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MERCATI MONDIALI

Vino italiano ed export, nei primi 2 mesi 2021 gli Usa a -26% in valore su inizio (record) 2020

I dati Nomisma Wine Monitor sui Paesi Terzi. Bene la Cina (+12,7%) ed il Canada (+4,6%), tra i mercati top soffre la Svizzera (-5,8%)

Se le esportazioni del vino italiano nel mondo, nel 2020 della pandemia, hanno perso “solo” il -2,3%, a quota 6,28 miliardi di euro (dati Istat), gran parte del merito di questo risultato è legato ad un inizio anno sprint in mercati come gli Usa, all'epoca in crescita a doppia cifra sul 2019 per la corsa di importatori e distributore a fare scorta di vino per paura dei dazi. A guardare i dati di inizio 2021, invece, la speranza è tutta riposta nella seconda parte dell’anno quando, speriamo, almeno una parte di mondo sarà definitivamente fuori dalla pandemia, come gli stessi Usa. Perchè i dati Nomisma Wine Monitor, sui primi 2 mesi delle esportazioni di vino italiano nei principali Paesi Terzi, illustrati nel talk “Vivite” dell’Alleanza delle Cooperative da Danis Pantini, per gli Stati Uniti, che restano di gran lunga il mercato più importante (1,4 miliardi di euro nel 2020), parlano di un -26,1% a valore.
Un dato che di per sé fa tremare, ma che va letto anche alla luce dell’eccezionalità di un inizio 2020, come detto, “drogato” dalla corsa alle scorte, e da un inizio di 2021 in cui anche gli States erano sostanzialmente ancora paralizzati da una pandemia dalla quale stanno uscendo, grazie ad una poderosa e rapida campagna di vaccinazione. E conforta almeno un po’ comparare il dato 2021 con quello del relativo periodo 2019, anno “normale”, che racconta di un +4%.
Tra i mercati Terzi più importanti, comunque, conforta il buon avvio del Canada (+4,6% nel primo bimestre 2021 sul 2020), così come quello della Cina, in rialzo del 12,7%. In terreno positivo anche il Giappone, seppur di un piccolo +0,9%, ma bene anche Australia (+15,3%) e Brasile (+18%), mentre fa impressione l’aumento percentuale, seppur da valori molti più piccoli, della Corea del Sud, a +78,9%). Nettamente in negativo, invece, Paesi come la Svizzera (-5,8%) e la Norvegia (-12,8%).

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