Un “attraversamento simbolico” di quella stagione irripetibile in cui arte, architettura, poesia e teatro diventarono strumenti di ricostruzione umana prima ancora che urbana, a Gibellina, in Sicilia, che, dopo il terremoto del 1968 della Valle del Belìce, scelse di rinascere con i linguaggi della contemporaneità, coinvolgendo scrittori, registi, architetti e artisti di tutto il mondo - come Alberto Burri, autore del “Grande Cretto”, una delle opere di land art più grandi al mondo - in un progetto culturale che ancora oggi rappresenta un caso unico grazie alla visione di Ludovico Corrao, il sindaco-intellettuale che trasformò una tragedia collettiva in uno dei più straordinari laboratori culturali del Mediterraneo, che prosegue ancora oggi con le “Orestiadi” - nel 2026 siamo all’edizione n. 45 del Festival - e nel quale anche il vino ha un ruolo importante (come WineNews ha raccontato in un video). Sarà questo che andrà in scena, il 3 giugno, al Piccolo Teatro di Milano, dove Emilio Isgrò, tra le figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, presenterà le nuove etichette “cancellate” de Il Bianco e de Il Rosso di Ludovico di Tenute Orestiadi (wine partner della stagione teatrale dello storico teatro milanese fondato dal grande regista Giorgio Strehler), in un progetto speciale che trasforma il vino in materia narrativa e superficie poetica, nell’anno di Gibellina prima “Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea”.
Le opere di Isgrò non si limitano a vestire una bottiglia, ma ne ridefiniscono il significato culturale. La sua celebre cancellatura - gesto che da decenni attraversa la scena artistica internazionale - diventa strumento di memoria e rigenerazione: non negazione del testo, ma possibilità di una nuova lettura del reale. Un linguaggio capace di custodire le tracce del passato e, allo stesso tempo, aprire nuovi spazi di immaginazione. E anche il vino assume, così, una dimensione ulteriore: non più solo prodotto agricolo o esperienza sensoriale, ma racconto del paesaggio umano, della stratificazione culturale e della tensione creativa che caratterizza la Sicilia contemporanea. Le etichette dedicate a Ludovico Corrao diventano parte di una narrazione più ampia che intreccia arte, territorio, memoria civile e cultura materiale. Se ne parlerà nell’incontro “Le Orestiadi di Ludovico Corrao nella Capitale dell’Arte Contemporanea. 45 anni di resistenza contemporanea”, con Isgrò, Antonella Corrao, presidente Comitato Scientifico Fondazione Orestiadi, Alfio Scuderi, direttore artistico Festival delle Orestiadi, Pietrangelo Buttafuoco, presidente Fondazione La Biennale di Venezia, e Rosario Di Maria, presidente Tenute Orestiadi, con i direttori del Piccolo Teatro, Claudio Longhi e Lanfranco Licauli, e l’ad Tenute Orestiadi, Alessandro Costantini.
L’iniziativa del Piccolo Teatro restituisce, infatti, anche il senso profondo dell’esperienza delle Orestiadi: un progetto che ha saputo far dialogare il Sud con le avanguardie internazionali, il teatro con le arti visive, la tradizione mediterranea con i linguaggi del contemporaneo. Teatro che metterà in scena la performance “Dall’Orestea di Emilio Isgrò”, con gli attori Vincenzo Pirrotta e Silvia Ajelli che interpreteranno estratti dell’“Agamennone”, con la proiezione del “testo cancellato” di Isgrò, e che fa parte del ricco cartellone delle “Orestiadi” 2026, dovrà andrà in scena, invece, nel “Cretto” di Burri (26-27 giugno).
Un’eredità culturale, quella delle “Orestiadi” che continua ancora oggi a generare visioni, relazioni e nuove forme di racconto del territorio. In questo contesto, le Tenute Orestiadi - i cui vini saranno in degustazione - raccontano il loro ruolo non solo come realtà produttiva, ma come presidio culturale capace di interpretare il vino come esperienza artistica e identitaria, in continuità con quella intuizione originaria che ha reso Gibellina un luogo simbolo della rinascita attraverso la cultura. E la bellezza.
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