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POLITICA DEL VINO

Cultura, storia, economia, lavoro: il vino italiano agli Stati Generali dell’Economia

Al tavolo con il premier Conte, il presidente Fondazione Italiana Sommelier (Fis) Franco Ricci: “investire sul futuro, che passa per l’insegnamento”
ECONOMIA, FEDERAZIONE ITALIANA SOMMELIER, FIS, FRANCO MARIA RICCI, FUTURO, GIUSEPPE CONTE, GOVERNO, STATI GENERALI, vino, Italia
Il premier Giuseppe Conte con il presidente della Fondazione Italiana Sommelier (Fis) Franco Ricci

Come ogni settore produttivo di rilievo per il Belpaese, anche il vino è stato protagonista degli Stati Generali dell’Economia, l’incontro/evento voluto dal premier Giuseppe Conte tra rappresentanti del Governo, parti sociali - sindacati ed associazioni produttive - e intellettuali per definire, in modo condiviso, le linee di intervento economico per il rilancio del paese dopo la crisi causata dalla pandemia di Covid-19. Al tavolo, il 21 giugno, a Villa Pamphili a Roma, anche Franco Maria Ricci, presidente della Fondazione Italiana Sommelier, con un lungo intervento, che ha ricordato la storia, il valore economico, sociale e culturale del vino, gli aspetti del lavoro e della formazione, e che condividiamo e pubblichiamo.

