02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
INNOVAZIONE

Vino, gli ingredienti nel QR Code in tutte le lingue Ue: salva l’etichetta europea

A WineNews Paolo Castelletti e Sandro Sartor, segretario generale e vicepresidente di Unione Italiana Vini, fautrice della proposta
ETICHETTA, PAC, PAOLO CASTELLETTI, SANDRO SARTOR, UIV, UNIONE EUROPEA, UNIONE ITALIANA VINI, Italia
Il QR Code salva l’etichetta europea

Per anni il vino e qualsiasi altro alcolico prodotto in Unione Europea è stato dispensato dall’indicare in etichetta i valori nutrizionali e gli ingredienti. Una condizione destinata a cambiare dalla fine del 2022, quando, come deciso nel 2017 dalla Commissione Europea, anche i produttori di vino dovranno indicare la lista degli ingredienti ed i valori nutrizionali nella retro etichetta. Una novità che ha rischiato di rivelarsi un bagno di sangue, in termini strettamente pratici, per le aziende del vino, che hanno visto materializzarsi lo spettro di una retro etichetta chilometrica ed illeggibile, da tradurre nella lingua di ogni Paese Ue in cui esportare le proprie bottiglie. Almeno fino a quando, in sede di discussione sulla nuova Pac (Politica Agriciola Comune), ha preso piede la proposta italiana, portata avanti dalla Uiv (Unione Italiana Vini): inserire gli ingredienti (quantità di grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale), ed altre informazioni, in un’etichetta elettronica, cui accedere attraverso un QR Code, lui sì in etichetta. Una soluzione che ha tolto dall’impasse il settore, mentre la dichiarazione nutrizionale potrà essere limitata all’indicazione del valore energetico in etichetta, espresso utilizzando il simbolo “E” per l’energia.
Un’innovazione di cui abbiamo parlato, a WineNews, con Paolo Castelletti, segretario generale Unione Italiana Vini (Uiv), e Sandro Sartor, alla guida della griffe Ruffino e vicepresidente di Unione Italiana Vini (Uiv):
“i vini e le bevande alcoliche con più di 1,2 gradi - ricorda Paolo Castelletti - erano esonerati dall’indicazione sia degli ingredienti che dei valori nutrizionali. Questa deroga è cessata nel 2017, su impegno della Commissione Ue, e dal 2018, come settore, ci siamo mossi per trovare delle soluzioni al problema, che contemperassero da una parte l’esigenza di una corretta informazione al consumatore, e dall’altra di evitare che l’etichetta diventasse una sorta di bugiardino che non legge nessuno, e quindi non usufruibile. L’etichetta del vino deve già contenere una moltitudine di elementi obbligatori, e il rischio era che si potesse trasformare in qualcosa di inutilizzabile”.
Alla fine,
“il compromesso che a giugno è stato individuato dal trilogo ci soddisfa, perché sostanzialmente si sono raggiunti due traguardi”, continua Castelletti. “Da una parte, entro fine 2022, ci sarà l’obbligo dell’indicazione dei valori nutrizionali sull’etichetta delle delle bevande alcoliche, verosimilmente con un pittogramma, anche per evitare il tema delle traduzioni, visto che sul mercato comune si parlano tante lingue diverse. E poi l’indicazione relativa agli ingredienti in etichetta, attraverso un QR Code, sarà su una piattaforma, in cui il consumatore scoprirà tutte le informazioni relative al vino che sta bevendo e a eventuali ingredienti esogeni impiegati per produrlo. C’è poi una terza declinazione, ossia le avvertenze sanitarie, su cui non c’è ancora una definizione precisa, come il divieto di bere bevande alcoliche per le donne in gravidanza, o per i neopatentati o per chi guida. Bisogna ancora decidere - spiega ancora il segretario generale Uiv Paolo Castelletti - se andranno in etichetta o off label”.
A livello legislativo,
“tutto questo, attraverso la modifica al regolamento della Pac, dovrà prevedere la modifica dell’attuale articolo 119 che disciplina l’etichettatura dei vini. Un passaggio che consentirebbe di mantenere una condizione di specificità per il vino, che rimarrebbe al di fuori, come etichettatura, dalla legislazione orizzontale. Sarebbe il primo settore ad avere una sua legislazione verticale, specifica, che andrebbe a disciplinare anche gli elementi legati all’indicazione nutrizionale, all’elenco degli ingredienti e alle avvertenze sanitarie”. Per le tempistiche e le modalità, “a metà del 2022 arriveranno gli atti legislativi che declineranno questo accordo, ma nel frattempo, come settore e come Ceev - Comité Vins, abbiamo dato vita ad una piattaforma in cui i consumatori, per alcune aziende che hanno deciso di anticipare la data di fine 2022, possono già trovare i dati. Siamo ancora in una fase di sperimentazione, ma immaginiamo che a settembre la piattaforma possa essere pronta per essere interrogata dai consumatori per queste aziende che hanno accettato di fare da cavie e quindi di mettere in dati off label. È una piattaforma europea, era importante evitare che ciascun Paese procedesse in ordine sparso”, conclude Paolo Castelletti, segretario generale Unione Italiana Vini (Uiv).
