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ATTUALITÀ

Medio Oriente, l’export agroalimentare italiano nei mercati del conflitto pesa “solo” l’1,8%

I dati di Intesa Sanpaolo (che ha premiato anche le “Imprese Vincenti”): la pasta la filiera più esposta. Se Hormuz riaprisse, Pil a +0,4% nel 2026

L’esposizione commerciale verso i mercati coinvolti nel conflitto in Medio Oriente è mediamente bassa per il settore agroalimentare italiano, per il quale il peso dell’export verso queste destinazioni commerciali è pari all’1,8%, un dato inferiore alla media (3,4%). Eppure alcune filiere sono relativamente più esposte: come quella della pasta e dei prodotti da forno che esporta in questi mercati il 3,6% del totale (282 milioni di euro), o come i pasti e piatti pronti con il 3,8% del totale (101 milioni), ma anche i mangimi e il pet food con il 3,4%, sebbene su importi più contenuti (45 milioni). Il tutto dopo un 2025 caratterizzato da una forte discontinuità nelle politiche commerciali internazionali, ma che ha comunque visto l’agroalimentare italiano crescere sui mercati esteri (+5,2%), andando ad intercettare opportunità sia in mercati tradizionali come Germania (+5,6%), Francia (+6,1%), Regno Unito (+2,8%) e Spagna (+13%), ed in economie emergenti, come Polonia (+17,7%) e Romania (+10,2%), o destinazioni lontane, come il Canada (+4,5%) che, di fatto, hanno compensato i minori flussi verso gli Stati Uniti (-4,5%) dove lo Stivale ha guadagnato quote di mercato in alcuni comparti, come pasta, acque minerali, salumi, tè e caffè. A dirlo sono i dati del Research Department di Intesa Sanpaolo che ha stimato che, se lo Stretto di Hormuz si sbloccasse in questi giorni - seguito da una graduale ripresa della produzione e del trasporto di petrolio e gas unita al rientro dei costi energetici - nel 2026 le previsioni di crescita del Pil si attesterebbero al +0,4% per l’Italia e del +0,9% per l’Eurozona.
Un’altra survey interna di Intesa Sanpaolo nelle filiali specializzate nell’Agribusiness conferma come la diversificazione resti la miglior strategia per minimizzare i rischi, anche geopolitici, che possono riguardare alcuni mercati, anche per le catene di approvvigionamento. Andando ad indagare azienda per azienda emerge come la necessità di cercare nuovi Paesi di destinazione sia ben compresa dalle imprese più grandi, meno dalle micro e piccole che, però, si stanno, comunque, muovendo in questa direzione.
Capitolo autoproduzione di energia: gli investimenti in questo senso erano già in testa alle direttrici a dicembre 2025 e hanno certamente guadagnato ulteriore consenso nel 2026 come conseguenza della crisi energetica.
Gli investimenti in altri importanti tecnologie come Intelligenza artificiale, cybersecurity ed e-commerce restano a loro volta direttive imprescindibili per il nostro sistema agro-industriale, mentre per quanto riguarda impianti, macchinari e software gestionali, c’è sicuramente maggior attenzione da parte delle imprese più grandi, e necessità di un maggior supporto per le micro e piccole.
Infine, le analisi di bilancio, secondo Intesa Sanpaolo, mostrano come le imprese agroalimentari che hanno investito in qualità, innovazione, internazionalizzazione, siano riuscite ad ottenere migliori risultati in termini di marginalità e tra i fattori che possono favorire una maggior tenuta degli utili per le imprese agroalimentari italiane viene indicato - oltre alla minore esposizione commerciale verso i Paesi coinvolti nel conflitto - l’aver attivato reti di fornitura a corto raggio, e l’offrire prodotti di elevata qualità, soprattutto per le imprese più piccole e specializzate su produzioni di nicchia o fortemente legate al territorio.
Nel frattempo, nei giorni scorsi, si è tenuto a Torino l’incontro n. 13 dei 15 previsti della nuova edizione di “Imprese Vincenti”, il programma che la Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, guidata da Stefano Barrese, dedica alle eccellenze imprenditoriali del nostro Paese. Sono state 10 le Pmi del comparto agroalimentare premiate, su 150 candidate: Azienda Agricola Lenti Società Cooperativa di Lamezia Terme (Cosenza), Agrolio Srl di Andria (Barletta), Basso Fedele & Figli Srl di San Michele di Serino (Avellino), Dalter Alimentari Spa di Sant’Ilario D’Enza (Reggio Emilia), Lattebusche Sca di Busche di Cesiomaggiore (Belluno), Mancuso Vincenzo & C Srl di Aragona (Agrigento), Manfredi Barbera & Figli Spa di Palermo, Molino Rossetto Livio Srl di Pozzoleone (Vicenza), Riverfrut di Bertuzzi Emilio e Angelo SS Agricola di Rivergaro (Piacenza), e Santangiolina Latte Fattorie Lombarde Società Cooperativa Agricola di San Colombano al Lambro (Milano). Imprese che hanno raccontato la propria storia aziendale e le scelte strategiche che le hanno portato a consolidare il proprio percorso di sviluppo, l’adozione di criteri Esg, l’impatto sulle comunità in cui operano, il valore generato per sé stesse e per l’economia del territorio in termini di occupazione e benessere delle persone. Intesa Sanpaolo Assicurazioni ha assegnato anche la “Menzione Speciale Protezione” all’impresa Lattebusche Sca che più si è distinta in sensibilità alla protezione assicurativa come strumento di supporto alla crescita e la “Menzione Speciale Coldiretti” che è andata, invece, a due giovani imprese agricole, per il particolare legame con il territorio, la valorizzazione del made in Italy e l’introduzione di innovazione: l’Azienda Agricola Dibenedetto ad Altamura (Bari) e La Cantina Montemiglietto a Verduno (Cuneo).

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