La crescita della ristorazione in cantina, dettata dall’ampliamento e dalla diversificazione dell’offerta del business aziendale, di pari passo anche con il boom del turismo del vino, rappresenta uno dei maggiori investimenti realizzati dai produttori di vino italiano negli ultimi anni, con esempi eccellenti di ristoranti con stelle Michelin - come Le Rei Natura con lo chef Michelangelo Mammoliti, ne Il Boscareto Resort della famiglia Dogliani, che guida anche l’azienda Batasiolo, nel cuore delle Langhe del Barolo, salito nell’“olimpo” dei tristellati italiani con la “Guida Michelin Italia” 2026 - ed i più famosi chef italiani (come WineNews raccontava, già anni fa, rilevando la tendenza in un video di case history pioniere, da La Filiale del maestro pizzaiolo Franco Pepe a L’Albereta in Franciacorta e la stellata La Trattoria di Enrico Bartolini a L’Andana in Maremma del Gruppo Terra Moretti, alla stellata Locanda Margon di Ferrari con lo chef Edoardo Fumagalli a Trento, dal tristellato Piazza Duomo e La Piola di Ceretto con lo chef Enrico Crippa ad Alba, a Il Ristoro del Castello di Ama in Chianti Classico, fino alla Locanda & Malvasia di Capofaro di Tasca d’Almerita a Salina nelle isole Eolie, tra le altre). Un investimento che ha portato sempre più turisti nei territori del vino italiano, che ha contribuito a far crescere, nel complesso, la qualità dell’accoglienza tipicamente made in Italy (come dimostrano le “Chiavi Michelin” agli hotel delle cantine italiane), ma anche a far comprendere come il vino sia il compagno più fedele della tavola italiana, in un perfetto abbinamento tra bottiglie che nascono nei vigneti che circondano i ristoranti ed i loro piatti, in cui ingredienti sono quelli della dispensa dei prodotti locali se non aziendali.
E dal Ristorante Campo del Drago a Castiglion del Bosco, il due stelle Michelin con lo chef Matteo Temperini nel Rosewood resort, “bon refuge” tra i boschi di Montalcino ed i vigneti del Brunello (incoronato da “Travel + Leisure” come miglior hotel d’Europa e n. 62 nella “The World’s 50 Best Hotels” 2026), alla Locanda Costasera a Monteleone21, il nuovo “hub” enoculturale ed esperienziale di Masi Agricola nel cuore della Valpolicella; da Il Ristoro del Castello di Ama tra i filari del Chianti Classico e le opere site-specific di grandi artisti della collezione del “Castello di Ama per l’Arte Contemporanea”, all’Osteria di Brolio di Ricasoli 1141 ai piedi dell’antico castello dove, alla fine dell’Ottocento, il Barone di Ferro Bettino Ricasoli inventò la formula stessa del Chianti Classico; da Indigeno di Salcheto, la cantina 100% eco-sostenibile tra i filari del Vino Nobile con vista sulla rinascimentale Montepulciano, la città del Poliziano, a La Veduta della Tenuta Cavalier Pepe, in Irpinia, terra di Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo: sono questi per il magazine Usa “Wine Enthusiast” i migliori ristoranti nelle cantine italiane, focus sul Belpaese di una tendenza che, come racconta il magazine americano, abbraccia i territori del vino più famosi al mondo (dove ne seleziona 57 in totale), e non solo, dalla Francia dalla Ribera del Duero in Spagna, dal Portogallo alla Georgia, dalla California in Usa a Mendoza in Argentina, dal Cile al Sudafrica, da Margaret River in Australia (che ha ospitato la “World Best Vineyards” 2025, la classifica delle migliori cantine al mondo, tra le quali per l’Italia c’è Ceretto, e dove è volata anche WineNews come abbiamo raccontato in un video), dalla Nuova Zelanda ad Hokkaidi in Giappone.
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