Non sembra destinato ad un epilogo, anzi, si arricchisce ogni giorno di nuovi sviluppi, da una parte o dall’altra della trincea, il dibattito sugli effetti dell’alcol, e del vino, sulla salute. L’ultimo intervento, a gamba tesa, è quello del professor Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri di Milano. Intervistato, nei giorni scorsi dal “Corriere della Sera”, Silvio Garattini, 97 anni, ha criticato la presenza del Governo a Vinitaly per la promozione dei prodotti nostrani: “l’Oms ha dichiarato cancerogeno l’alcol”. Garattini ha aggiunto che “ci sono nove tumori che dipendono dall’alcol. Il primo è quello all’esofago. Viviamo in un Paese libero e ognuno si prenda i rischi che vuole. Noi cultori della scienza, però, dobbiamo fare una corretta informazione. Non possiamo certo dire che bere, anche se poco, faccia bene”. Una posizione netta e categorica, a cui fanno, però, da contraltare numerose e recenti ricerche in arrivo da tutto il mondo. E come sostenuto dagli scienziati dell’“Accademia internazionale del bere in salute”, promossa dalla famiglia Veronesi (gruppo Oniverse, cantine Oniwines e Signorvino, la catena delle enoteche e winebar in tutta Italia, ndr), organismo scientifico e culturale con vocazione divulgativa, nato per restituire al vino una narrazione fondata sull’evidenza scientifica, che vede nel board figure del calibro di Giovanni Scapagnini, Karin Michels, Giovanbattista Desideri, Eugenio Luigi Iorio, Arrigo Cicero, Paolo Francalacci e Ilenia Grieco: intervistati da WineNews, sostengono che un buon calice di vino abbinato ai pasti può avere numerosi effetti benefici per la salute. É, di questi giorni, anche il convegno Irvas-Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute, in Accademia di Medicina di Torino, dal titolo “Moderata assunzione di vino e salute”, con professor Attilio Giacosa, presidente Irvas, e il professor Emanuele Albano, professore di Patologia Generale all’Università del Piemonte Orientale (Novara). Dal confronto è emersa l’esigenza di considerare il vino come un alimento, strettamente legato al contesto alimentare e culturale in cui viene consumato, e di superare letture semplificate del tema.
Ma, tra le ultime ricerche in ordine di tempo, ci sono anche i dati presentati dall’Annual Scientific Session dell’American College of Cardiology, secondo i quali chi beve regolarmente quantità moderate di vino ha un rischio di mortalità significativamente più basso rispetto ai non bevitori e rispetto a chi preferisce birra, sidro o superalcolici. Oppure lo studio, pubblicato sull’European Heart Journal, una delle principali riviste europee di cardiologia, e condotto dai ricercatori dell’Istituto di Nutrizione e Salute dell’Università di Navarra (in collaborazione con l’Hospital Clínic di Barcellona), secondo cui un consumo moderato di vino in persone che aderiscono rigorosamente alla Dieta Mediterranea riduce la mortalità fino al 33%, e che il potenziale effetto benefico del vino sulla salute cardiovascolare e sulla mortalità non è universale né indipendente dal contesto.
Lo scienziato Silvio Garattini, per la presentazione del suo ultimo libro “Non è mai troppo tardi. La salute è una scelta quotidiana”, con il “Corriere della Sera”, ha affermato che “le liste d’attesa in sanità sono colpa nostra. Mantenessimo un buono stile di vita, non ci sarebbero”. Secondo lo scienziato “quando siamo invitati a cena è meglio presentarsi con un mazzo di fiori piuttosto che con il vino”. Del resto la posizione di Garattini è da sempre molto netta e si attiene a regole precise: sulla sua tavola niente vino, niente carne rossa e niente burro. Lo scienziato predica, inoltre, da tempo gli effetti benefici della Dieta Mediterranea sulla longevità (puntando su frutta e verdura, cereali integrali e legumi), sostenendo che si deve mangiare meno di quanto è necessario, alzandosi da tavola, possibilmente, sempre un po’ affamati.
