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VINO E TERRITORIO

Valpolicella, mercato in salute e aziende solide grazie al vino, Amarone in testa

La salute della denominazione nei numeri di Nomisma e Banco Bpm per “Amarone Opera Prima”, firmato dal Consorzio Vini Valpolicella

Mercato in crescita, nonostante tutte le difficoltà di questi tempi, e aziende solide, con fondamentali economici sopra la media. Grazie ai vini delle denominazioni Valpolicella - Amarone, Ripasso e Valpolicella - che godono di ottima salute. La conferma viene dai numeri registrati da Nomisma Wine Monitor per lo scorso anno - 73,6 milioni di bottiglie per un valore di 500 milioni di euro, di cui quasi la metà relativi alle vendite di Amarone - e dall’analisi di Funzione Studi e Ricerche del Banco Bpm per il Consorzio di tutela dei Vini della Valpolicella, a Verona ad “Amarone Opera Prima”, evento speciale che ha legato, come mai prima, il vino e la bellezza della città e del suo simbolo, l’Arena tempio della lirica mondiale.
Dal confronto, realizzato dal Banco Bpm, tra le performance della denominazione scaligera e lo scenario nazionale del settore emerge come le imprese della Valpolicella siano tra le più performanti in termini di liquidità, di minor indebitamento e di miglior sostenibilità del debito anche nell’anno-Covid 2020. La principale area produttiva rossista del Veneto vince il confronto con la media italiana di fascia premium - la più coerente con l’area considerata in termini di struttura della produzione - grazie anche all’Amarone, il vino di punta che spinge l’intera denominazione verso il segmento luxury. L’utile netto nell’annus horribilis 2020 registrato dalle imprese della Valpolicella si è attestato al 6,4%, contro una media dello 0,4% del segmento premium e del -2,6% per il classic (12,4% il luxury), con un Mol al 14,4% a fronte di un 12,5% del premium e un patrimonio netto nettamente superiore (54,7% vs 43%).
“Lo studio - ha detto il presidente del Consorzio di tutela dei Vini della Valpolicella, Christian Marchesini - dimostra come sia importante per una denominazione come la nostra mantenere standard qualitativi elevati, con un adeguato posizionamento del prezzo medio e della brand awareness. Un risultato delle azioni del Consorzio per governare l’offerta, che consentono una grande elasticità. Con il blocco degli impianti abbiamo calmierato l’incremento di produzione: dal 2021, dopo gli ultimi impianti nel 2019 di chi aveva in portafoglio ancora dei diritti, la superficie vitata è arrivata al suo massimo (8.573 ettari) e nonostante questo la produzione è proporzionalmente diminuita. Ad ogni vendemmia vengono fissate le rese e quantificata la percentuale di uva che può essere destinata all’appassimento per produrre Amarone e Recioto. Inoltre, in caso sfortunato di grandinate, riduciamo le rese e la cernita nelle aree colpite. A questo si accompagna un controllo delle rese da parte di Siquria (Società Italiana per la Qualità e la Rintracciabilità degli Alimenti che, tra le altre, controlla e certifica le denominazioni Valpolicella), che abbiamo innalzato, unico Consorzio in Italia, dal 15% previsto per legge al 25% in modo da controllare nell’arco di 4 anni tutta la superficie del “vigneto Valpolicella”. Peraltro concentriamo i controlli di questo 10% in più, in base ad un’analisi dei rischi, sui vigneti siti sotto i 150 metri e sopra i 400 metri sul livello del mare. A questa garanzia di qualità, per i consumatori e per gli stessi produttori, si aggiunge la certificazione di ogni singola cassetta di uve messe a riposo senza la quale non si può procedere alla pigiatura. Uno sforzo notevole anche perché concentrato in un mese e mezzo in ben 360 fruttai”.
