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LO SCENARIO

Vino italiano, nel 2023 il primo calo complessivo di fatturato dal 2020. Ed il futuro non è roseo

I dati e le previsioni di Italia del Vino Consorzio, che unisce 25 cantine per 1,5 miliardi di euro di fatturato, e 280 milioni di bottiglie prodotte
ANGELINI WINES & ESTATES, BANFI, BISOL 1542, CA' MAIOL, CANTINA MESA, CANTINE LUNAE, CASA VINICOLA SARTORI, DI MAJO NORANTE, DIESEL FARM, DUCA DI SALAPARUTA, FERRARI FRATELLI LUNELLI, GRUPPO ITALIANO VINI, ITALIA DEL VINO CONSORZIO, LIBRANDI ANTONIO E NICODEMO, MARCHESI DI BAROLO, MEDICI ERMETE & FIGLI, MERCATO, NOSIO GRUPPO MEZZACORONA, NOSIO SPA, RONCHI DI MANZANO & C., SANTA MARGHERITA GRUPPO VINICOLO, TENIMENTI LEONE, TENUTA LA PALAZZA, TERRE DE LA CUSTODIA, TERREDORA DI PAOLO, TORREVENTO, TREND, vino, ZACCAGNINI E ZONIN1821, Italia
Roberta Corrà, alla guida di Italia del Vino Consorzio

Tensioni internazionali, inflazione, potere di acquisto messo alla prova un po’ ovunque nel mondo, ma anche cambiamenti nello stile di vita, che vedono, a tutte le latitudini, ridurre i consumi di bevande alcoliche, e quindi anche di vino, soprattutto tra i giovani, con uno scenario che, nel complesso, sia nel breve che nel medio termine, per il nettare di Bacco, non è così favorevole. Sintesi estrema di un 2023 che, in questi giorni, vede le aziende iniziare a tirare i bilanci. E, secondo le cantine italiane, riunite in Italia del Vino Consorzio, che mette insieme 25 realtà di primissimo piano come Angelini Wines & Estates, Banfi, Bisol 1542, Ca Maiol, Cantina Mesa, Cantine Lunae, Casa Vinicola Sartori, Di Majo Norante, Diesel Farm, Duca di Salaparuta, Ferrari Fratelli Lunelli, Gruppo Italiano Vini, Librandi Antonio e Nicodemo, Marchesi di Barolo, Medici Ermete & Figli, Nosio Spa, Ronchi di Manzano & C., Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Tenimenti Leone, Tenuta La Palazza, Terre de La Custodia, Terredora di Paolo, Torrevento, Zaccagnini e Zonin1821, a cui si sono aggiunte di recente Diesel Farm di Renzo Rosso e Arianna Alessi, Tenimenti Leone del Gruppo Calzedonia e della Famiglia Veronesi, e Nosio spa del Gruppo Mezzacorona.
Imprese che mettono insieme un fatturato aggregato di 1,5 miliardi di euro, rappresentano il 15% dell’export nazionale di vino, per 3.500 posti di lavoro, 230 milioni di bottiglie prodotte e 15.000 ettari di vigna distribuiti in 19 Regioni del Belpaese, riunite ieri a Roma (dove WineNews ha raccolto interviste e commenti con alcuni protagonisti, in video nei prossimi giorni). “Come rilevano i dati ufficiali, il mercato del vino sta vivendo un periodo non particolarmente favorevole: si assiste ad una riduzione dei consumi di vino in tutto il mondo, Italia compresa. Nel 2023 il fatturato dell’industria vinicola italiana - spiega una nota di Italia del Vino Consorzio, guidato da Roberta Corrà - italiana è atteso al primo calo dal 2020: i conti chiuderanno in passivo del -2,9%, a 13,3 miliardi di euro, di cui 7,65 sul lato export (-2,2%) e 5,61 sul versante del mercato nazionale (-4%). Calo che si registra dopo un biennio di crescita (+26% nel 2021 post-Covid e +6,6% nel 2022, su cui hanno fortemente impattato i costi di energia e materie oltre che la dinamica inflazionistica)”.
Nel mondo, ricorda Italia del Vino Consorzio, si consumano 280 milioni di ettolitri di vino. Oltre la metà di questi volumi è fatta in una manciata di Paesi, con in testa gli Stati Uniti (14%), seguiti da Francia (10%), Italia e Germania (7%), quindi Cina (6%) e Regno Unito (5%). Poi Canada (2%) e Giappone (1%). I Paesi monitorati costituiscono l’ossatura dell’export italiano di vino: il 64% a valore, con in testa gli Usa (24%), seguiti da Germania (15%), Uk (10%), Canada (6%), Francia (4%), Giappone (3%), con fanalino di coda la Cina (1,5% di quota), Paese a cui da più di un decennio si è guardato con molta attenzione, ma che, negli ultimi tre anni, ha rallentato fortemente i ritmi di importazione e anche di consumo.
“In un contesto generale che vede, tra i Paesi su cui l’Italia è più esposta, solo gli Usa e il Canada in crescita in termini di consumi, mentre dinamiche negative coinvolgono più o meno pesantemente Uk, Germania, Giappone e Francia, per il nostro Paese sono previsti scenari di relativa stabilità, con elementi di preoccupazione dettati dall’erosione dei consumi nazionali (-1,2 milioni di ettolitri previsti al 2039, ricordando che il mercato nazionale vale la metà del totale). L’export risulta ancora e sempre di più la chiave di volta per rendere sostenibile il settore, anche se le proiezioni da qui al 2039 rispetto alla media 2010/19 vedono una crescita di 1,8 milioni di ettolitri (attorno quindi a 22,5-23 milioni), che va a compensare solo in parte l’ammanco generato dal mercato interno, con un saldo positivo di poco più di mezzo milione di ettolitri”. Di conseguenza, l’evoluzione attesa, intesa come incrocio di dati demografici e di attitudine al consumo, indica che il mondo che consuma vino in futuro non costruirà più la sua crescita sul volume, ma molto più probabilmente sul valore espresso dalle bottiglie di vino.
Una componente - quella del valore - che ha più declinazioni: il benessere fisico e spirituale, la sostenibilità ambientale ed etica, il consumo “sociale”, in cui il vino entra sempre di più in competizione serrata con altre bevande. “Unire le forze mostrando al mondo un fronte comune e coeso - spiega il presidente di Italia del Vino Consorzio, Roberta Corrà - è fondamentale per comunicare efficacemente l’eccellenza enoica italiana anche e soprattutto in ottica export. Per il 2024 Italia del Vino ha in programma di fare sistema nelle due principali fiere internazionali di settore (attività che sono coordinate da un’ottima agenzia di servizi del mondo del vino, Area 39, ndr): Vinexpo Parigi e Prowein Dusseldorf, con una partecipazione collettiva delle aziende del Consorzio. Continueremo poi a investire in progetti di ricerca e sviluppo, concentrandoci sull’innovazione tecnologica e sulla digitalizzazione, in linea con gli obiettivi indicati dall’Unione Europea. In questo periodo storico in cui la tecnologia e la digitalizzazione giocano un ruolo sempre più cruciale, investimenti di questo tipo possono contribuire significativamente a migliorare la competitività e la sostenibilità del settore vinicolo italiano, all’interno di uno scenario internazionale che appare sempre più complesso e sfidante”.

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