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VISIONI DI TERRITORIO

Vitigni, valore e intelligenza artificiale: le sfide dei prossimi 10 anni per la Sicilia del vino

Da “Sicilia en primeur” 2023 Antonio Rallo, Alessio Planeta e Alberto Tasca, immaginano la prossima frontiera da affrontare insieme per crescere uniti

Approfondire e migliorare la conoscenza dei vitigni siciliani famosi e dimenticati, col supporto della ricerca scientifica; aumentare il valore del vino siciliano, con ogni cantina ed imprese che deve assumersi, individualmente, la responsabilità di un obiettivo comune; lavorare in squadra per rendere socialmente e ambientalmente conveniente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nel viaggio in “Sicilia en primeur 2023” (anteprima dei vini siciliani iniziata oggi e che culminerà a Taormina il 13 maggio) ecco le sfide che la Trinacria del vino potrebbe porsi come futuri traguardi decennali, seguendo una percorso a tappe che l’ha vista crescere e cambiare drasticamente, a ritmo di decadi, negli ultimi 30 anni: risale, alla fine degli Anni Novanta del Novecento, la creazione di Assovini Sicilia, rete che riunisce le imprese virtuose del vino di Sicilia, al 2011 la nascita della Doc Sicilia ed al 2020 la costituzione ufficiale e formale della Fondazione Sostain, che ha messo a sistema una lunga esperienza in tema ecologico avviata molto tempo addietro.
La Sicilia, insomma, come esempio unico in Italia di lavoro di squadra per valorizzare una terra straordinaria, racchiuso nel motto “una apis nulla apis” - “un’ape da sola non è un’ape” e che avevano intuito, in tempi non sospetti, i tre protagonisti dell’ascesa enologica dell’isola: Diego Planeta, Giacomo Rallo e Lucio Tasca d’Almerita.
E proprio agli eredi delle tre grandi famiglie del vino siciliano, che hanno dato impulso a questa “rivoluzione”, abbiamo chiesto di fare uno sforzo creativo per provare ad immaginare la nuova sfida da affrontare e da realizzare per il 2030 (qui in audio).
Antonio Rallo, enologo alla guida della storica griffe siciliana Donnafugata e confermato presidente del Consorzio di tutela dei Vini Doc Sicilia, ha affrontato il tema agricolo, sostenendo che sarà importante concentrarsi sullo “studio dei vitigni siciliani, quelli dimenticati e quelli conosciuti, con nuove selezioni di biotipi e nuovi cloni. Mettere, quindi, a disposizione dei produttori siciliani il miglior materiale possibile per produrre il migliori vitigni siciliani per il futuro”. La Sicilia contiene una estrema varietà di suoli come pure di vitis vinifera autoctone e reliquie, che, insieme all’eterogeneità di microclimi, porta a toccare i 100 giorni di raccolto in periodo di vendemmia: un’impareggiabile ricchezza che si potrebbe valorizzare meglio, a partire dal già avviato progetto “Valorizzazione del germoplasma viticolo” promosso e sostenuto dal Consorzio della Doc Sicilia in partnership con il Dipartimento dell’Agricoltura della Regione Siciliana, l’Università degli Studi di Palermo e il Centro regionale per la conservazione della biodiversità viticola ed agraria “F. Paulsen”. Una Doc Sicilia, peraltro, che oggi conta 8.000 viticoltori e 530 imbottigliatori che “producono nel rispetto della Denominazione di Origine Controllata”, sottolinea Antonio Rallo. Nel 2022 sono state 86,5 milioni le bottiglie confezionate, e, nel primo trimestre 2023, sullo stesso periodo 2022, i dati dicono +8%, altro segnale importante della salute del vino siciliano. Che deve ora lavorare di più sull’importantissimo tema del valore, sottolinea Alessio Planeta, alla guida (insieme al fratello Santi e alla cugina Francesca) dell’azienda di famiglia, fra le più conosciute d’Italia. “Se immaginiamo il vino siciliano come una piramide, dove in cima oggi ci sono probabilmente i vini dell’Etna e le referenze dei marchi storici regionali e alla base ci sono le referenze delle cantine cooperative sociali, l’obiettivo comune dovrebbe essere quello di lavorare su tutta la piramide per aumentare il valore dei diversi