Lo scenario attuale, esaminato dall’analisi del Banco Bpm, è contraddistinto da un’elevata incertezza per il settore a livello internazionale, a partire dal conflitto russo-ucraino che è concausa di molti fattori, quali l’inflazione e la stretta sulla politica monetaria Ue, il caro prezzi e lo shortage sul fronte delle forniture. Se a ciò si aggiunge una fluidità normativa data dalle campagne antialcol e dalla transizione green, ne emerge un quadro difficile, anche se sostenuto dalla previsione di una domanda internazionale ancora in crescita per il vino italiano nell’ultimo decennio cresciuto più dei competitor europei. Un combinato disposto che ha indotto il Cerved (ndr: il più grande Information Provider in Italia e una delle principali agenzie di rating in Europa) a rivedere al ribasso le ultime stime del comparto per il 2022, con le vendite all’estero date comunque in lieve crescita ma con un Mol più che dimezzato (dal 10% al 4,7%).
In questo quadro non certo roseo i risultati positivi dei vini Valpolicella - un balzo senza precedenti delle vendite nel 2021 con un incremento tendenziale in valore del 16%, grazie alla crescita di export (8%9 e mercato interno (31%) e un prezzo medio in forte ascesa - assumono valore ulteriore. Secondo l’indagine di Nomisma Wine Monitor, su un campione rappresentativo di oltre il 40% del mercato, la miglior performance è da ascrivere all’Amarone, protagonista di un autentico boom di vendite (+24%), con l’export a +16% e un +39% a valore sul mercato interno. Per il re della Valpolicella, che nell’ultimo biennio ha preso la strada estera nel 65% dei casi, i mercati top sono stati Canada, Stati Uniti e Svizzera, seguiti a ruota da Regno Unito e Germania.
“Alla luce di questi dati - ha concluso il presidente Marchesini - affrontiamo il futuro con fiducia. E per quanto riguarda la sostenibilità procediamo nel percorso iniziato 10 anni fa con il progetto Rrr (Riduci, Risparmia, Rispetta) che oggi è confluito nel Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi)”.
I vini della Valpolicella muovono un giro d’affari tra 500 e 600 milioni di euro all’anno, con il prezioso Amarone - che sfuso, nell’annata 2018, ha spuntato quotazioni anche superiori a 1.000 euro ad ettolitro - a 19 milioni di bottiglie (+22,7% nel 2021 sul 2020), il Ripasso a 35 (+15%) e il Valpolicella a 20 (+9,4%) per 8.600 ettari di vigneto con valori fondiari e patrimoniali tra i 300.000 e i 500.000 euro ad ettaro. A presentare a 100 giornalisti (di cui 80 esteri), l’annata 2017 ad “Amarone Opera Prima”, insieme ad un millesimo a propria scelta, sono stati 40 produttori: una degustazione, facilitata dall’aria condizionata e da una temperatura di servizio dei vini adeguata, che ha fatto seguito ad un programma per i media mirato a “far emergere la versatilità dell’Amarone e a liberarlo da un preconcetto che non tiene conto della sua evoluzione stilistica e poliedrica” ha precisato Marchesini.
Le gelate che nel 2017 hanno colpito pesantemente molte aree viticole italiane, in Valpolicella si sono abbattute solo in una piccola zona, dove la parte alta delle pergole è stata “risparmiata”, interessando le gelate i primi due metri da terra. A caratterizzare la 2017 in Valpolicella sono state la scarsità delle precipitazioni in estate - concentratesi poi in settembre dopo la vendemmia - e le elevate temperature medie mensili, raggiungendo somme termiche che pongono l’annata tra le più calde, solo dopo le 2003, 2011, 2015 e 2009. L’anticipo delle fasi fenologiche, manifestatosi già in fioritura, si è mantenuto fino alla vendemmia iniziata il 4 settembre, 10 giorni prima della media. Anticipo che ha riguardato quindi anche la messa a riposo delle uve. “L’andamento climatico secco ha contenuto le avversità e facilitato la difesa - ha illustrato Giambattista Tornielli (Università di Verona) - e le uve si sono presentate alla raccolta molto sane. La concentrazione zuccherina è stata particolarmente elevata e, di contro, l’acidità malica inferiore alla media. Complessivamente la qualità dell’uva è stata buona anche con l’appassimento un poco accelerato”.

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