Soffre nei volumi, ma non crolla nei valori, il vino italiano nella grande distribuzione organizzata italiana, con le bollicine che, inoltre, continuano a fare corsa a parte, con Prosecco e Motodo Classico in crescita sia in quantità che in valore, mentre frena bruscamente il comparto “private label”, dopo un lungo periodo positivo. Sono alcune delle evidenze che emergono dai dati Circana aggiornati a luglio 2026, analizzati da WineNews.
Secondo i quali, nei 12 mesi tra luglio 2025 e luglio 2026, nel complesso sono stati venduti 414 milioni di litri di vino (-3,4% sull’anno precedente) per 1,8 miliardi di euro (-1,2%). Mentre gli spumanti hanno registrato una crescita del +1% in volume (81,9 milioni di litri) e del +1,2% in valore (628 milioni di euro), grazie al Prosecco, che vale la metà della torta delle bollicine (40 milioni di litri, +3,8%, e 306,6 milioni euro, +1,7%), ma, soprattutto, al Metodo Classico italiano (Franciacorta, Trentodoc e così via), in crescita del 7,6% in quantità (7,8 milioni di litri) e del 6,2% in valore (145,2 milioni di euro).
Nel dettaglio, guardando ai formati, se tutto sommato tiene la classica bottiglia da 0,75 litri (1,5 miliardi di euro il totale venduto, -0,7%, per 240 milioni di litri, -2,1%), crollano i classici bottiglioni (sia fino a 2 litri che oltre), che perdono il -10,6% in volime e tra il -9,2% ed il -6,2% in valore, mentre registrano dati positivi sia il bag-in-box (che vale 21,3 milioni di litri, +1,3%, per 50 milioni di euro, +4,7%), che i formati più piccoli della classica bottiglia da 0,75, per quanto ampiamente minoritari (crescita del 4,7% in volumr e del 5,3% in valore, a 4,5 milioni di euro per 561.572 litri per il formato inferiore alla mezza bottiglia, mentre quelli compressi tra 37,5 e 75 centilitri fanno +2,3% in volume, a 854.504 litri, e +3% in valore, a 8,7 milioni di euro).
Come detto, tra i trend da segnalare, l’inversione di tendenza rispetto ai vini private label, che dopo una fase anche importante di crescita, nel recente passato, nei 12 mesi fanno segnare un -5,4% a volume (61,4 milioni di litri) ed il -5% in valore (173,7 milioni di euro). Segno che probabilmente, in una fase in cui il “meno, ma meglio” è un imperativo, la marca del produttore torna ad essere un elemento di scelta ancora più importante del solito.
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