A spiegare il valore e l’importanza di quella che è una vera e propria conquista per tutto il settore, è Sandro Sartor, che ricorda come
“se non ci fosse stata questa trovata del QR Code, lo scenario alternativo sarebbe stato quello della fine della deroga che consentiva di non riportare gli ingredienti in etichetta per le bevande alcoliche prodotte in Unione Europea, e il vino avrebbe dovuto mettere non solo tutto quanto, ma in ogni Paese in lingua diversa, dalla Danimarca alla Svezia alla Francia alla Germania. L’etichetta elettronica, invece, ci consente di mantenere la retro etichetta unica europea, con il QR Code che, aprendosi, svela in ogni Paese e in ogni lingua le informazioni che la legge richiede. E magari, essendoci molto più spazio, le informazioni potranno essere decisamente più esaustive: questa cosa ha letteralmente salvato l’etichetta unica europea”. Comunque sia, il layout della “retro etichetta deve comunque cambiare, perché deve riportare i valori nutrizionali, e quindi le calorie di un bicchiere da 100 ml di vino”, riprende Sandro Sartor. “L’idea è quella di utilizzare un pittogramma unico che, al suo interno, contenga il numero delle calorie, comprensibile da chiunque a prescindere da quale lingua parli. Ovviamente, questa è una opportunità offerta ai produttori, ma se qualcuno preferisce scrivere tutto sulla retro etichetta, invece che utilizzare la e-label, può farlo”.
Tornando alla piattaforma che raccoglierà tutte le informazioni dei vini europei, e al suo funzionamento pratico
, “quella che il Comité Vins, l’espressione europea di Uiv, ha preparato e sta testando, è una piattaforma unica per tutti, ad un prezzo molto accessibile, che consentire ad ogni produttore di registrarsi, inserire i dati dei prodotti che vuole retro etichettare (compresa un’immagine, ma anche gli ingredienti lasciandosi guidare dalla piattaforma stessa), inserire i diversi pittogrammi, obbligatori o facoltativi, come quello della donna incinta o il divieto ai minorenni, decidendo se utilizzarli o meno come avvertenze. Dopo aver inserito tutte queste informazioni, il sistema produce il QR Code, che il produttore non deve fare altro che consegnare al proprio stampatore per inserirlo nella retro etichetta”, spiega il vicepresidente Unione Italiana Vini (Uiv). “La piattaforma è gestita dal Comité Vins, ma il responsabile per le informazioni inserite su ciascun vino è il produttore, che ne risponde. Il sistema tradurrà quindi in automatico, in tutte le lingue, l’etichetta. È molto semplice ed efficace ed in fondo si può aggiungere anche il link del sito aziendale, diventando così anche uno strumento di marketing. I costi sono assolutamente abbordabili, specie perché sono informazioni che vanno messe in un format uguale per tutti, e non possono stare sul sito aziendale, perché si confonderebbero con le informazioni pubblicitarie, dalle quali devono essere assolutamente indipendenti, per cui l’alternativa è quella di farsi una piattaforma propria”, aggiunge Sandro Sartor.
La novità, è bene ricordarlo, per quanto possa sembrare superfluo,
“non riguarda i mercati extra Ue, dove non cambierà nulla, e dove si continuano a seguire le regole in vigore, senza alcuna differenza rispetto a quanto accade finora. Rimane un risultato portato a casa dal mondo del vino italiano, che ha fatto un grandissimo lavoro di lobbying propositivo con la Commissione Ue, su cui in molti erano scettici: siamo stati visionari e caparbi. La Pac (Politica Agricola Comune) non è ancora legge, ma questo capitolo in realtà è stato discusso ed approvato a larga maggioranza tra i membri della Commissione, per cui non si tornerà di certo indietro”, conclude l’ad Ruffino Sandro Sartor.

Copyright © 2000/2021


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2021

Altri articoli