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STRATEGIE DI TERRITORIO

Valpolicella Superiore, il vino su cui puntare per il 93% dei produttori della Valpolicella

Sondaggio del Consorzio per “Valpolicella Superiore - A Territory Opportunity”. Versatilità punto di forza (6 imprese su 10 non faranno appassimento)
CONSORZIO VALPOLICELLA, TERRITORIO, VALPOLICELLA, VALPOLICELLA SUPERIORE, vino, Italia
Vigneti Cengia Valpolicella, verso Monte Baldo - Copyright Consorzio Tutela Vini Valpolicella

La “biodiversità” e la varietà della produzione, spesso, sono caratteristiche intrinseche a tanti territori del vino. Che, altrettanto spesso, rischiano di essere messe in ombra dal successo di un prodotto simbolo, che traina l’immagine e l’economia del territorio stesso, ma, involontariamente, rischia di “rubare” un po’ di luce ad altri non meno importanti. È il caso della Valpolicella, dove il successo determinante e fondamentale dell’Amarone, vino di metodo per eccellenza, negli anni ha messo un po’ in secondo piano un vino importante ed espressivo del territorio come il Valpolicella Superiore. Denominazione più antica, ma anche la più giovane sotto il profilo commerciale, ma sulla quale oggi è il prodotto su cui puntare per il 93% dei produttori della Valpolicella, uno dei territori del vino più importanti d’Italia. A dirlo, l’indagine interna del Consorzio dei Vini della Valpolicella, che sarà presentata il 24 giugno nel “Valpolicella Superiore - A Territory Opportunity”, evento digitale pensato per mettere a fuoco potenzialità e sfide per il futuro della denominazione.
“Vogliamo valorizzare il vino che più si identifica con il territorio - spiega il presidente del Consorzio di tutela dei Vini della Valpolicella, Christian Marchesini - a partire dalla ricostruzione di una identità di prodotto e di una vision condivisa tra tutti i produttori. In particolare, un segnale di svolta è dato dall’appassimento: 6 imprese su 10 non intendono farlo, mentre i rimanenti ritengono utile solo un breve passaggio. Complessivamente, il 94% delle aziende rispondenti producono o commercializzano Valpolicella Doc Superiore ma, come le stesse aziende rilevano, c’è ancora moltissimo potenziale inespresso, a partire dalla riconoscibilità e dal posizionamento”.
Stando ai risultati della survey, che ha coinvolto un campione di un terzo dei produttori/imbottigliatori del Consorzio, c’è, infatti, molto da lavorare sul fronte della conoscenza: per il 62,4% dei produttori i consumatori italiani ignorano o quasi il prodotto, dato che sale a 7 su 10 quando si prendono in considerazione i mercati esteri. Leggermente meglio la stampa italiana, che ha una conoscenza insufficiente per il 43,6% delle aziende, sufficiente per il 41,6% e buona per il restante 14,9%.
Sempre secondo il punto di vista dei produttori, i principali punti di forza del Valpolicella Doc Superiore sono il profilo organolettico (indicato dal 52,5% delle imprese per il mercato interno e dal 46,5% per quello estero) e la versatilità di abbinamento (47,5% in Italia e 38,6% all’estero). Tra gli elementi di debolezza sotto il profilo commerciale nel mercato domestico, più della metà delle imprese (54,5%) riconosce il peso della molteplicità di stili all’interno della tipologia, ma anche della concorrenza di altri vini della Valpolicella (43,6%, con il Ripasso come principale indiziato) o la mancanza di un segmento commerciale definito (43,6%), fattori che sembrano avere un peso importante anche sui mercati esteri.
E se l’Italia è il primo mercato di sbocco, principale destinazione per oltre i 3/4 dei rispondenti (con l’horeca che assorbe l’84,2% delle vendite), ad occupare il più alto gradino del podio nella classifica per export è la Germania (meta per un quarto delle imprese), seguita da Usa (23,2%) e Danimarca (17,9%), mentre Olanda e Svizzera condividono a parimerito il quarto posto. Sul fronte degli investimenti futuri, la metà delle aziende punta a potenziare la presenza negli Usa, mentre quasi un terzo (31,6%) scommettono su Germania e Svizzera. Per i prezzi, il 38,9% delle aziende posiziona il suo prodotto nella fascia oltre i 10 euro a bottiglia (ex cellar), il 23,2% tra i 6 e gli 8 euro, il 20% tra gli 8 e 10 euro, il 17,9% a meno di 6 euro. Un posizionamento che si conta di migliorare in futuro, con il 44,2% dei rispondenti che aspirano alla fascia oltre i 10 euro, per andare poi a scalare progressivamente nelle fasce di prezzo sottostanti.
Un percorso non semplice, ma ambizioso, che vede la Valpolicella ripartire dalla sua storia, per scrivere un nuovo futuro.

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