Quanto incidono le scelte salutistiche negli acquisti di vino? Un aspetto di cui si parla spesso, perché i nuovi trend dei consumi, degli alcolici in generale e, quindi, non solo del vino, sembrano sempre più attenti alla sfera del benessere. Il trend salutistico è una realtà ormai internazionale, ma anche italiana, e una nuova conferma arriva anche dalla Gdo. Secondo il “Rapporto Coop 2026-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”, presentato oggi a Milano e redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop), le principali evidenze per quanto riguarda vino e alcolici - secondo i dati evidenziati da Coop per WineNews - nel lungo periodo (2019-2026, ndr), affermano che le vendite di vino registrano un -9,7% a volume, mentre la categoria Champagne - spumante fa un +20,9%. In prospettiva, i segnali non sono incoraggianti per i comparti di vino e alcolici. Gli italiani pensano, infatti, di ridurre il consumo di alcolici (il 42% pensa di ridurli a fronte del 2% che pensa di aumentarli nei prossimi 12-18 mesi), un desiderio che è particolarmente accentuato tra i Baby Boomers (47%), ma trasversale (42% GenZ, 33% Millenials, 44% GenX).
In prospettiva, quindi, la riduzione del consumo di alcolici va oltre la sfera individuale e diviene trend consolidato a livello sociale, se è vero che il 17% degli italiani si dice convinto che sarà uno dei trend che si diffonderanno nella propria cerchia sociale in fatto di alimentazione e benessere. Benessere e linea che sono visti sempre più come “obiettivi”: da un’infografica del “Rapporto Coop” 2026 si nota, infatti, come il 63% degli italiani hanno gli “occhi puntati sulla bilancia”, e, quindi, tengono sotto controllo il proprio peso. E se il 43% sceglie lo sport e l’attività fisica come strategia principale, un 36% cita anche il cambio di regime alimentare. 7
A WineNews, Albino Russo, dg Ancc-Coop e curatore del Rapporto, conferma il calo dei consumi di vino e la crescita di quei prodotti percepiti come più convenienti dal punto di vista del benessere, ma anche esperienziali. Il vino, comunque, “continua ad essere un prodotto di forte esperienzialità - spiega Russo - c’è voglia di sperimentazione alimentare di qualità e c’è, dunque, anche voglia di vino. Contemporaneamente, però, il vino è nella narrativa corrente considerato un prodotto che può condizionare il benessere mentale oltre che quello fisico e, quindi, sebbene rappresenta una componente centrale positiva della tradizione alimentare italiana il consumo si fa più rarefatto e più di qualità. Crescono i vini a bassa gradazione così come i vini bianchi, crescono nelle occasioni di consumo domestico i vini frizzanti, ma il volume complessivo degli alcolici, soprattutto nelle generazioni più giovani, tende a ridursi”.
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