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NORMATIVA

Vino italiano, via libera al decreto sullo “standard” nazionale unico di sostenibilità

Per il 2022 valgono le procedure del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi), entro il 2023 l’integrazione dei diversi sistemi
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Il futuro del vino è sostenibile (ph: Paul Hanaoka via Unsplash)

Il vino italiano compie il passo decisivo verso lo standard unico di sostenibilità, da tempo atteso alla filiera. “È stato approvato il disciplinare di certificazione nazionale della sostenibilità della filiera vitivinicola. Il decreto, particolarmente atteso da tutti gli operatori del settore, mette a sistema le buone pratiche e le esperienze condotte in materia di sostenibilità nel settore vitivinicolo, attraverso i vari schemi di certificazione della qualità sostenibile operanti a livello nazionale”, ha annunciato nella tarda serata di ieri una nota del Ministero delle Politiche Agricole. “La filiera vitivinicola italiana, attraverso lo standard unico di sostenibilità, si dota così di un nuovo strumento di intervento, finalizzato a garantire una vitivinicoltura più sostenibile e in linea con i più recenti indirizzi contenuti delle diverse strategie europee e declinate dalla nuova Politica Agricola Comune”. Per l’annualità 2022, precisa poi il Ministero, la certificazione della sostenibilità vitivinicola verrà avviata utilizzando le procedure e gli standard previsti dal Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi), in attesa del completamento del processo di integrazione dei diversi sistemi, da portare a termine nell’annualità 2023.
In ogni caso, un passo avanti decisivo, come sottolinea il Sottosegretario alle Politiche Agricole (con delega al vino), Gian Marco Centinaio: “finalmente abbiamo portato a casa una misura che era particolarmente attesa dalla filiera e che consentirà al vino italiano di avere un’ulteriore certificazione di qualità che si traduce anche in maggior valore in grado di rafforzare la sua leadership internazionale. Grazie allo standard unico di sostenibilità, il nostro Paese si conferma all’avanguardia rispetto agli altri Paesi europei, e non solo. L’Italia si distingue ancora una volta per la qualità dei suoi prodotti, le buone pratiche, l’innovazione e il rispetto del pianeta”, conclude Centinaio. A gioire è anche Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati e primo firmatario dell’emendamento che ha istituito il sistema unitario di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola.
“Con l’approvazione del disciplinare di certificazione nazionale della sostenibilità della filiera vitivinicola da parte del Ministero delle Politiche Agricole, l’Italia è il primo Paese a dotarsi di un sistema all’avanguardia e al passo con i tempi. Attraverso un logo distintivo, i vini italiani potranno certificare e comunicare di essere realizzati seguendo specifiche regole di produzione che diano importanza e attenzione ai relativi impatti ambientali. Giunge così a compimento - prosegue Gallinella - il percorso tracciato dalla norma che abbiamo voluto introdurre nel Decreto Rilancio, che raccoglie il lavoro compiuto negli ultimi anni dall’intera filiera del vino nel solco delle principali strategie comunitarie “Green Deal” e “Farm to Fork”. Un valore aggiunto per il comparto vitivinicolo nazionale, leader nel mondo, e un fattore rilevante per i consumatori e il mercato, anche in questo momento in cui sembra che le tematiche relative alla sostenibilità ambientale siano passate in secondo piano, dinanzi ai drammatici scenari internazionali”. “Attraverso il lavoro del CoSVi (il Comitato della Sostenibilità Vitivinicola a cui partecipano Mipaaf, Regioni, Crea, Accredia e, a titolo consultivo, i produttori) - aggiunge Gallinella - sono state messe a sistema le buone pratiche da seguire in campo e in cantina per garantire il rispetto dell’ambiente, la qualità e la sicurezza alimentare, la tutela dei lavoratori e dei cittadini e un adeguato reddito agricolo. Nell’attesa che si completi il processo di integrazione dei diversi sistemi di certificazione, si utilizzeranno procedure e standard previsti dal Sqnpi”.
Intanto, arrivano le prime positive reazioni della filiera: “accogliamo con grande favore l’annuncio del Ministero sull’approvazione di un decreto particolarmente atteso - dichiara Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc ed Equalitas - un decreto che finalmente mette a sistema le buone pratiche in materia di sostenibilità del comparto vitivinicolo, creando una base comune di partenza in linea con le indicazioni della nuova Politica agricola comune. E mi piace poter sottolineare come, da questa base, parta una scala ideale progressiva ancora in evoluzione di cui Equalitas è senz’altro ad un gradino più alto”.
“L’Italia è da oggi il capofila europeo del vino sostenibile. L’ultimo decreto - relativo al disciplinare di certificazione nazionale - siglato ieri dal Capo Dipartimento del Ministero delle Politiche Agricole, Giuseppe Blasi, dà avvio a un nuovo fondamentale capitolo di crescita per il vino italiano, primo comparto dell’agroalimentare del Vecchio Continente a dotarsi di una norma pubblica sulla sostenibilità”, è il commento di Unione italiana vini (Uiv), “che ha contribuito scientificamente alla stesura del piano”, ed “è convinta che entro 2-3 anni la stragrande maggioranza delle imprese del vino aderirà a un protocollo con stringenti norme di carattere ambientale, sociale ed economico che si rivelerà determinante per la crescita del brand del prodotto enologico tricolore nel mondo. Ora sarà necessario iniziare a lavorare da subito sul progetto, anche attraverso la valorizzazione della certificazione con un logo di riconoscimento”.
Per il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti, “si è chiuso un cerchio fortemente voluto dalle imprese italiane del settore che mai come oggi riconoscono l’importanza del tema. Una buona notizia in un quadro congiunturale pieno di insidie per una norma che, oltre a essere una importante leva di mercato, risulta essere coerente con gli obiettivi della Politica agricola comune. Un circuito virtuoso in chiave green che sarà adottato anche nei sistemi di premialità all’interno dei Piani di sviluppo regionali”. Secondo un’indagine Wine Intelligence svolta su un campione di 17.000 intervistati in 17 Paesi, sottolinea la nota Uiv, i vini prodotti in modo sostenibile sono, con i biologici, in cima alle preferenze tra le tipologie produttive che offrono maggiori opportunità di crescita. Tra i Paesi con una maggior sensibilità dei consumatori verso i vini sostenibili, gli Stati Uniti, la Germania e il Regno Unito - che rappresentano anche la top 3 della domanda di vino italiano - ma anche i Paesi del Nord Europa, la Svizzera, il Brasile e l’Australia. La Nuova Zelanda è il Paese produttore all’avanguardia nei vini sostenibili, con il 96% del proprio prodotto certificato e un logo che distingue i vini green neozelandesi nel mondo.
Con il provvedimento a regime, lo standard pubblico sarà conseguito attraverso un disciplinare basato sul sistema di qualità nazionale della produzione integrata declinato (Sqnpi) in tutte le Regioni italiane. Per i produttori sono previste regole uniche in materia di impiego di agrofarmaci e di buone prassi in vigna e in cantina, ma anche - una volta raggiunta la certificazione - un logo unico e pubblico riconoscibile ai consumatori.

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