Promuovere una cultura d’impresa basata sul rispetto, l’equità e la valorizzazione del talento, senza distinzioni di genere. È l’impegno di Compagnia del Vino, tra i leader italiani della distribuzione di vini - con in portfolio realtà di assoluto pregio, come Pol Roger (che, nel 2022, è entrata, con il 20%, nella compartecipazione societaria, con famiglia Notari e Antinori, entrambe al 40%, ndr), o la Tenuta di Biserno, da Famille Hugel alla Tenuta di Fessina, tra le altre - che ha ottenuto il conseguimento della Certificazione per la Parità di Genere (Uni/PdR 125:2022), primo distributore di vino in Italia a raggiungerla dopo le singole cantine (dalle toscane Donatella Cinelli Colombini, Ruffino e Carpineto, a Famiglia Cotarella, dalla friulana Venica & Venica alla lucana Cantine del Notaio).
In particolare, questa Certificazione viene rilasciato a seguito di rigoroso processo di valutazione ed attesta che l’azienda in questione abbia implementato un sistema di gestione coerente con le linee guida della Strategia per la parità di genere dell’Unione Europea 2020-2025. Non solo, dunque, un adempimento formale, ma un percorso di valore (“Certification Pathway”) e una scelta strategica volta a monitorare e migliorare costantemente sei aree fondamentali: Cultura e strategia, per promuovere un ambiente di lavoro inclusivo; Governance, per garantire la presenza di processi interni equi; Processi Hr, per assicurare imparzialità nel reclutamento e nella gestione delle carriere; Opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda; Equità remunerativa per mansione; Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.
“Ottenere questa certificazione è per noi un passo naturale e un punto di partenza. Il divario di genere riguarda anche il nostro settore e porta con sé conseguenze economiche e sociali rilevanti e strutturali - spiega Saverio Notari, alla guida di Compagnia del Vino con la moglie Roberta Cenci - sappiamo tutti che, pur non essendo una minoranza demografica, le donne devono ancora lottare per ottenere gli stessi diritti, lo stesso riconoscimento e le stesse opportunità dei colleghi uomini. Ma la consapevolezza, da sola, non sempre genera cambiamento. La certificazione ci ha permesso di delineare un metodo concreto per contrastare il divario, trasformando i principi in azioni e la “buona pratica” in responsabilità”.
La parità di genere è, infatti, uno dei pilastri della sostenibilità sociale. Ed anche se il lavoro delle donne in agricoltura “vale” almeno 1.800 euro annui in meno del lavoro maschile, secondo lo studio dell’Osservatorio Placido Rizzotto “(Dis)uguali”, il mondo del vino da tempo si sta facendo, ancora una volta, portavoce di un settore che cerca di lanciare segnali di controtendenza: il 28% delle cantine italiane è, infatti, diretto da donne (dati Cribis/Crif) e in vigna e in cantina la loro presenza è del 14%, mentre le percentuali aumentano mano a mano che lungo la filiera ci si avvicina al consumatore, con le donne che sono l’80% degli addetti al marketing e alla comunicazione, il 51% di chi si occupa di commerciale e il 76% di chi riceve i turisti (dati Nomisma). Senza dimenticare i vertici delle rappresentanze di filiera italiane ed internazionali. In Compagnia del Vino, il 60% della forza lavoro è composta da donne e l’azienda continuerà ad investire in formazione e politiche di welfare interno, riconoscendo nell’inclusione non solo un valore sociale, ma un driver strategico di crescita, produttività e creazione di valore lungo tutta la filiera.
Seguendo i dettami della certificazione PdR 125:2022 che, introdotta nel 2022, ha portato per la prima volta in Italia un sistema nazionale basato su indicatori oggettivi e misurabili, segnando il superamento della stagione dei cosiddetti “bollini rosa” e inaugurando un cambio di passo nelle politiche aziendali di inclusione. La certificazione ha registrato una crescita esponenziale: dalle 113 imprese che hanno superato l’audit nel 2022 si è arrivati a 12.349 aziende certificate, (secondo le informazioni fornite al quotidiano “Il Sole 24 Ore” dal Dipartimento per le Pari Opportunità al 27 gennaio 2026). Il fenomeno riguarda sempre più anche settori tradizionalmente meno associati alle politiche di diversity, come costruzioni (27,18%) e manifatturiero (13,25%), segno di una diffusione progressiva dello standard nel tessuto produttivo. Su un campione di imprese fornito dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, infine, si evidenzia una forte concentrazione territoriale: la Lombardia guida la classifica regionale con il 21,53% del totale nazionale, seguita da Lazio (17,50%) e Campania (11,89%).
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