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Vino, cala l’export (-34% nel 2026), ma crescono nuovi mercati, tra Mercosur (+45%) e India (+165%)

L’Osservatorio Federvini con Nomisma e TradeLab analizzato con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Ponti: “imprese resilienti”
ACCORDI COMMERCIALI, AUSTRALIA, EXPORT, FEDERVINI, INDIA, MERCATI, MERCOSUR, UE, USA, Italia
Il Ministro Adolfo Urso e il presidente Federvini Giacomo Ponti

Il 2025 è stato un anno in cui le complessità non sono mancate anche per il vino italiano: l’export verso il mondo ha chiuso con -3,6% a valore, registrando una flessione di quasi 300 milioni di euro. Il dato più significativo riguarda gli Stati Uniti dove le importazioni hanno registrato una flessione del 12% a valore, dovuta all’imposizione dei dazi introdotti un anno fa. L’incertezza della politica americana di interscambio commerciale continua a pesare anche nel primo bimestre 2026 (-34% a valore rispetto ai livelli pre-dazi del 2024). Nonostante ciò, il comparto italiano ha mostrato tutta la sua resilienza con una tenuta superiore rispetto ai principali competitor mondiali come la Francia (-4,4%), la Spagna (-5,1%), il Cile (-10,2%) o gli stessi Usa, che hanno visto crollare il proprio export del 36%: dati che dimostrano quanto le barriere tariffarie, che in ultima analisi rappresentano una forma di imposizione fiscale, danneggino le economie tutte, oltre che lavoratori e consumatori. Ad un anno dall’introduzione dei dazi statunitensi e in uno scenario segnato da forti tensioni geopolitiche, è lo scenario analizzato dall’Osservatorio Federvini, realizzato in collaborazione con Nomisma e TradeLab, e presentato oggi, a Vinitaly 2026 a Verona, nell’evento “Il vino in un mondo che cambia: il valore del modello italiano oltre i dazi e lo scenario geopolitico”, dal presidente Federvini Giacomo Ponti, con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, i parlamentari europei Stefano Bonaccini e Francesco Torselli, il presidente Agenzia Ice Matteo Zoppas, il presidente Veronafiere Federico Bricolo, il presidente Nomisma Paolo De Castro, e la presidente del Gruppo Vini Federvini, Albiera Antinori.
E secondo il quale, nuove opportunità si aprono per il comparto grazie all’accelerazione degli accordi di libero scambio promossi dall’Ue, che promettono mercati più dinamici e accessibili. Dal 1 maggio entrerà in vigore, in via provvisoria, l’intesa con il Mercosur
, aprendo l’accesso a un mercato di 260 milioni di abitanti con un Pil complessivo di 3.000 miliardi di dollari: un’area in cui, negli ultimi 5 anni, le importazioni di vino sono cresciute del 45%, con l’Italia già protagonista con una quota dell’8%, e dove i nostri vini rossi, in particolare toscani e piemontesi, consolidano una reputazione in costante ascesa. Strategico, inoltre, l’accordo raggiunto con l’India, Paese da 1,47 miliardi di abitanti, dove l’export di Prosecco ha registrato un incremento del 165% nell’ultimo quinquennio e dove la riduzione dei dazi federali, storicamente al 150%, verso livelli del 20-30% promette una vera e propria rivoluzione dei flussi commerciali. Ma anche la recente intesa con l’Australia - Paese con Pil pro capite tra i più alti al mondo - elimina completamente le tariffe doganali, aprendo nuove opportunità per i nostri vini, in un mercato che vale già oltre 540 milioni di euro in importazioni totali, anche se il capitolo sulla tutela delle Indicazioni geografiche non appare pienamente soddisfacente.
Il presidente Federvini Giacomo Ponti ha richiamato, a 12 mesi dall’avvio dei dazi americani, i fattori di instabilità che ancora condizionano l’economia europea e mondiale a partire dalle conseguenze del conflitto in Medioriente. Un quadro complesso e incerto solo parzialmente mitigato dalle prospettive di sviluppo legate ai nuovi accordi di libero scambio siglati dall’Unione Europea con il Mercosur, l’India e l’Australia. “Nonostante un panorama generale in chiaroscuro - ha detto Ponti - guardando al futuro è fondamentale sottolineare la resilienza che le nostre imprese continuano a dimostrare nel generare valore. Siamo, senza dubbio, tra i principali alfieri del made in Italy nel mondo, portatori di una cultura della qualità e di uno stile di vita distintivo. Siamo imprenditori e abbiamo la responsabilità, oltre che il dovere, di guardare al domani con uno spirito positivo, lo stesso con cui abbiamo costruito nel tempo il valore dei nostri marchi. In questo percorso è cruciale continuare a trovare nel mondo delle istituzioni, a livello nazionale ed europeo, un interlocutore attento alle nostre istanze”.
E in questo scenario, nel 2025 il mercato in Gdo, analizzato da Nomisma per l’Osservatorio Federvini, si è mantenuto stabile a 3 miliardi di euro a fronte di una leggera flessione nei volumi (-2,8%). Trainano gli spumanti, in crescita sia in volume (+3,1%) che in valore (+2,7%), e gli Igp che difendono la posizione mantenendo i valori invariati. Qualità e legame col territorio si confermano i driver di resilienza per il comparto, in un contesto di generale prudenza dei consumi. Parallelamente, l’analisi TradeLab sui consumi fuori casa evidenzia un mercato complessivo da 102 miliardi di euro, in crescita dell’1,5% a valore, nonostante una lieve flessione nelle visite (-1,1%). Si osserva, inoltre, una polarizzazione dei consumi: mentre il vino registra, nel suo complesso, una riduzione del - 6,6%, le bollicine mostrano una maggiore tenuta (-2,3%), apprezzate soprattutto dalle generazioni Boomer e nella ristorazione di fascia alta. Ma anche una tendenza trasversale verso un consumo moderato e consapevole, dettato dall’evoluzione dei regimi alimentari che influenzano soprattutto le scelte dei giovani adulti.
“Il quadro dei consumi restituisce un mercato che sta cambiando non tanto nella dimensione quanto invece nella qualità della domanda. Restano sostanzialmente stabili i valori, in presenza di una maggiore selettività nelle scelte. Un’evoluzione che premia le tipologie a più alto contenuto identitario e rafforza il ruolo di qualità e territori come leve competitive - ha concluso la presidente del Gruppo Vini di Federvini, Albiera Antinori - nei consumi fuori casa, in particolare, cresce l’attenzione all’esperienza e alla qualità dei prodotti e la ricerca di un consumo più consapevole. Si conferma lo stile italiano di consumo caratterizzato dalla moderazione e dal radicamento nella cultura nazionale, come è emerso nell’analisi affidata da Federvini all’Università Sapienza di Roma, che è stata presentata lo scorso 25 marzo a Roma. L’Italia deve continuare a lavorare ad una strategia che punti a diffondere il modello di consumo responsabile e moderato assieme a quello, altrettanto virtuoso, rappresentato dalla Cucina italiana, entrata a far parte dei patrimoni immateriali dell’Unesco”.

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