Lo scontro, la protesta e la richiesta. Il Ddl caccia in discussione al Parlamento sta agitando il mondo delle associazioni ambientaliste e la politica tanto che Wwf Italia, l’Ente nazionale protezione animali (Enpa), la Lega per l’abolizione della caccia (Lac), la Lega anti vivisezione (Lav) e la Lega italiana protezione uccelli (Lipu) hanno scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere la sospensione del provvedimento e il ritiro definitivo del testo. Tra le modifiche approvate, secondo Wwf Italia, emergono alcuni elementi critici come il ritorno della possibilità di caccia sul demanio marittimo (la cosiddetta “caccia in spiaggia”), l’ampliamento delle specie cacciabili (che includerebbero adesso animali come lo stambecco, l’oca selvatica e il piccione) e l’introduzione di un divieto molto ampio di “ostacolare o rallentare” l’attività venatoria, che rischierebbe di colpire anche forme di dissenso e protesta pacifica con evidenti profili di incostituzionalità. Unito a tutto ciò ci sarebbe anche una lettera che la Commissione Europea avrebbe già inviato da mesi al Governo in cui vengono segnalate gravi violazioni delle Direttive Uccelli e Habitat (adottate rispettivamente nel 1979 e nel 1992), ma che l’esecutivo secondo il Wwf avrebbe ignorato.
“Siamo di fronte a un fatto gravissimo - dichiara Dante Caserta, direttore Affari Legali e Istituzionali Wwf Italia - si sta portando avanti una legge sapendo che presenta profili di incostituzionalità, incompatibilità con il diritto europeo, che aumenta i rischi per la sicurezza e la salute pubblica, comprime gli spazi di libertà dei cittadini, danneggia lo sviluppo di una economia sostenibile e favorisce il bracconaggio. Tutto questo per accontentare meno dell’1% della popolazione, mentre la maggioranza degli italiani è fortemente contraria a queste misure che danneggiano tutti. Non si può andare avanti come se nulla fosse. Serve fermarsi subito e riportare questo tema dentro un confronto serio, trasparente e rispettoso della legalità e della democrazia”.
Il 14 maggio si sono, quindi, tenuti prima una conferenza stampa e poi un flashmob davanti al Pantheon, a Roma, a cui hanno partecipato le associazioni ambientaliste per denunciare la situazione. Poi il dibattito si è spostato dentro al Senato, dove, nel question time, il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha glissato sul tema e rispetto ad un prefigurato rischio di infrazione con l’Ue qualora il Ddl diventasse legge: “non intendiamo interrompere i lavori legislativi, né quelli del governo, per una lettera di un burocrate”, aggiungendo anche che “l’attività venatoria è legale e come tutte le attività legali va regolata e bisogna colpire chi agisce fuori dalle regole”.
Nel frattempo anche l’opposizione ha fatto sentire la propria voce: “il Ddl caccia è uno scempio che calpesta diritti riconosciuti e tutelati dalla nostra Costituzione e va a violare direttive europee importantissime per la tutela dell’ambiente e della biodiversità, esponendo l’Italia a procedure di infrazione. L’alert arrivato dalla Commissione europea, attraverso una lettera ufficiale indirizzata al Mase (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ndr), ma tenuta nascosta per mesi dalla maggioranza, solleva gravissime criticità che segnano un punto di non ritorno nella lotta su quello che dovrebbe essere la tutela della biodiversità e la conservazione del nostro patrimonio naturale. Questo governo punta a una totale deregulation sulla caccia con un disegno di legge che è nei fatti una licenza a uccidere”, è il commento del Movimento 5 Stelle, mentre Tino Magni di Alleanza Verdi e Sinistra ha spiegato come “di modifiche alla legge sulla caccia non c’è alcun bisogno”, che si tratta di “una legge sparatutto che ha come scopo più caccia per tutti e senza regole. La proposta favorisce interessi particolari, le lobby sulla caccia e l’industria delle armi, e non ambientali e di tutela della fauna selvatica. Per favorire i cacciatori si minacciano la biodiversità e le specie a rischio”.
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