segmenti”. Alessio Planeta immagina di agire su due fronti: per l’apice, sviluppare, oltre all’Etna, il potenziale in parte inespresso di tante altre piccole e grandi denominazioni e zone (come potrebbero essere Vittoria, Pantelleria o Menfi, per esempio), facendole entrare nei nuovi fine wines d’Italia; invece, per la base della piramide, “valorizzando due caratteristiche che attualmente ci avvantaggiano sul mercato: la diffusione del vigneto in biologico e l’animo tradizionalmente bianchista della Sicilia”. Certo, questi sono obiettivi che riguardano più politiche strategiche prettamente aziendali, ma c’è una parte di racconto del vino che aiuta in tal senso e che può (e deve) essere sviluppato coralmente, per intonare una voce unica e unita che sia recepita positivamente dagli attori del settore e, infine, compresa e accettata dal consumatore. La Doc Sicilia era nata proprio con questo obiettivo e ha già portato a casa progressi inimmaginabili , come il raddoppio del prezzo dello sfuso nel giro di dieci anni: ma è solo l’inizio, evidentemente, di un percorso obbligato per la crescita in chiave qualitativa di tutto il comparto nel suo complesso.
Fa un passo in più Alberto Tasca d’Almerita, ottava generazione a condurre la cantina di famiglia di eccellenza siciliana e presidente della Fondazione SOStain. Partendo dai progressi raggiunti fino ad oggi in termini di collaborazione fra gli attori regionali, la sua suona come una proiezione quasi visionaria, che oltrepassa il settore prettamente vitivinicolo per abbracciare uno strumento che ha acceso il dibattito contemporaneo: lo strumento dell’intelligenza artificiale. “Il solco che è stato costruito dai padri prima di noi sia un cardine: lavorare in squadra, uniti, per affrontare le sfide che, man mano, arrivano. Ritengo che gli ultimi passi fatti sulla sostenibilità abbiano aperto nuove frontiere, nuove collaborazioni fra di noi, tanti tavoli di confronto per nuove tematiche, tutte fondamentali e di buon auspicio. Le prossime sfide - specifica Alberto Tasca - saranno importanti: si parla, anche fuori dal nostro settore, di intelligenza artificiale, e credo, che porterà dei cambiamenti significativi nel mondo del lavoro in genere. Può essere che applicandola a dei protocolli, a dei sistemi di regole sostenibili, possano accelerare processi che possono portare grandi beneficio”. In sintesi, servirà continuare a lavorare uniti e continuare ad avere uno sguardo aperto a tutte le opportunità ed anche a tutte le conseguenze problematiche che queste potranno portare.
Intanto, nel 2023, l’atout di Assovini Sicilia, la rete che riunisce le imprese virtuose del vino di Sicilia, condotta da Laurent Bernard de la Gatinais, e del Consorzio dei Vini di Sicilia è quello di approfondire lo sviluppo del turismo eno-gastronomico e del turismo di alta gamma. Il mercato del lusso non conosce crisi ed è quindi quel segmento di turismo a cui molti guardano, per cercare di uscire da una stagnazione economica generale. La Sicilia ha tutte le carte in regola per attirare investimenti di questo tipo, potendo contare su di una rara ricchezza culturale sfaccettata, in cui storia, letteratura, architettura, arte, paesaggio e, ovviamente, tradizione eno-gastronomica garantiscono esperienze ineguagliabili e fuori dal percorsi di massa. Ne dibatteranno, dopo domani, nel parco botanico più grande d’Europa (di proprietà della famiglia Faro) Radicepura, a Giarre, Roberta Garibaldi, professore di Tourism Management dell’Università degli Studi di Bergamo, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, Lorenzo Maraviglia, general manager del San Domenico Palace Four Seasons Hotel, Benedetto Puglisi, co-founder e direttore scientifico Master THEM in Tourism Hospitality & Event Management di BeAcademy, cercando di trovare una soluzione sostenibile in grado di fare colloquiare i due ruoli del mondo del vino: quello di ambasciatori e, allo stesso tempo, di custodi della cultura e del territorio.

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