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VINO & CINEMA

Ciak si gira, nei territori del vino. E nelle vacanze in Italia, l’enoturismo sposa il cineturismo

Sulle note di Morricone, da Zeffirelli a Tornatore, da Fellini a Benigni, i più grandi registi che hanno scelto come set o ispirazione l’Italia enoica

A darci lo spunto per parlare di cinema e, ovviamente, di vino, è la scomparsa di uno dei più grandi maestri italiani: Ennio Morricone. Nel suo sodalizio da Oscar con il regista Giuseppe Tornatore (con “Nuovo Cinema Paradiso”, 1988, Miglior film straniero), il grande compositore ha dedicato una delle sue indimenticabili colonne sonore anche al vino, con “Il vino e l’uva” - David di Donatello come Miglior musicista a Morricone, che, eccezionalmente, appare sul grande schermo in un cameo come direttore d’orchestra al Teatro alla Scala di Milano - un valzer insolitamente melodrammatico che in “Stanno tutti bene” (1990, nella sceneggiatura anche la firma di Tonino Guerra, ndr) accompagna Marcello Mastroianni, vedovo e pensionato, nel suo viaggio che dalla Sicilia lo porta a ritrovare i cinque figli in giro per l’Italia, e le cui vite, difficili, sono riassunte tutte in una battuta: “il vino si fa pure con l’uva ed è il migliore”. Lo sfondo, è quella Sicilia che, dalle campagne al mare, dalle città d’arte alle dimore storiche, i più grandi registi hanno immortalato con la loro macchina da presa, da Luchino Visconti ne “Il Gattopardo” (1963) con Alain Delon, Burt Lancaster e Claudia Cardinale, a Francis Ford Coppola ne “Il Padrino” (1972) con Marlon Brando e Al Pacino, da Roberto Benigni in “Johnny Stecchino” (1991) a Michael Radford ne “Il postino” (1994) con Marcello Troisi. Un set a cielo aperto, dove non c’è luogo in cui non vi sia del vino, simbolo di quella calorosa accoglienza e convivialità che tante pellicole hanno celebrato, ma non solo, se si pensa a “Centopassi”, il vino che dà valore e dignità alle terre confiscate alla mafia e che deve il suo nome al film di Marco Tullio Giordana (2000) sul coraggio di Peppino Impastato.
Il regista milanese, nei giorni scorsi, ha incontrato giovani aspiranti cineasti, in un momento difficilissimo per il cinema, in Maremma, territorio del vino che ha fatto da set a tante celebri pellicole, da “Il sorpasso” (1962) di Dino Risi con Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignan, a “Non ci resta che piangere” (1984) di Benigni e Troisi, da “Quantum of Solace” (2008, con tappa anche a Siena, e non solo) di Marc Foster (2008) con lo 007 Daniel Craig al premio Oscar “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino (2013) con Toni Servillo, passando alle pellicole di Giovanni Veronesi, Paolo Virzì e Francesco Falaschi. E dove lo ha incontrato anche WineNews, in questo viaggio alla riscoperta dell’Italia nell’estate 2020, in cui “ci siamo presi una vacanza dall’idea di vacanza” (citando la scrittrice ed autrice televisiva Catena Fiorello), ed in cui l’enoturismo sposa il cineturismo, per far ripartire uno dei settori economici più importanti per il Paese. Tornando in Maremma, tra i suoi vigneti, hanno trovato dimora prediletta mostri sacri del cinema italiano, come Mario Monicelli, che ne ha fatto un set per pellicole come “L’armata Brancaleone” (1966) con Vittorio Gassman e Catherine Spaak - girato anche tra la Val d’Orcia e le Crete Senesi - e “Speriamo che sia femmina” (1986) con Philippe Noiret, Liv Ulmann, Catherine Deneuve e Stefania Sandrelli, ambientato in un casale che nella storia è maremmano.
Più in generale, la Toscana ed i suoi vigneti sono da sempre un gettonatissimo set. E molto prima del successo di pellicole internazionali, che pure ne hanno creato il sogno, a partire da “Under the Tuscan Sun” (2003) di Audrey Wells con Diane Lane a Cortona, ma anche “Molto rumore per nulla” di Kenneth Branagh (1993) con Keanu Reeves, Denzel Washington ed Emma Thompson ambientanto in Chianti Classico, “Il paziente inglese” (1996) di Anthony Minghella con Ralph Finnes e Juliette Binoche e “Il Gladiatore” (2000) di Ridley Scott con Russel Crowe sullo sfondo della Val d’Orcia, fino a “Miracolo a Sant’Anna” (2008) di Spike Lee nelle Colline Lucchesi. Sono i primi anni Settanta, infatti, quando Franco Zeffirelli sceglie l’Umbria ma anche la Toscana, come set di “Fratello Sole e Sorella Luna” (1972), capolavoro della storia del cinema italiano, con Graham Faulkner e Valentina Cortese, ambientato tra la Piana di Castelluccio di Norcia e Gubbio, l’Abbazia di Sant’Antimo e Montalcino, tra i vigneti che poco più tardi avrebbero conquistato celebrità mondiale grazie al Brunello (e dove nel 1988 anche il regista francese Otar Iosseliani girerà il film-doc “Un piccolo monastero in Toscana”), la Val d’Orcia (già