nonostante l’incerta posizione di Trump. Le tariffe al 100% potranno non essere certe, ma quelle al 25% lo sono, e in ogni caso la “caduta” di Trump non comporta l’automatica eliminazione dei dazi. L’Italia si trova sicuramente in una posizione privilegiata rispetto alle colleghe europee, ma in ogni caso a guadagnarci saranno i vini dei Paesi extra Ue. Ovviamente i compratori statunitensi potrebbero decidere di seguire il motto del Presidente, “America first”, e comprare statunitense, ma più probabilmente potrebbero favorire le produzione sudamericane, con etichette che, in questo modo, non resterebbero più ai margini della Power 100, ma potrebbero salire ai “piani alti” dei fine wine mondiali.

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