Sugli effetti di un consumo (moderato) di vino la pensano diversamente gli scienziati della “Accademia Internazionale del bere in salute” (che si è presentata a Vinitaly con la conferenza “Vino e Longevità. Salute, cultura, convivialità e tendenze”), voluta con convinzione da uno dei più importanti imprenditori italiani, presidente Oniverse (il gruppo della moda con brand come Calzedonia, Intimissimi, Tezenis e Falconeri) e Oniwines, guidata dall’ad Federico Veronesi, (che mette insieme le cantine Tenimenti Leone nei Colli Albani nel Lazio, La Giuva in Valpolicella, Podere Guardia Grande in Sardegna, Villa Bucci, gioiello delle Marche e del Verdicchio dei Castelli di Jesi, la storica Pico Maccario in Monferrato e nel Trentodoc con Ert1050). Sostenuta da un board di scienziati di fama internazionale, da Giovanni Scapagnini a Karin Michels, da Arrigo Francesco Giuseppe Cicero a Paolo Francalacci, passando per Eugenio Luigi Iorio, Andrea Sbarbati, Giovambattista Desideri, Immaculata De Vivo, Donald Craig Willcox e Davide Grass, punta a studiare la longevità per affrontare con rigore scientifico il dibattito pubblico sul binomio vino e salute: un confronto spesso semplificato, che ignora la complessità biologica e culturale dello stile di vita mediterraneo. Un tentativo, da parte del mondo del vino di reagire alla sua messa in discussione, dopo una demonizzazione che non ammette, peraltro, la distinzione con l’alcol in generale, come ha spiegato Giovanni Scapagnini, professore Ordinario di Nutrizione Clinica all’Università del Molise, tra i massimi esperti italiani di geroscienze nutrizionali, ideatore della Accademia: “gli ultimi studi sul tema hanno fatto confusione in maniera scorretta. E l’“Accademia Internazionale del bere in salute” nasce proprio con l’intento di creare un gruppo di scienziati che fa da collante nel raccontare al mondo quanto il vino, invece, sia importante e faccia bene”. Scapagnini ha aperto i lavori tracciando una chiara distinzione che la letteratura più recente supporta con forza crescente: il vino non è assimilabile all’alcol in senso generico e si pone, rispetto ad esso, in una posizione scientificamente distinta. Scapagnini ha citato proprio l’analisi dell’Annual Scientific Session dell’American College of Cardiology, realizzata utilizzando i dati della Uk Biobank, la grande banca dati biomedica del Regno Unito che raccoglie informazioni sanitarie, genetiche e di stile di vita, raccolti tra il 2006 e il 2022, conferma innanzitutto quanto già noto in letteratura: un consumo elevato di alcol è associato ad un aumento marcato della mortalità generale e dei decessi legati a tumori e malattie cardiovascolari. I bevitori abituali con un’assunzione considerevole presentano, infatti, un rischio superiore del 24% di morte per qualsiasi causa, del 36% per il cancro e del 14% per patologie cardiache rispetto ai non bevitori o ai consumatori occasionali. La vera novità emerge, però, osservando il comportamento dei consumatori moderati: pur assumendo quantità simili di alcol complessivo, i rischi cambiano in maniera rilevante in base alla bevanda. Chi sceglie il vino - in particolare il vino rosso, ricco di polifenoli e composti antiossidanti - presenta una mortalità cardiovascolare inferiore del 21%. Un dato che gli autori collegano sia alle proprietà bioattive della bevanda sia al contesto tipico di consumo: il vino è spesso associato a pasti equilibrati e stili di vita complessivamente più sani.
