L’export del vino italiano nel primo trimestre 2026 ha toccato quota 1,7 miliardi di euro e rimane ancora molto distante dai valori 2025, nel confronto con lo stesso periodo (-8,2%), come analizzato da WineNews su dati Istat, mostrando, però, una netta ripresa rispetto ai primi due mesi dell’anno in corso che lascia, perlomeno, ben sperare. A pesare sul bilancio, al momento provvisorio, sono stati, ovviamente, i risultati arrivati dalle singole regioni dove l’andamento non appare omogeneo. La “locomotiva” dell’export del vino italiano, guardando sempre ai dati Istat elaborati da WineNews, rimane il Veneto, la patria del Prosecco, dei vini della Valpolicella, del Soave e del Pinot Grigio delle Venezie, e non solo, con 621,4 milioni di euro, a -9,7% sul primo trimestre 2025, davanti al Piemonte (che, rispetto ai dati finali 2025, ha superato la Toscana, ndr), una delle note più positive, con la terra del Barolo e del Barbaresco, della Barbera d’Asti e dell’Alta Langa, del Gavi e dell’Asti, tra gli altri, capace di migliorarsi sul primo trimestre 2025 (+0,5%) a 255,2 milioni di euro. A chiudere il podio è, quindi, la Toscana del Chianti Classico e di Bolgheri, dell’Igt Toscana e del Chianti, della Maremma e del Brunello di Montalcino, del Vino Nobile di Montepulciano e della Vernaccia di San Gimignano, a 251,6 milioni di euro (-8,3%). Veneto, Piemonte e Toscana, messe insieme, toccano 1,1 miliardi di euro in valore dell’export, e coprono il 66% (dato stabile, ndr) delle spedizioni enoiche nazionali nei mercati di tutto il mondo.
Posizione n. 4 per il Trentino Alto Adige/Südtirol, terra di grandi bianchi e del Trentodoc, tra gli altri, a 124,5 milioni di euro (-18,2%), davanti all’Emilia Romagna, del Lambrusco e del Sangiovese di Romagna, ma non solo, a 95,7 milioni di euro (+2,3%), regione che segna una performance importante, e della Lombardia, terra del Franciacorta, dell’Oltrepò Pavese e di altre eccellenze a 72,1 milioni di euro (-1,3%).
Bene anche la Puglia del Primitivo, tra gli altri, a 61,7 milioni di euro (+4,9%) e il Friuli Venezia Giulia a 56,1 milioni di euro (+2,8%), regione rinominata per i grandi bianchi del Collio e per il suo Friulano che “fù Tocai”, solo per citarne alcuni, mentre scende in misura più significativa l’Abruzzo (-10,9%) a 54,5 milioni di euro per la terra dalle cui colline nascono vini come Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano e Cerasuolo. A chiudere la “top 10”, stabile, c’è la Sicilia a 37,9 milioni di euro (+0,1%), regione tra le perle del vino italiano, con i suoi tanti territori simbolo, dal “diamante” Etna a Vittoria, da Menfi a Noto, da Marsala a Pantelleria.
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