location di “Romeo e Giulietta”, 1968, ambientato a Pienza) e San Gimignano, patria della Vernaccia, una star, invece, tra poeti e letterati, già dalla fine del Duecento (e dove più tardi girerà anche “Un tè con Mussolini”, 1999). Montalcino che torna sul grande schermo anche tra pochi giorni, il 7 agosto in Usa e Uk, con l’uscita di “Made in Italy” del regista James d’Arcy con Liam Neeson. Senza dimenticare, pellicole divenute famose proprio anche grazie ai loro set affascinanti e curiosi, da “Io ballo da sola” (1996), capolavoro di Bernardo Bertolucci con Liv Tyler e Jeremy Irons in Chianti Classico, al Premio Oscar “La vita è bella” (1997) di Benigni girato tra Arezzo e Cortona, ma anche “Il Ciclone” (1996) di Leonardo Pieraccioni nelle colline del Casentino. Su tutti, un territorio del vino e set ideale, è quello del Nobile: Montepulciano, che ha fatto da sfondo, tra gli altri, “In nome del Papa re” (1971) di Luigi Magni con Nino Manfredi, “Nostalghia” (1983) di Andrej Tarkovskij, “Sogno di una notte di mezza estate” (1999) di Michael Hoffman con, tra gli altri, Rupert Everett, Calista Flockhart, Kevin Kline e Michelle Pfeiffer, ma anche alla saga “New Moon” (2009) di Chris Weitz con Kristen Stewart e Robert Pattinson.
Del resto, tra i profili delle colline, i colori caldi del grano e delle vigne di Toscana, anche uno tra i più grandi registi italiani come Federico Fellini concepì uno dei suoi capolavori, 8 e 1/2 (1963), dove assieme ai sogni, ai ricordi ed alle suggestioni, anche il vino è protagonista delle atmosfere oniriche che circondano Guido-Mastroianni. E come il maestro che tra i territori del vino ha omaggiato soprattutto la sua terra, la Romagna del Sangiovese e che nel 2020 avrebbe compiuto 100 anni, così quest’anno si celebra un secolo anche dalla nascita di uno degli attori simbolo del nostro cinema: Alberto Sordi, del quale, tra le tante pellicole, una citazione va “Il Marchese del Grillo” (1981), capolavoro di Monicelli, ed a un altro territorio del vino più volte trasformato in set, i Castelli Romani.
Ma dal Nord al Sud, sono tanti i territori o i piccoli borghi da riscoprire dove il vino è protagonista e spesso lo è anche il cinema. Impossibile ricordarli tutti, ma ieri come oggi tra questi c’è anche il Trentino Alto Adige. Tra le location set del “Decameron” (1971) di Pier Paolo Pasolini c’è anche l’Abbazia di Novacella, oggi una delle più celebri cantine altoatesine. Thriller con al centro il Marzemino, “Vinodentro” (2014) di Ferdinando Vicentini Orgnani con Giovanna Mezzogiorno è invece ambientato tra i vigneti trentini. Rende omaggio alla “viticoltura eroica” della Valtellina, ai suoi vini pregiati, all’antica sapienza agricola dei terrazzamenti e dei muri a secco, attraverso le parole di Mario Soldati, invece, “Rupi del vino” (2009), il film documentario del maestro Ermanno Olmi, nel solco di una profonda passione del regista per il mondo agricolo e vinicolo, di cui ha raccontato la bellezza delle piccole cose. Diretto da Gary Winick con Amanda Seyfried e Vanessa Redgrave, “Letters to Juliet” (2010) è girato tra la Toscana e il Veneto, tra i vigneti di Brunello di Montalcino e quelli dell’Amarone della Valpolicella. Le colline del Prosecco, sono invece lo sfondo degli omicidi di “Finché c’è Prosecco c’è speranza” (2017), giallo di Antonio Padovan con Giuseppe Battiston.
Se la trama de “Il segreto di Santa Vittoria” (1969) di Stanley Kramer si svolge tra i vigneti piemontesi ma il film con Anna Magnani, Anthony Quinn, Virna Lisi, Renato Rascel e Giancarlo Giannini è girato a Cinecittà, fedele al romanzo di Beppe Fenoglio, “Il partigiano Johnny” (2000) è ambientato proprio nelle Langhe, protagoniste del film di Guido Chiesa con Stefano Dionisi. Senza dimenticare “Barolo Boys. Storia di una rivoluzione” di Paolo Casalis e Tiziano Gaja (2014). Tra i vigneti della Franciacorta Tonino Zangardi ha girato “My father Jack” (2016) con Eleonora Giorgi e Matteo Branciamore (al terroir delle celebri bollicine è dedicato anche il film-doc “F for Franciacorta” di Massimo Zanichelli (2015). Il Salento, con i suoi paesaggi magnifici ma “semplici” e genuini, con i suoi scorci, marittimi e vitati, è il set di “Mine Vaganti” (2010) di Ferzan Özpetek, interpretato da un cast corale, a partire da Riccardo Scamarcio. Racchiude la bellezza del Vulture e ne racconta la produzione di Aglianico, “Wine to love” (2018), romantic-comedy diretta da Domenico Fortunata con Ornella Muti. È infine un omaggio all’Italia del vino, da Montefalco a Barolo, dalla Valpolicella al Sulcis, dal Soave al Chianti Classico, dalla Campania al Veneto, “The Duel of Wine” (2015) di Nicolas Carreras con il sommelier-attore Charlie Arturaola.

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