Se in tanti territori italiani la vendemmia dei bianchi più precoci e delle basi spumante è in fase avanzata (come racconta anche un video WineNews), lentamente, in questo 2026 che sarà ricordato per gli anticipi da record in tanti territori d’Europa - dalla Borgogna alla Champagne, da Bordeaux all’Alto Adige, tra gli altri - anche qualche grande territorio rossista ha già iniziato le operazioni di raccolta. Per esempio, “parte con due settimane di anticipo sulla media storica la vendemmia in Valpolicella. Nei vigneti dei 19 comuni della denominazione, infatti, è già iniziata la raccolta della Corvina, mentre dalla prossima settimana sarà la volta di Corvinone e Rondinella. Un’accelerazione impressa dal caldo e dalla siccità estivi, che ha portato ad un anticipo del calendario di 7 giorni anche rispetto allo scorso anno e si accompagna, in questa prima fase, a prospettive qualitative particolarmente favorevoli”, spiega una nota del Consorzio Vini Valpolicella. Che, salvo avversità meteorologiche, stima, ad oggi, una raccolta complessiva di poco superiore agli 861.000 quintali di uva. Un volume in linea con il 2025, ma che da quest’anno registra uno stoccaggio di 172.280 quintali, pari al 20% della produzione. La misura di contenimento deliberata dal Consorzio lo scorso 2 aprile riduce, così, la resa effettivamente disponibile da 100 a 80 quintali per ettaro, con l’obiettivo di salvaguardare l’equilibrio economico della filiera in relazione al rallentamento della domanda su scala globale. Per quanto riguarda la produzione potenziale di Amarone e Recioto, il Consorzio stima quasi 328.000 quintali di uva riservati alla cernita (38% sul totale). I primi riscontri qualitativi effettuati dall’ente di tutela premiano soprattutto l’uva da vigne più vecchie, particolarmente quelle a Pergola, che hanno reagito meglio allo stress idrico e quelle degli impianti sostenuti da un’adeguata irrigazione.
Se le indicazioni qualitative alimentano aspettative positive, sul piano economico non mancano le preoccupazioni. Tra queste, la tendenza al ribasso del prezzo delle uve soprattutto quelle destinate all’appassimento. “In una fase già molto complessa e incerta per il settore - commenta il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini - registriamo una riduzione delle quotazioni delle uve. Una dinamica che non rispecchia gli orientamenti condivisi al tavolo di filiera convocato dal Consorzio alla vigilia della vendemmia e che rischia di scaricare nuove difficoltà sulle imprese. I produttori - prosegue Marchesini - hanno già sostenuto responsabilmente le politiche di riduzione delle rese e le nuove misure di stoccaggio introdotte per salvaguardare l’equilibrio della denominazione. Indebolire ulteriormente il valore delle uve significa penalizzare proprio chi sta contribuendo alla tenuta della filiera, in una stagione segnata dalla difficoltà di reperire manodopera specializzata, dall’aumento dei costi, in particolare energetici, e da un mercato ancora insidioso. Per questo è necessario che tutti gli operatori mantengano gli impegni assunti e adottino comportamenti coerenti con il valore della denominazione”.
Negli altri territori dei grandi rossi italiani, invece, la situazione è variegata, tra chi ancora dovrà aspettare qualche giorno, chi settimane, e chi, invece, ha già iniziato la raccolta. Nelle Langhe, per i Nebbiolo da Barolo e Barbaresco, spiega il presidente del Consorzio Sergio Germano, “stiamo facendo i primi campionamenti, siamo in anticipo di 5-10 giorni, ma aspettiamo la piena maturità fenolica. Salvo sorprese ci vorrà ancora qualche settimana, diciamo che si potrà iniziare la raccolta tra la metà e la fine di settembre. Anche perché in vigna, grazie alle riserve idriche accumulate, non c’è stato stress. E, poi, è anche arrivata qualche pioggia che ha rinfrescato le temperature, la notte, ci sono escursioni termiche che piacciono al Nebbiolo, e con questo andamento climatico degli ultimi giorni, ci aspettiamo una bella evoluzione”.
Più variegata la situazione in Toscana. A Bolgheri, commenta Daniele Parri, direttore Consorzio Vini Bolgheri e Bolgheri Sassicaia, “qualcuno è partito con Merlot e Syrah, mentre per il Cabernet Sauvignon, si dovrà aspettare ancora qualche giorno, ovviamente al netto delle variabili climatiche”. Anche in Chianti Classico, fa sapere il Consorzio, qualche grappolo di varietà più precoci è stato tagliato, mentre per il Sangiovese destinato a diventare il vino simbolo del Gallo Nero si aspettano ancora le evoluzioni dei prossimi giorni. Così come a Montalcino, dove qualche grappolo di uva, non destinato a diventare Brunello di Montalcino, è già stato raccolto, mentre per il Sangiovese che darà forma al vino più prestigioso del territorio, come ha spiegato, in queste ore, ad una tv locale, il presidente del Consorzio, Giacomo Bartolommei, la vendemmia inizierà tra una decina di giorni, con la previsione di “una minor resa in vino, ma di qualità molto alta”.
Scendendo un po’ più a Sud, ed in particolare in Abruzzo, terra del Montepulciano, “qui siamo ancora sui bianchi precoci, come il Pecorino, e sul Trebbiano. La siccità si sente e si sentirà anche sul Montepulciano d’Abruzzo, con il quale inizieremo intorno a metà settembre”, commenta il presidente del Consorzio Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi.
Ed ancora, andando ancora più a Meridione, sull’Etna, diamante di Sicilia, la vendemmia dei rossi è ancora lontana, “partiremo con le uve bianche verso metà settembre, e poi da fine settembre ad inizio ottobre, nei tempi più o meno canonici, ci sposteremo sui rossi”, testimonia il presidente del Consorzio dei Vini Etna Doc, Francesco Cambria.
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