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TERRITORI

Vino e Covid, anche i Consorzi della Valpolicella e del Soave abbassano le rese

In due dei territori più importanti del Veneto e d’Italia, misure per tutelare i valori di uve e vini, e non creare tensioni su mercati e filiera

Diminuire le rese massime previste dai disciplinari per evitare eccessi di produzione e, soprattutto, crolli di valore di uve e vini: una misura che tanti dei più importanti Consorzi del vino adottano di anno anno, e tanto più diffusa in questo 2020 indelebilmente segnato dalla Pandemia. E su questa strada si sono incamminati anche due dei territori più importanti del Veneto, quello della Valpolicella e quello del Soave, che fanno i conti, come tutti, con un futuro quanto mai incerto, e dopo una partenza di anno che era stata positiva sul fronte dei mercati. Il Consorzio Vini Valpolicella, guidato dal presidente Andrea Sartori e dalla direttrice Olga Bussinello, ha stabilito di ridurre da 120 a 100 quintali per ettaro la resa massima dei vigneti, con una cernita dell’uva destinata all’appassimento di Amarone e Recioto pari al 45% , oltre al blocco totale e senza deroghe degli impianti nella denominazione per altri 2 anni. Misure queste, approvate complessivamente a larga maggioranza dai soci, che secondo il Consorzio si sono rese necessarie visto l’effetto Coronavirus sul mercato interno e maggiormente su quello internazionale, dove transitano quasi i 3/4 del valore delle vendite di Amarone, Ripasso, Valpolicella e Recioto.
“Il mix di interventi deliberati è il risultato di un’analisi-simulazione dei fondamentali della denominazione alla vigilia della prossima vendemmia - ha sottolineato Andrea Sartori - la congiuntura ci ha infatti obbligati a considerare proiezioni legate agli aspetti produttivi, all’assorbimento del mercato e alla tenuta del prezzo medio per giungere a un punto di equilibrio approvato dai soci. È una responsabilità importante e largamente condivisa dai nostri associati anche perché il contesto delle misure pensate dalle istituzioni (distillazione e vendemmia verde) non aiutano le produzioni di qualità come la nostra. In questo scenario è più che mai importante tenere sul fronte del prezzo medio, per questo facciamo appello anche alla Commissione prezzi della Camera di Commercio di Verona che tuteli l’alto valore dei prodotti della denominazione, per evitare speculazioni al ribasso”.
Per il direttore del Consorzio di tutela Vini Valpolicella, Olga Bussinello: “gli interventi presi sono quanto mai necessari quest’anno, perché cercano di dare una risposta ad una situazione decisamente anomala che comunque ci chiederà di fare i conti con il mercato nel medio termine e con il contingentamento di un vigneto cresciuto del 26% negli ultimi 10 anni. Oggi più che mai serve lavorare più sulla qualità che sulle quantità, sui valori più che sui volumi: lo dicono i dati export di aprile, quando - dopo un avvio di 2020 molto promettente - il lockdown ha ridotto drasticamente le importazioni di vino italiano sul mercato interno e nelle nostre principali piazze di sbocco”.
Tra le misure richieste alla Regione, il range di tolleranza del 20% destinato a produrre vino non a denominazione è da calcolare sulla resa di 100 quintali a ettaro (e non 120), mentre si alza al 50% la quota di cernita dell’uva destinata all’appassimento per Amarone per i vigneti certificati biologici o con il protocollo Rrr (riduci, risparmia, rispetta). Complessivamente su un’area di circa 8.300 è ormai di circa 1/4 la superficie di vigneto sostenibile tra biologico e certificazione Rrr, per una denominazione che genera ogni anno un giro d’affari di 600 milioni di euro, di cui 360 milioni grazie all’Amarone.
Tra le colline del Soave, invece, il Consorzio guidato dal presidente Sandro Gini e dal direttore Aldo Lorenzoni, continuando a seguire la stella polare dell’equilibrio produttivo “che ha portato importanti risultati sul fronte dei valori, ha prudentemente scelto di diminuire le rese per la vendemmia 2020, passando da 150 quintali per ettaro per la Doc a 130 quintali per ettaro (-13%) e da 140 quintali per ettaro a 130 quintali per ettaro (-7%) per la zona Classica e dei Colli Scaligeri. Deroghe a questa decisione verranno date alle aziende che negli ultimi due anni non hanno caricato il Soave oltre il limite previsto senza superi, mentre per le aziende biologiche certificate, il limite rimane a 140 quintali per ettaro, per dare un forte segnale a favore della sostenibilità in vigneto”.
“Una scelta condivisa e presa sentendo tutte le parti - dichiara il Presidente del Consorzio Sandro Gini - in un anno che ci ha messo alla prova, la natura non ha smesso di andare avanti e valutato l’andamento dell’annata, abbiamo con responsabilità preso questa decisione per tutelare tutte le aziende del territorio e al contempo non creare tensione sul mercato, se il prodotto nel 2021 non fosse sufficiente a soddisfare le richieste. Un equilibrio produttivo costante quindi nel mirino del Consiglio di amministrazione del Consorzio, dove fondamentale diventa essere reattivi e nello stesso momento valutare anche le prospettive future, in un mercato sempre più competitivo e veloce”.
L’assemblea dei soci ha, intanto, registrato alcuni dati positivi, come un aumento di consumo di Soave in Canada del 15% sullo stesso periodo dell’anno precedente, mentre è in partenza la campagna “By the Glass in Giappone”, che ha incontrato l’entusiasmo dei ristoratori nipponici.

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