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Vecchie vigne, un patrimonio da valorizzare meglio, in Italia. E da tutelare, anche nei piccolissimi vigneti. Il tema sotto i riflettori a Vinitaly, con le Donne del Vino, Ian d’Agata e la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti

Italia
Vecchie vigne, patrimonio da tutelare in Italia, per Le Donne del Vino e Fivi

Le vecchie viti, di età dai 50 agli 80 anni, e oltre, sono un patrimonio non solo qualitativo, storico ed emozionale, ma anche economico. Sono piante delicate, però, e solo una valutazione adeguata dei vini che producono le può rendere competitive. Le vecchie viti sono le più importanti per trasmettere le caratteristiche di un terroir, sono le testimoni della storia di una zona di produzione, sono capaci di dare le uve qualitativamente più significative e queste loro caratteristiche sono universalmente riconosciute.

Purtroppo, però, sono anche le viti più soggette alle malattie del legno, nonché le viti che hanno bisogno di una gestione più attenta e accurata, perché spesso sono coltivate con forme di allevamento antiche e, evidentemente, non meccanizzabili. Sono i concetti e le riflessioni chiave della degustazione firmata a Vinitaly dalle Donne del Vino, dedicata a vini prodotti da vigneti anche di 80 anni, guidata dal presidente della Vinitaly International Academy, Ian d’Agata, con nel calice vini di cantine come Ettore Germano, Donati Marco, Maffone, Marenco, Salvatore Marusciello, Donnafugata, Tenuta Bastonaca, La sibilla, Zortettig e Valle dell’Acate.

Ma le vecchie vigne, possono sopravvivere solo se a loro, e ai vini vengono cui danno vita, viene riconosciuto un valore, non solo economico, appropriato.

“Dovremmo imparare dai francesi che per le loro “Vieilles Vignes” - afferma Ian d’Agata presidente Vinitaly Internaional Accademy - già soltanto per il fatto che sono dichiarate in bottiglia, accrescono il valore dei vini del 40%. Da noi, invece, non c’è ancora la cultura del rispetto verso queste testimonianze viventi della tradizione enologica italiana”.

Insomma, anche in questa particolare produzione l’Italia è come se si “vergognasse” nel valorizzare un pezzo del suo patrimonio. “Abbiamo erroneamente determinato alti prezzi per vini prodotti con vigneti appena di una decina di anni di età e abbiamo dimenticato questo grande patrimonio, che pure esiste, specialmente nelle regioni del Sud - prosegue d’Agata - in questo senso penalizzando la nostra viticoltura”.

Ma nell’universo della viticoltura italiana, che vede la vigna piantata in ogni angolo del pianeta, ci sono altre testimonianze storiche che rischiano di scomparire. Come sottolineato, a Vinitaly, dai Vignaioli Indipendenti della Fivi, che, con i tralci delle loro viti come testimoni, hanno richiamato l’attenzione sul fatto che il vigneto Italia è fatto anche di superfici sotto i 1.000 metri quadrati, in particolare in quelle aree dove la viticoltura insiste storicamente ed è eroica o marginale, ma non per questo meno importante in termini di salvaguardia del territorio, del paesaggio e della biodiversità viticola. Che, però, non sono censiti, e quindi, in un certo senso, è come se non esistessero.

“In quelle aree dove la viticoltura eroica è sopravvissuta fino a oggi - spiega Matilde Poggi, presidente Fivi - 1.000 metri quadrati sono una dimensione di tutto rispetto. Non solo. In molti casi i vignaioli che li conducono hanno conservato pratiche colturali e varietà uniche, che rischierebbero di essere perdute nel momento in cui tali vigneti fossero espiantati o abbandonati. Il censimento del Ministero dell’Agricoltura dei vigneti storici ed eroici ignora questo importante, patrimonio considerandoli ad uso personale, e visto che non richiedono denunce di produzione o altri oneri di registrazione della loro produzione. Chiediamo a Ministero e Regioni di promuovere il censimento e la tutela dei vigneti storici ed eroici indipendentemente dalla loro estensione”.

Se questi vigneti rimanessero esclusi dal censimento e non fossero inseriti nel catasto viticolo, infatti, non saranno neppure rilevabili da altri andando irrimediabilmente persi, e con loro tutto quanto il patrimonio che rappresentano.

“Sarebbe sufficiente una deroga - continua la Poggi - e trattandosi di vecchi impianti le foto aeree del territorio rendono facile il loro inserimento nel catasto. Si tratta di una urgenza in particolare nelle aree più sensibili in situazioni di forte pendenza con terrazzamenti come in montagna o nelle piccole isole. O come nell’area del Prosecco docg ci sono dei vitigni storici, che non rientrando nella base ampelografica della denominazione rischiano l’estinzione”.

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