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VINO E FINANZA

Valoritalia, Federdoc, Intesa Sanpaolo: accordo sul pegno rotativo per le denominazioni top del vino

Focus su Barolo, Barbaresco, Franciacorta, Valpolicella, Castel del Monte, Brunello di Montalcino, Bolgheri, Chianti Classico, Nobile di Montepulciano
BARBARESCO, BAROLO, BOLGHERI, BRUNELLO DI MONTALCINO, CASTEL DEL MONTE, CHIANTI CLASSICO, FEDERDOC, FRANCIACORTA, INTESA SANPAOLO, NOBILE DI MONTEPULCIANO, PEGNO ROTATIVO, VALORITALIA, VALPOLICELLA, Italia
Valoritalia si apre al capitale straniero. Francesco Liantonio confermato presidente

Ancora un accordo nazionale per l’attivazione del pegno rotativo, che trasforma il vino che riposta in cantina in liquidità finanziaria per i produttori, che questa volta ha come orizzonte tanti dei territori più importanti del vino italiano. A firmarlo, ancora una volta, Valoritalia, società leader nelle certificazioni agroalimentari italiane e Federdoc, Confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni di origine vitivinicole, questa volta insieme ad Intesa Sanpaolo, uno dei principali istituti di credito italiani, a cui fa riferimento il 16% del settore agroalimentare italiano. Tecnicamente il “pegno rotativo” consente di effettuare una valutazione puntuale delle scorte di vino da affinamento e di convertirle in garanzie utili per ottenere nuove linee di credito. Le aziende potranno così smobilizzare il prezioso patrimonio custodito in cantina, che diventerà commercializzabile solo a distanza di anni.
Nello specifico, Valoritalia attesterà la presenza fisica del vino in cantina anche in relazione di quanto riportato nei Registri Telematici da parte delle aziende produttrici di Barolo, Barbaresco, Franciacorta, Amarone della Valpolicella, Castel del Monte, Brunello di Montalcino, Bolgheri, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano, procedendo inoltre ad una analisi chimico-fisica del prodotto, verificandone la conformità con quanto previsto dal disciplinare di produzione e informando la banca con specifici report. Negli ultimi trent’anni il vino italiano è passato da un sistema produttivo basato sulla quantità a un’economia che punta su qualità e valore, scommettendo su identità, legami con il territorio, certificazioni di origine. Ai nostri giorni l’Italia produce meno vino, ma questo vino vale molto di più. Secondo una comparazione della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nel 1986 si produssero 77 milioni di ettolitri per un valore di 1,3 miliardi di euro, oggi gli ettolitri prodotti sono quasi 50 milioni, il 35% in meno, ma il valore è salito a 4,3 miliardi di euro, più del triplo.
Il 2020 è partito molto favorevolmente, ma già nel mese di marzo c’è stato un crollo del mercato interno che ha toccato il minimo in aprile (-40,3% rispetto ad aprile 2019 per l’aggregato più ampio delle bevande). Le esportazioni di vino invece hanno tenuto fino a marzo, ma da aprile sono scivolate anch’esse in territorio negativo chiudendo il semestre a -3,4%.
“Quando ci lasceremo alle spalle l’emergenza in corso - ha detto Andrea Lecce, a capo della Direzione Sales & Marketing privati e aziende retail Intesa Sanpaolo - dovremo essere pronti a ripartire facendo leva sulle grandi potenzialità che già sappiamo di avere: filiera completamente tracciabile, certificazioni di qualità e la grande reputazione delle nostre produzioni. Serve quindi investire fin d’ora per rafforzare invece eventuali punti deboli: esportazioni verso i mercati emergenti, canali distributivi, digitalizzazione. Crediamo fermamente nelle capacità dei nostri produttori e nella qualità dei nostri vini nobili. Ecco perché abbiamo colto l’opportunità offerta dalle novità normative rafforzandola tramite la collaborazione con gli Organismi di Controllo, rendendo così possibile dare a garanzia il vino pur mantenendone il pieno possesso in azienda”.
“Mettere a punto questa tipologia di accordi a favore delle aziende che fanno grande il made In Italy fa parte del nostro impegno a tutela delle denominazioni. Le nostre eccellenze vitivinicole rappresentano un tesoro inestimabile, da preservare. Sono proprio le nostre produzioni a salvarci in momenti difficili come quello che stiamo attraversando. Attraverso le nostre verifiche, garantiamo il rispetto dei disciplinari di produzione e delle caratteristiche organolettiche che permettono alle nostre Doc, Docg e Igt di essere considerate la più preziosa delle monete”, afferma Francesco Liantonio, presidente Valoritalia.
Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc, aggiunge:
“il pegno rotativo ha fatto sì che consorzi, istituzioni e banche collaborassero per la reale ripresa economica italiana. Questo strumento si è rivelato fondamentale per donare respiro al nostro comparto, duramente colpito dalla pandemia, mostrando che l’impegno profuso in questi anni per l’unità della filiera vitivinicola italiana ha dato i frutti sperati”.

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