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STORIE DI VINO

Vigneti da estirpare a Bordeaux e storiche cantine che chiudono: segnali di crisi dalla Francia?

Da un lato il prestigio intoccabile dei grandi Chateaux, dall’altro i piccoli viticoltori che arrancano, e cercano soluzioni, di sistema e “private”

Non c’è Francia senza grandeur, ha scritto qualcuno. E questo è ancora più vero in ambito enologico. Il prestigio di cui godono i francesi nel mondo del vino è ampiamente riconosciuto a livello internazionale, ma è anche portatore di una certa sudditanza psicologica, che fa sembrare perfetto e intoccabile tutto ciò che accade Oltralpe. Eppure non tutto è oro quello che luccica. Proprio dalla Francia arrivano due storie - entrambe riportate dal magazine francese “Vitisphere” - apparentemente lontane tra loro, ma entrambe segnali di una dissonanza sempre più palpabile tra l’immagine consolidata e intoccabile dei grandi Chateaux e la realtà di tante piccole cantine che arrancano.
È accorato l’appello di un gruppo di viticoltori di Bordeaux al Ministro dell’Agricoltura: “servono dai 100 ai 150 milioni di euro per estirpare urgentemente i vigneti in eccesso”. Le cantine chiedono a Marc Fesneau di stanziare fondi adeguati alla crisi del principale dipartimento vinicolo francese, e lo invitano a scendere nei vigneti per vedere la sofferenza che attualmente colpisce molti viticoltori del territorio.
“Non possiamo aspettare fino al 2024 - dichiara Serge Rizzetto, uno dei portavoce - Abbiamo bisogno di soluzioni urgenti che siano efficaci nel 2023, anche se lo Stato finanzia o anticipa i futuri fondi europei”. Un profondo malessere sociale sta infatti colpendo i vigneti di Bordeaux - che non è solo sinonimo delle grandi bottiglie che fanno sognare i collezionisti di tutto il mondo - ma un territorio grande da cui nascono, mediamente, tra i 500 ed i 600 milioni di bottiglie all’anno, che si vendono a prezzi bassissimi. I viticoltori, come già riportato da WineNews nei mesi scorsi,  cercano una via d’uscita onorevole. “Il nostro obiettivo è ottenere un premio per l’estirpazione. Questo permette a chi è alla fine del percorso, come me, di andare in pensione. Per i vecchi che hanno contratti di locazione non pagati o abbandonati, per estrarre i loro appezzamenti. E per coloro che restano a riequilibrare i mercati. Questo andrà a vantaggio di tutti” spiega Didier Cousiney, altro portavoce del gruppo.
“Chiediamo al Governo un piano sociale, come è stato fatto per l’industria automobilistica o per le fonderie. Ci sono un milione di ettolitri di troppo a Bordeaux, comprese tutte le denominazioni. Dobbiamo estirpare tra i 10.000 e i 15.000 ettari”. Arriva, invece, da Roussillon la storia di Sébastien Lafage, proprietario della storica tenuta Domaine du Dernier Bastion. Lafage ha recentemente dichiarato di voler smettere di fare il viticoltore, abbandonando la produzione di vino e scegliendo invece di dedicarsi alla produzione di birra e all’organizzazione di eventi (in programma la creazione di un birrificio artigianale e il lancio di una fiera dell’aperitivo). Il motivo? Non tanto le preoccupazioni commerciali (grazie alla diversificazione della sua gamma e alle sue reti), quanto le difficoltà di trovare personale per effettuare le raccolte manuali, l’accumularsi di vincoli amministrativi, le rese che risentono della siccità e il calo generale della redditività. Infine, l’assenza di una successione familiare.
“Ho scelto di smettere di fare il viticoltore ora, piuttosto che soffrire tra dieci anni, quando sarà più difficile per me cambiare lavoro - ha spiegato Lafage - adesso ho ancora la possibilità di vendere le vigne prima che diventi meno facile”. La sua azienda, di proprietà della famiglia da otto generazioni, non supererà, dunque, la vendemmia 2022. Già dismessi i suoi 15 ettari di vigneti e le attrezzature, mentre le scorte sono tuttora in vendita (100 ettolitri di vino da invecchiamento e 1.000 bottiglie di vecchie annate che risalgono al 1955).

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