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ZOOTECNIA

Bruxelles riconosce il ruolo degli allevamenti nella tenuta economica dell’Europa

Ma la nuova “Strategia Ue per l’Allevamento” presentata dalla Commissione Ue, divide le organizzazioni agricole ed ambientaliste
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Bruxelles riconosce il ruolo degli allevamenti nella tenuta economica dell’Europa

Dopo anni segnati da restrizioni, critiche ambientali e crescenti pressioni normative, la zootecnia europea torna al centro delle politiche comunitarie. Con la nuova Strategia Ue per l’Allevamento presentata dalla Commissione Europea, Bruxelles riconosce il ruolo degli allevamenti nella sicurezza alimentare, nella competitività dell’agroalimentare e nella tenuta economica delle aree rurali, aprendo una fase che le principali organizzazioni agricole italiane giudicano positivamente, pur con accenti diversi sulle prospettive di attuazione: Confcooperative Agroalimentare e Coldiretti-Filiera Italia la considerano un cambio di passo positivo a sostegno degli allevamenti, mentre Cia-Agricoltori Italiani ne condivide l’impostazione, ma chiede risorse e misure concrete per renderla efficace; invece, le associazioni ambientaliste ed animaliste la ritengono insufficiente per guidare una reale transizione agroecologica. 
Per Confcooperative Agroalimentare si tratta di un passaggio significativo che valorizza una filiera da 400 miliardi di euro, responsabile del 40% del valore aggiunto agricolo dell’Unione. La presidente del Settore Zootecnico Francesca Sabbadin
evidenzia che si tratta di “un piano che riconosce il ruolo strategico degli allevamenti per la sicurezza alimentare, la competitività dell’agroalimentare europeo e la vitalità delle aree rurali. In particolare accogliamo positivamente la proposta di sviluppare un nuovo strumento finanziario per la gestione dei rischi: le filiere zootecniche hanno bisogno di strumenti flessibili e adeguati per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico. Il rafforzamento dei fondi mutualistici va nella giusta direzione poiché favorisce la condivisione dei rischi e offre maggiore stabilità alle imprese agricole”. Positivo, secondo Confcooperative Agroalimentare, anche il focus sulla prevenzione e sul controllo delle malattie animali, con la revisione delle regole sulla vaccinazione e dei criteri di classificazione delle epizoozie, oltre all’obiettivo di armonizzare i sistemi di calcolo delle emissioni degli allevamenti per assicurare maggiore trasparenza e uniformità nelle valutazioni delle diverse filiere europee. Sulla stessa linea il presidente del Settore Lattiero-Caseario di Confcooperative Agroalimentare Alessandro Mocellin, che parla di “un vero cambio di paradigma rispetto al passato, sottolineando come le esigenze degli allevamenti vengano finalmente poste al centro delle politiche europee. L’estensione degli strumenti di sostegno ai rischi legati alle malattie animali viene considerata una risposta importante in un contesto segnato dalla diffusione di numerose epizoozie negli ultimi anni”.
Più cauta la posizione di Cia-Agricoltori Italiani che accoglie favorevolmente le nuove Strategie europee per la zootecnia e le proteine vegetali, considerate, secondo il presidente Cristiano Fini “un importante cambio di approccio perché riconoscono finalmente il ruolo strategico di entrambi i comparti. È positivo che Bruxelles riconosca il valore della zootecnia e la necessità di rafforzare l’autonomia produttiva Ue sulle proteine vegetali - continua Fini - ma ora servono scelte concrete. Agli allevatori non si possono chiedere nuovi obblighi senza garantire al tempo stesso strumenti e fondi adeguati per sostenerli”. Sul fronte zootecnico, Cia-Agricoltori Italiani valuta positivamente il fatto che gli allevamenti non siano più considerati un problema, ma una componente essenziale per la sicurezza alimentare, l’economia circolare e la vitalità delle aree interne. L’organizzazione evidenzia, però, come le misure realmente operative contenute nella Strategia riguardino soprattutto il benessere animale, con il graduale superamento