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LA CURIOSITÀ

Sette italiani su 10 considerano importante condividere i pasti a tavola, ma non sempre accadde

Ricerca Unobravo: per molti mangiare in compagnia rafforza legami e benessere, ma il 38% mangia da solo. Con gli amici pranzi e cene più lunghe
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C’è un 77% di italiani che ritiene che mangiare insieme a tavola aiuti a rafforzare i legami familiari, e tra i genitori la quota sale al 78% quando si parla di condivisione con i propri figli. E se c’è un 73% che sostiene che mangiare spesso insieme ad altre persone possa contribuire al benessere sociale ed emotivo, la stessa percentuale pensa che condividere la tavola possa rafforzare le relazioni di coppia e il 69% le associa ad un impatto positivo sul benessere mentale. Ma c’è anche un 53% che ammette che vorrebbe condividere i pasti con altre persone più spesso e un 38% che dichiara di consumare ogni giorno almeno un pasto principale da solo, con un 36% che ritiene che consumare un pasto in solitudine possa talvolta far sentire isolati, mentre un 34% non condivide questa percezione, a conferma del fatto che mangiare da soli non significa necessariamente sentirsi soli. Per approfondire le abitudini alimentari degli italiani e comprendere il valore sociale ed emotivo dei pasti condivisi, Unobravo - azienda e società benefit che offre servizi di psicologia online - ha intervistato 1.670 adulti in tutta Italia in una ricerca che ha analizzato la frequenza con cui gli italiani mangiano da soli o in compagnia, il tempo trascorso a tavola, il ruolo delle relazioni nei pasti e il significato che attribuiscono a questi momenti della vita quotidiana.
“I risultati mostrano che molte persone attribuiscono valore ai pasti condivisi, anche se non sempre riescono a viverli con la frequenza desiderata - commenta il team di psicologi Unobravo - gli impegni ed i ritmi quotidiani possono ridurre le occasioni di mangiare insieme, mentre la presenza di dispositivi digitali può incidere sul modo in cui si vive il momento del pasto, sia in termini di qualità dell’attenzione che di partecipazione. È importante, però, ricordare che la convivialità può assumere significati diversi a seconda delle persone, delle relazioni e dei contesti”.
Per quanto riguarda, invece, il tempo trascorso a tavola, le tempistiche variano non poco a seconda del contesto. Sono pasti consumati con gli amici quelli che in media durano di più: 55,6 minuti, 3 volte più a lungo dei pasti consumati da soli (19,9 minuti). Anche i pasti con i membri del proprio nucleo domestico durano più a lungo di quelli in solitudine, con una media di 39 minuti, contro i 31 minuti di un tipico pasto a casa in un giorno feriale e i 24,7 minuti di un pasto sul luogo di lavoro. “Il pasto può rappresentare un’occasione quotidiana di relazione e condivisione - spiega il team clinico - mangiare insieme non garantisce automaticamente un’esperienza di maggiore benessere, ma può creare uno spazio per la condivisione, l’ascolto e il confronto. Allo stesso tempo, mangiare da soli non è necessariamente un’esperienza negativa: per molte persone può essere una scelta consapevole, una necessità pratica o un momento di pausa. L’esperienza può diventare emotivamente più difficile quando la solitudine non è desiderata o viene vissuta con disagio”.
Se la media nazionale rimanesse costante nel corso di una vita di 90 anni, gli italiani trascorrerebbero 782 giorni a tavola, oltre 2 anni della propria vita. Il tempo dedicato al cibo è anche un tratto distintivo della cultura italiana nel confronto internazionale: secondo l’Oecd Time Use Database, gli italiani trascorrono in media 2 ore e 7 minuti al giorno mangiando e bevendo, contro poco più di un’ora in Paesi come Regno Unito e Germania.
Secondo gli psicologi Unobravo, i momenti condivisi a tavola possono rappresentare un’opportunità per coltivare condivisione e presenza nella vita quotidiana, senza che debbano necessariamente diventare occasioni perfette o prive di distrazioni: “la condivisione di un pasto può offrire un’occasione per entrare in relazione con gli altri, ma non sono la durata o la frequenza, da sole, a determinarne il valore. Piccoli gesti, come ascoltare con attenzione, mostrare interesse per ciò che l’altro racconta o creare uno spazio per il dialogo, possono contribuire a rendere più significativa un’esperienza quotidiana”. Perché l’obiettivo non è rendere ogni pasto un momento sociale, ma riconoscere il valore che, quando possibile e desiderato, piccoli momenti di condivisione possono avere sul benessere quotidiano.

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