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ECONOMIA

Il vino italiano in 10 anni è passato dal 18,7% al 23% dell’export mondiale del prodotto

I dati pubblicati da Nomisma: nel complesso, le esportazioni di prodotti food & beverage del Belpaese sono cresciute del 76%

L’agroalimentare è una risorsa fondamentale per l’economia italiana, come certificano i numeri che parlano, ad esempio, di un export, nel 2025, di 59,3 miliardi di euro di export (+5,1%). Ma il wine & food italiano è una certezza anche a livello mondiale con un ruolo di primo piano sempre più evidente e una crescita a ritmi più alti della concorrenza. Negli ultimi 10 anni, riporta Nomisma, le esportazioni mondiali di prodotti food & beverage (e, quindi, al netto di prodotti agricoli e derivati del tabacco) sono, infatti, cresciute del 76%, arrivando a superare i 1.430 miliardi di dollari. Nel ranking mondiale, l’Italia occupa la posizione n. 6, con una quota del 4,7%, corrispondente a poco più di 67 miliardi di dollari. In vetta alla classifica, con oltre 100 miliardi di dollari di prodotti alimentari esportati, siedono Paesi Bassi e Germania, seguiti da Stati Uniti (90 miliardi di dollari), Brasile (82 miliardi di dollari) e Francia (71 miliardi di dollari).
Ci sono eccellenze che fanno da “traino” per il comparto del Belpaese: il vino italiano, nel 2025, ha coperto il 23% dell’export mondiale di questo prodotto (era il 18,7% nel 2015, fonte Nomisma su dati Trade Map); la pasta è passata dal 30,4% (2015) al 27,6% (2025), l’olio di oliva si è mantenuto stabile (21,2% nel 2025), mentre è salito l’interesse per i prodotti lattiero-caseari (dal 9,3% al 13,5%). Accanto a tali comparti trainanti, ve ne sono altri dove la quota all’export è più bassa, ma in crescita nell’ultimo decennio. Questo è il caso dei prodotti da forno, per i quali la quota italiana è passata dal 6,4% del 2015 all’8,2% del 2025, della cioccolata (da 6,2% a 7,2%), delle conserve vegetali (da 6% a 7%) e del caffè (da 4,6% a 5,2%). Complessivamente, questi 8 prodotti/comparti incidono per il 63% sull’export italiano di prodotti food & beverage, evidenziando, quindi, un’elevata diversificazione nell’assortimento dei prodotti esportati.
Tra i principali esportatori mondiali, la crescita registrata dall’Italia è stata surclassata solamente da un Paese, la Polonia, che, nello stesso lasso, di tempo ha aumentato il valore del proprio export alimentare del 169%, passando da 18 a quasi 49 miliardi di dollari. Andando nel dettaglio dei prodotti, la nostra leadership nell’export di pasta, sottolinea ancora Nomisma, pur non essendo in discussione, risulta “sotto attacco” da competitor emergenti come la Corea del Sud, la cui quota all’export è passata in 10 anni da meno del 4% al 10%, o la Turchia (oggi arrivata al 5,2%).
Denis Pantini, responsabile agroalimentare Nomisma, ha affermato che “è importante segnalare come la crescita dell’export italiano abbia registrato una dinamica superiore a quelle di tutti i competitor che ci precedono in classifica, pari a +109% di aumento nel decennio considerato. Una crescita progressiva che si è rafforzata anche negli ultimi anni, in uno scenario di mercato estremamente complesso e carico di incertezze, tra guerre, tensioni geopolitiche e conflitti commerciali, a dimostrazione dell’ottima reputazione qualitativa di cui godono i prodotti alimentari del made in Italy”.

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