delle gabbie e l’annuncio di future proposte legislative. A fronte dei consistenti investimenti richiesti alle imprese per accompagnare questa transizione, la Commissione Europea si limita al momento a ipotizzare possibili strumenti finanziari dedicati, senza assumere impegni concreti e garantiti. Per questo Cia-Agricoltori Italiani chiede un calendario legislativo e finanziario credibile, un budget specifico a sostegno del settore, procedure autorizzative più semplici per i progetti agricoli, una revisione pragmatica della Direttiva Nitrati e una Politica agricola comune (Pac) capace di continuare a sostenere i comparti più esposti e vulnerabili. Positivo anche il giudizio sul Piano d’Azione per le proteine vegetali, che punta a rafforzare la produzione europea ed a ridurre la dipendenza dalle importazioni. Attualmente l’Unione Europea copre, infatti, appena il 25% del proprio fabbisogno di colture proteiche e punta a raggiungere il 35% entro il 2035. Una sfida particolarmente rilevante anche per l’Italia, dove il tasso di autoapprovvigionamento delle leguminose resta inferiore al 30% e circa l’80% della soia destinata alla zootecnia proviene ancora dall’estero. In questo contesto, Cia-Agricoltori Italiani sottolinea la necessità di accompagnare il rafforzamento della produzione europea con investimenti in ricerca, innovazione e sviluppo delle filiere, ma anche di garantire una più equa distribuzione del valore lungo la catena alimentare, così da offrire agli agricoltori adeguate prospettive di redditività e favorire nuovi investimenti nel settore.
Favorevole anche la valutazione di Coldiretti e Filiera Italia, che vedono nella nuova impostazione della Commissione Europea un segnale di discontinuità rispetto alle politiche che negli ultimi anni avevano spesso posto gli allevamenti sotto pressione. Le due organizzazioni chiedono ora che la nuova visione venga accompagnata da interventi concreti a sostegno di un settore ritenuto strategico per la sovranità alimentare europea.Un giudizio positivo riguarda, inoltre, il Piano d’Azione sulle proteine, soprattutto per l’approccio prudente adottato nei confronti delle proteine alternative, prevedendo che i prodotti ottenuti attraverso nuove biotecnologie e destinati all’alimentazione animale siano sottoposti a rigorose valutazioni scientifiche in materia di sicurezza, impatto ambientale e salute prima di un loro eventuale sviluppo su larga scala.
Di parere opposto il giudizio espresso da Greenpeace Italia, Isde, Lipu, Slow Food Italia, Terra! e Wwf Italia che considerano la nuova Strategia europea per la zootecnia un’occasione mancata per avviare una vera transizione del settore. Secondo le associazioni, il documento continua a privilegiare competitività e innovazione tecnologica senza assumere l’agroecologia come riferimento per l’evoluzione dei sistemi zootecnici europei e senza affrontare il tema della riduzione della concentrazione degli allevamenti intensivi nelle aree più interessate. Critiche vengono rivolte anche alle proposte sul calcolo delle emissioni, ritenute potenzialmente in grado di ridurre il peso attribuito all’impatto climatico del metano senza garantire una diminuzione effettiva delle emissioni, e all’impostazione orientata alla semplificazione normativa, giudicata suscettibile di indebolire alcuni strumenti di tutela ambientale. Le associazioni riconoscono, tuttavia, alcuni elementi positivi nel Piano europeo sulle proteine vegetali, in particolare il sostegno alle filiere locali e ai sistemi produttivi maggiormente radicati nei territori, così come i progressi annunciati sul fronte del benessere animale, con il superamento graduale delle gabbie e altre misure dedicate agli allevamenti. Nel complesso, però, secondo queste associazioni, la Strategia viene considerata insufficiente a promuovere un cambiamento strutturale del modello produttivo ed a rispondere alle sfide ambientali e sociali legate al comparto.
Tutti concordano, però, su un punto: il successo della Strategia dipenderà dalla capacità di trasformare gli annunci in interventi concreti.

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