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RESILIENZA

Una guida (dal “Us Tour” by Iem) alla promozione del vino nella pandemia

A WineNews, Marina Nedic: “tecnologia, piccoli numeri, e tanta attenzione per restare protagonisti sui mercati anche in piena emergenza”

Ragionare su un orizzonte temporale troppo lungo è impossibile, ma il vino, come ogni altra filiera produttiva che ha nelle vendite sui mercati esteri una fetta consistente (quasi la metà) dei propri fatturati, è chiamato a reinventarsi per continuare a raccontarsi e promuoversi. Anche in un momento come questo, con l’Europa pronta a chiudere, di nuovo, tutto o quasi, e gli Usa, proiettati alle più importanti Presidenziali del Dopoguerra, che della pandemia Covid-19 sembrano quasi non curarsi, travolti da un’onda che ha velocemente tracimato dagli argini. Ed è proprio qui, tra New York e Chicago, sul mercato principale del vino italiano (dove le vendite dei primi 8 mesi del 2020 hanno raggiunto 1,16 miliardi di euro, +2,3% sullo stesso periodo 2019), che la promozione e la comunicazione si scoprono resilienti e capaci di adattarsi al contesto mutevole di un presente indecifrabile, che la Iem, negli appuntamenti dello Us Tour del suo “Simply Italian Great Wines”, ha saputo interpretare al meglio, con un format riveduto e corretto, in cui la tecnologia e la distanza sociale hanno saputo sopperire all’assenza fisica dei produttori ed all’impossibilità di accogliere, come era prassi, centinaia di persone.
Così, la promozione dei vini delle Marche (grazie ad Imt), va avanti nonostante tutto, con le mascherine, nel segno della resilienza, così come l’attività del Nobile di Montepulciano (da Dei a Carpineto, da Contucci a La Braccesca, da Lunadoro alla Vecchia Cantina) e del Consorzio Vini Doc Delle Venezie. “Nonostante la chiusura dei locali che tornerà a colpire Chicago tra qualche giorno - racconta a WineNews Marina Nedic, alla guida della Iem - International Exhibition Management insieme a Giancarlo Voglino - c’è stato grande entusiasmo, c’è voglia di incontrarsi, in un modo o nell’altro, anche in maniere diverse dal solito, in forma ibrida. Ci sono e ci dovranno essere ancora per del tempo, limitazioni numeriche all’accesso ai nostri eventi. A partire dai seminari e dalle masterclass, a cui non possono accedere più di 30 persone: dobbiamo garantire un metro di distanza l’uno dall’altro, ognuno deve avere la propria sputacchiera ed il proprio gel, ossia la minima garanzia. Così, abbiamo potuto garantirne lo svolgimento in assoluta sicurezza. La stessa cosa - continua Marina Nedic - è stata fatta per i walk around tasting, che sono durati molto più a lungo del solito, dalla mattina alla sera, con l’accesso garantito solo a piccoli gruppi alla volta. In realtà, è più giusto parlare di sit down tasting, come abbiamo fatto a Copenaghen: far sedere le persone permette il rispetto del distanziamento, con la mascherina che si abbassa solo al momento di assaggiare. Essere in meno, però, ha anche focalizzato maggiormente l’attenzione sui vini da parte di chi c’era: il futuro prossimo passa da qui, ossia eventi piccoli, mirati e concentrati”.
L’aspetto più importante da risolvere riguarda ovviamente “l’impossibilità di muoversi: né gli importatori, né i produttori, possono viaggiare, e allora trovare e costruire relazioni commerciali diventa più complicato. Ecco perché certi format avranno un ruolo ancora più delicato ed importante, specie per chi è alla ricerca di importatori. Così - spiega Marina Nedic - abbiamo selezionato le aziende e ne abbiamo costruito un profilo che poi abbiamo mandato agli importatori che hanno risposto al nostro invito. Per farli incontrare, all’interno dell’evento, sono bastati un tablet ed un sommelier: produttore e importatore si sono incontrati così, a distanza, ma con i vini nel bicchiere e la possibilità comunque di conoscersi. È stata un’esperienza interessante, che è piaciuta molto. È la cosa più vicina ad un contatto vero e proprio. Si può fare, ma ci auguriamo che non sia così per sempre. La gente ha voglia di vedersi, di incontrarsi, molto più di prima. Più che la paura, dalle tappe europee, c’è una gran voglia di condividere, ed in questo senso non credo che la realtà virtuale potrà mai prendere il posto del contatto fisico. Intanto, in Cina hanno ripreso la vita di sempre, senza mascherine e con le fiere in presenza, anche del nostro settore. Hanno sconfitto il virus, speriamo di riuscire a fare altrettanto noi”, conclude Marina Nedic.

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