“L’Italia è il più grande Paese al Mondo di Vino.
La diversità ne rappresenta la più grande ricchezza. Pensate, oltre 435 sono i vitigni italiani e solo 57 quelli nel resto del mondo. Conoscere il vino ha un fascino tutto particolare: sia per chi si appresta a frequentare un vero e proprio itinerario scolastico sia per coloro che operano nel settore del vino. Negli ultimi 25 anni è senza dubbio cresciuto moltissimo l’interesse e la voglia di approfondire al meglio la cultura del vino. Ovviamente una migliore qualità del prodotto ha incuriosito i consumatori che sono oggi più attenti e più preparati.
In quegli anni c’erano Luigi Veronelli, Mario Soldati, Gianni Brera che collaboravano con il Corriere della Sera, La Stampa ed altre testate per un loro pezzo del lunedì, calcio o altro sport, ma ciascuno dei tre, aveva lo stesso obiettivo settimanale, la visita ad un vignaiolo, che gli consentiva di impreziosire il pezzo scrivendo di vino. Tutto qui il giornalismo del vino. Oggi esistono sempre nuovi stimoli per accrescere questa conoscenza, è più facile colloquiare con i produttori, con un nuovo giornalismo che racconta il vino, lo critica, e forse anche per questo i produttori dal canto loro fanno a gara per migliorare qualitativamente i loro prodotti e presentare novità spesso di eccellente livello.
Ma sarebbe puerile se accettassimo il concetto edonistico del buono e del meno buono come presentazione di questa grande eccellenza italiana. Sono qui a dare sicuramente ottime notizie sui cambiamenti, da quegli anni ai nostri giorni. Il lavoro di insegnamento operato con professionalità e deontologia ha modificato sostanzialmente, nella gente comune, nei professionisti, nei giovani il senso del vino come esperienza formativa atta al rispetto della bottiglia, al rispetto della bottiglia, lavoro nobile di donne e uomini del nostro Paese e del resto del mondo. Dato 2019: 30% in più le iscrizioni alla Università Agraria e 27% in più nelle Facoltà di Enologia.
Il vino è prima di ogni cosa arte e cultura del nostro Paese. Per questa ragione è indispensabile che venga trattato alla pari delle altre culture. Soprattutto i media che non debbono essere restii a documentare i prodotti della terra, i vini dei territori, le loro diversità. Documentare significa non temere di parlare del vino nella televisione di Stato,
ma anzi istituire programmi che possano emancipare gli italiani al fine di percepire le emozioni che solo il vino sa dare. La scuola, l’ora dell’agroalimentare e del vino deve educare a questa grande civiltà, soltanto così i giovani apprendendo il vino possono essere attratti alle sue emozioni di autentica cultura e sicuramente, sicuramente quel famoso “uso moderato” non ha motivo di esistere perché chi conosce il vino sa quando smettere.
In questi ultimi tempi è cambiato moltissimo il rapporto del consumatore nei confronti del vino italiano, soltanto al pensiero che oltre 200.000 persone in un anno frequentano i nostri Corsi con la convinzione provata che gli studi riescono a cambiare la vita in meglio, qualunque sia la professione dei partecipanti, può dare la misura del positivo cambiamento. Questo contribuisce sempre più ad allargare il mercato interno e a sommarsi ad una straordinaria esportazione che oggi rende l’Italia primo Paese al mondo. Sono anche il presidente dei Sommelier del Mondo e in questi giorni ho ascoltato molti presidenti di varie Nazioni e tutti concordemente mi hanno affermato l’enorme desiderio di vino italiano che avvertono nei loro Paesi.
I produttori potranno non temere ulteriori cali nelle vendite. Anzi, vedo un futuro molto promettente. Il nostro made in Italy che abbiamo raccontato fin qui non deve temere nulla. La nostra è, sarà e deve essere un’opportunità per la vita. Una fantastica occasione di lavoro. Gli ambiti lavorativi, risultato miracoloso del lavoro svolto con i nostri corsi sono molti: le aziende vinicole oggi assumono il loro sommelier, le agenzie di vendita e di esportazione hanno tutti collaboratori sommelier. Esiste un giornalismo del vino molto rappresentativo, ne contiamo almeno 40.000. Ci sono moltissimi insegnanti del vino e oltre 10.000 sommelier professionisti che prestano il loro servizio nella ristorazione, nei catering, nei ricevimenti. C’è un’imprenditoria giovanile che in venti anni ha dato vita a 18.000 enoteche specializzate, dal Piemonte alla Sicilia. I giovani le frequentano con l’attenzione di una cultura e un’autentica consapevolezza, per trascorrervi le ore della sera al posto di una discoteca. Parlano del loro amore con un proprio senso della vita.
Ho voluto sottolineare più volte che il vino, i prodotti del cibo dei territori, l’olio, sono la grande opportunità del nostro Paese. Sono cultura, alla pari dell’architettura, della poesia, della letteratura. Fascino, presa di coscienza di una cultura amplissima, di una tradizione millenaria, che per i cattolici rappresenta il sacrificio del Cristo e il miracolo di Cana. Che per tutti è una occasione da non perdere, da raccontare, da divulgare, da usare per la vita. Sono una ricchezza incredibile per la enorme diversità che identifica ciascuno dei prodotti della Terra: i vitigni per il vino sono l’enormità che ho già detto, rispetto a tutto il resto del mondo, assieme alle cultivar per l’olio e alle tradizioni per il cibo, così considerevoli che nessun Paese al mondo ha nel suo territorio. Per questo ho voluto parlare soltanto di cultura del vino, perché soltanto la cultura può fare il miracolo di ampliare notevolmente il mercato interno, la conoscenza del dono di Dio può rendere migliori, e i giovani, nel recepire il messaggio delle grandi emozioni che il vino sa dare, sapranno certamente quando smettere, capirne l’uso con amore, coscienza ed entusiasmo.
Signor Presidente del Consiglio, Lei ha fatto riferimento più volte, rivolgendosi al nostro Paese, alla enorme quantità e qualità dell’arte e della cultura che abitano l’Italia, attribuendole il senso alto e unico della bellezza. Riprogettare, soprattutto con l’insegnamento, questo made in Italy per un lavoro certo, un investimento per il futuro dei giovani, significa esattamente farli partecipare nella loro esperienza di vita alla grande bellezza della nostra gente”.

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