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FISCO NEL CALICE

Uk, il Governo verso un nuovo aumento delle accise sugli alcolici. L’allarme della Wsta

“Con ulteriori aumenti ancora giù consumi ed entrate per il fisco”. Una bottiglia di spumante costerebbe 10 penny in più, una di vino rosso 31

Nel Regno Unito, le vendite di vino e spirits sono (come in tanti Paesi del mondo) in lento e strutturale calo, da qualche anno. Lo sa bene anche l’Italia, che Oltremanica ha il suo terzo mercato straniero più importante in volume e valore, e che nei primi 6 mesi 2026 ha visto in calo le importazioni di vini dal Belpaese rispetto alla prima metà del 2025, a 345,5 milioni di euro (-6,6%) con i volumi a 110,9 milioni di litri (-6%). Un quadro generale appesantito anche dalle recenti riforme fiscali sulle accise volute dai diversi governi britannici, e che potrebbe subire un’ulteriore appesantimento con la manovra allo studio per ottobre 2026, con misure che potrebbero diventare effettive a febbraio 2021. Con un danno per tutti, visto che meno vendite stanno generando anche meno entrate per il fisco inglese, sottolinea la Wine & Spirits Trade Association - Wsta, che rappresenta i commercianti inglesi, avvisando che “un altro aumento delle imposte sugli alcolici, previsto nella manovra di bilancio autunnale, rappresenterebbe un duro colpo per le imprese e i consumatori, che sono già in ginocchio (nei primi 3 mesi del 2026 hanno chiuso 3 pub al giorno secondo i dati della British Beer & Pub Association - Bbpa, ndr)”. In una lettera al nuovo Cancelliere dello Scacchiere, John Healey, la Wsta ha sottolineato come i tentativi fallimentari dei precedenti governi di aumentare le entrate attraverso una serie di incrementi delle accise (secondo il magazine Uk specializzato “The Grocer”, diminuite del -1,4% nell’anno fiscale chiuso ad aprile 2026, fermandosi a 12,4 miliardi di sterline, con una perdita di 182 milioni di sterline, di cui 94 imputabili a vino e spirits, e 68 alla birra) abbiano dato il colpo di grazia a molte imprese in difficoltà, che costituiscono una fonte essenziale di occupazione in tutto il Regno Unito.
“Il mese scorso, i dati pubblicati dall’Office for National Statistics (Ons) hanno rivelato che, tra aprile e giugno 2026, quasi un milione (981.000) di giovani tra i 16 e i 24 anni non studiava, non lavorava e non seguiva corsi di formazione, con un aumento di 26.000 unità rispetto all’anno precedente”, scrive la Wsta, che “chiede al Governo di Andy Burnham di riesaminare i piani per aumentare le accise sugli alcolici in base all’indice dei prezzi al dettaglio (Rpi), alla luce del calo delle vendite”.
L’associazione, si legge in una nota, invita invece il Tesoro a “essere coraggioso e provare un approccio diverso”, riducendo le accise sugli alcolici per sostenere le imprese britanniche, creare posti di lavoro in tutto il Regno Unito, risparmiare ai consumatori ulteriori aumenti dei prezzi e accrescere le entrate del Tesoro.
Quando nel 2023 è stato introdotto un nuovo regime delle accise, ricorda la Wsta, l’imposta sui distillati è aumentata di oltre il 10%, mentre quella sulla stragrande maggioranza dei vini fermi venduti nel Regno Unito è cresciuta di almeno il 20%. Da allora, i consumatori britannici hanno dovuto assorbire altri due aumenti delle accise e ulteriori rincari dovuti all’introduzione di un sistema che tassa il vino in base alla sua gradazione alcolica.
“I ripetuti aumenti delle accise hanno provocato una contrazione delle vendite, poiché i consumatori non possono più permettersi qualche piacere occasionale. Negli ultimi tre esercizi finanziari, a partire dal 2022/23, i volumi delle bevande spiritose sono diminuiti del 15,3%, quelli dei vini fermi dell’8% e quelli dei vini fortificati di oltre il 22%. Questi dati contraddicono direttamente le previsioni sistematicamente troppo ottimistiche dell’Office for Budget Responsibility (Obr), utilizzate dal Tesoro per sostenere che l’aumento delle imposte sugli alcolici generi maggiori entrate per le finanze pubbliche. Nonostante ai consumatori siano stati ripetutamente richiesti esborsi maggiori per le loro bevande alcoliche, nel 2025/2026 il gettito delle accise è stato inferiore a quello del 2022/2023”, scrive ancora la Wsta.
“Le imprese sono in ginocchio a causa di anni di pesanti aumenti delle imposte sugli alcolici. A questi si aggiungono gli altri costi imposti dal Governo - sottolinea Miles Beale, ad Wine and Spirit Trade Association - tra cui le imposte sugli immobili commerciali, l’aumento del costo del lavoro e gli oneri sugli imballaggi previsti dai sistemi Epr e Drs: le attuali prospettive per il settore degli alcolici sono disastrose. La storia ha dimostrato che aumentare le imposte sugli alcolici è una strategia inefficace per incrementare le entrate e finisce, invece, per dare il colpo di grazia a molte imprese in tutto il Paese, in particolare alle piccole e medie imprese. I consumatori non riescono a sostenere i continui rincari, che non portano benefici a nessuno. Essendo un settore che impiega oltre 400.000 persone - il 60% delle quali lavora nel comparto dell’ospitalità - danni irreparabili si stanno facendo sentire in profondità. Possiamo solo sperare che il nuovo Primo Ministro e il suo Tesoro siano disposti ad ascoltare valide argomentazioni economiche, a essere coraggiosi, a provare un approccio diverso e a ridurre le accise sugli alcolici nella prossima manovra. In un certo senso, è semplice: ridurre le accise e aumentare le entrate per risanare le finanze pubbliche”.
Se il Cancelliere John Healey porterà avanti il piano di aumentare le accise in base all’Rpi nella manovra del mese prossimo, con un incremento stimato del 2,9%, i consumatori subiranno ulteriori rincari: 10 penny in più per una bottiglia di Prosecco, 11 penny per una bottiglia di vino rosso e 31 penny per una bottiglia di gin, spiega la Wsta. Che nel documento programmatico per la manovra, inviato questa settimana al Cancelliere, sostiene che “la riduzione delle accise contribuirebbe a ripristinare la fiducia dei consumatori, aumentare le vendite e accrescere le entrate dell’Erario, aiutando al contempo a contenere l’inflazione e a rilanciare le imprese britanniche. Considerate le pressioni sulle finanze pubbliche, sull’inflazione e sui redditi delle famiglie, l’associazione sostiene che sia nell’interesse di tutti - Governo, industria e consumatori - massimizzare le entrate e ridurre al minimo i costi attraverso un taglio delle accise sugli alcolici”.

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