Il professor Attilio Giacosa, presidente Irvas (Istituto per la Ricerca su Vino Alimentazione Salute), in una tavola rotonda “Moderata assunzione di vino e salute”, nei giorni scorsi all’Accademia di Medicina di Torino, ha sintetizzato i contenuti emersi dal confronto con Emanuele Albano, professore di Patologia Generale all’Università del Piemonte Orientale, con la moderazione di Giuseppe Poli, professore di Patologia Generale dell’Università di Torino: “nel dibattito attuale si tende sempre più a considerare il vino esclusivamente come una fonte di alcol, isolandolo dal contesto alimentare e culturale in cui viene consumato. Questa è una semplificazione che non riflette la complessità delle evidenze scientifiche” afferma Giacosa. “Il consumo moderato di vino nella vita adulta, prevalentemente ai pasti ed in un modello alimentare mediterraneo si associa ad una riduzione del rischio di mortalità, a un minor rischio di malattie cardiovascolari, di demenza senile e di diabete. Occorre, però, aprire correttamente anche il dibattito sul tema oncologico. Dire che l’alcol è un fattore di rischio per il cancro è corretto, ma va spiegato bene: il rischio è legato all’abuso protratto, non al consumo moderato inserito in uno stile di vita equilibrato. Ci sono situazioni specifiche, come nelle donne con predisposizione al tumore al seno, in cui è giusto evitare completamente l’alcol. Ma trasformare questo principio in una regola universale per tutti non è scientificamente corretto. Il punto è sempre lo stesso: semplificare troppo significa perdere di vista la realtà dei dati», dichiara il professor Giacosa. Il punto di partenza del confronto è condiviso: “il consumo eccessivo di alcol è un fattore di rischio accertato, su questo non ci sono dubbi - spiega Emanuele Albano, Professore di Patologia Generale dell’Università del Piemonte Orientale - ma, tuttavia, dal punto di vista biologico ed epidemiologico, è importante distinguere tra livelli e modalità di consumo. Gli effetti dell’alcol sulla salute sono infatti dose-dipendenti e influenzati da molte variabili, tra cui durata dell’esposizione, fattori individuali e contesto. Nel caso del vino, siamo di fronte a una matrice complessa: oltre all’etanolo contiene componenti bioattivi, come i polifenoli, il cui ruolo è ancora oggetto di studio ivi inclusi gli effetti sul microbiota intestinale. Questo non consente conclusioni semplificate, ma richiede un approccio prudente e basato sull’insieme delle evidenze disponibili”.
Invece, la principale novità dello studio, effettuato dall’Istituto di Nutrizione e Salute dell’Università di Navarra, in collaborazione con l’Hospital Clínic di Barcellona, è che si tratta del primo studio ad analizzare separatamente il ruolo del vino nella Dieta Mediterranea, consentendo ai ricercatori di distinguere se il potenziale beneficio sia dovuto a questa bevanda, ad altre bevande alcoliche o alla dieta nel suo complesso. La ricerca combina i dati di due studi, “Predimed” e “Sun”: complessivamente, oltre 18.000 persone sono state monitorate per più di 20 anni per valutare la relazione tra l’adesione alla Dieta mediterranea, con e senza consumo di vino, e l’insorgenza di eventi cardiovascolari maggiori, come infarto o ictus, nonché la mortalità per qualsiasi causa. Nello studio “Predimed”, i soggetti che aderivano con rigore alla Dieta Mediterranea, escludendo il vino, hanno mostrato una riduzione del 23% della mortalità complessiva. Ma quando a questo regime alimentare si aggiungeva un consumo moderato di vino (almeno 7 bicchieri a settimana, ma meno di 3 al giorno), la riduzione della mortalità aumentava al 33%, quindi con un ulteriore incremento del 10%, e si registrava anche una minore incidenza di eventi cardiovascolari. Superati i 3 bicchieri al giorno, il beneficio scompariva, tuttavia. Quindi quando “Predimed” e “Sun” sono stati analizzati insieme, la significativa associazione con una minore mortalità si è mantenuta solo in coloro che soddisfacevano entrambe le condizioni: elevata aderenza alla Dieta Mediterranea e consumo moderato di vino.
Anche gli Stati Uniti hanno recentemente cambiato la loro posizione sul consumo di alcol: se con la presidenza Joe Biden si parlava di health warnings sulle bottiglie e le revisioni al ribasso, nel quadro nel “no safe level”, le più recenti “Linee Guida 2025-2030”, pubblicate dallo U.S. Department of Health & Human Service, non solo non indicano quanti calici di vino, boccali di birra o bicchierini di liquore consumare, ma contengono un generico suggerimento in materia: “limita il consumo di alcol per una salute migliore” si legge nella sintesi del documento. “Consuma meno alcol per una migliore salute generale”.
Il rapporto tra vino e salute resta, in conclusione, un terreno complesso: la comunità scientifica internazionale non ha raggiunto un consenso univoco ed il dibattito rimane aperto, alimentato quotidianamente da nuove evidenze che rafforzano ora l’una, ora l’altra posizione. In questo contesto, più che certezze assolute, emergono sfumature e variabili individuali che rendono difficile una sintesi definitiva. Informazione e aggiornamento continuo restano, quindi, strumenti fondamentali per orientarsi, guidati sempre dal buon senso e dalla moderazione.
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