Che il vino non sia solo una bevanda o un bene di consumo, ma qualcosa di molto importante dal punto di vista culturale, è una verità, come più volte raccontato su WineNews da molte voci autorevoli. D’altronde il vino fa parte della storia di un territorio, è essenziale nella conservazione del paesaggio, è un presidio dei territori, genera lavoro, custodisce tradizioni. Ma la cultura emerge anche in un altro aspetto, quello del livello di competenza sul vino da parte delle persone: dallo studio “Bright People Know More About Wine” by Maximilian Krolo e Timothy C. Bates, pubblicato su “Intelligence & Cognitive Abilities”, emerge, infatti, che persone con un QI (quoziente intellettivo) più elevato tendono a saperne di più sul vino.
“Sono emersi due risultati principali - si legge nello studio - in primo luogo, l’intelligenza si è rivelata un predittore significativo della conoscenza del vino, anche dopo aver tenuto conto dell’esposizione professionale nel settore vinicolo e del consumo di vino. In secondo luogo, l’intelligenza ha interagito positivamente con l’esposizione professionale, in modo tale che gli individui con un QI più elevato e una maggiore esposizione professionale hanno mostrato punteggi sproporzionatamente alti nella conoscenza del vino”. Si tratta di risultati che “forniscono un supporto empirico all’ipotesi di Jensen (1998) secondo cui il fattore g (l’intelligenza generale, ndr) opera come motore primario per l’accumulo di conoscenza”.
Il vino è stato scelto come caso di studio. In totale ci sono stati 525 partecipanti (458 hanno dichiarato di non aver mai lavorato nel settore vinicolo), la conoscenza del vino è stata valutata utilizzando 68 domande a risposta multipla, tratte da materiali didattici pubblicamente disponibili e progettati per preparare i candidati all’esame Wset (Wine & Spirit Education Trust, ndr) di livello 2. Le capacità cognitive sono state valutate utilizzando tre sottoscale dell’International Cognitive Ability Resource (Icar), l’esperienza professionale è stata invece misurata tramite una scala di autovalutazione relativa al background nel settore vitivinicolo mentre il comportamento relativo al consumo di vino è stato valutato chiedendo ai partecipanti di identificare la loro principale preferenza di consumo.
“I risultati presentati - afferma la conclusione dello studio - offrono prove convincenti del fatto che l’intelligenza generale predice l’acquisizione di conoscenze specializzate e non influenzate da incentivi esterni. Dimostrando che il QI è associato alla conoscenza del vino anche dopo aver tenuto conto dell’esposizione professionale e che interagisce positivamente con l’esposizione al settore, questo studio rafforza la concettualizzazione dell’intelligenza come capacità di apprendimento generale”. E che il vino, a quanto pare, è una bevanda da persone intelligenti.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026



























































































































































































